Topolino #3366: Due supercugini un poco bislacchi

Topolino #3366: Due supercugini un poco bislacchi

E’ notizia di questi giorni, anche se non ufficiale, che Massimo De Vita si ritira dall’attività. E il caso vuole che la sua apparentemente ultima storia (magari potrebbe essercene qualcun’altra inedita di prossima pubblicazione) sia un crossover bislacco ma decisamente molto interessante tra Super Pippo e Indiana Pipps.

Il tempio perduto di un superarcheologo

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Qualunque appassionato di genere conosce Indiana Jones e il tempio maledetto. La trama ha standardizzato molti elementi del genere avventuroso, in particolare quello della ricerca di tesori perduti all’interno di templi sconosciuti e introvabili. L’idea di base dietro Arachidi e piramidi di Pietro Zenelo è sostanzialmente identica: Indiana Pipps, su incarico del Museo di Topolinia, deve ritrovare una gemma contenuta nella perduta piramide di Peoche. Se nel nome questa richiama la più famosa piramide di Cheope, nella struttura è una piramide Maya, dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, l’attenzione al dettaglio di De Vita. D’altra parte il disegnatore, sfruttando una sua particolare predilezione anche nella vita, ha costruito la sua carriera realizzando soprattutto storie in ambienti esotici, come abbiamo rilevato con Andrea Bramini in un lungo articolo dedicato a De Vita e Cavazzano.
La storia, peraltro, mette insieme tre dei personaggi più amati da De Vita: Pippo, Indiana Pipps e Super Pippo. In particolare su quest’ultimo personaggio l’autore arrivò relativamente tardi, il finire degli anni ’90, considerando la sua lunga carriera, realizzando però una manciata di storie belle a vedersi. E non sfugge a questa regola neanche questa Arachidi e piramidi dove, per la solita distrazione di Pippo, Indiana diventa un superarcheologo che, grazie ai poteri della superspagnoletta, si lancia alla ricerca della piramide perduta.
Il divertimento è assicurato non solo dalla grande capacità recitativa dei pippidi di De Vita, agili e allampanati al tempo stesso, ma anche dalle divertenti gag ideate da Zemelo.

Nel segno di Zapotec

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Nell’attesa di uscire con un articolo più corposo a lui dedicato, vi propongo qui un estratto (con qualche aggiunta) dall’articolo su citato dedicato al professor Zapotec. Archeologo e direttore del Museo di Topolinia, prima di incontrare il fisico Marlin e ideare con lui la macchina del tempo (serie di storie creata parallelamente da Bruno Concina e Giorgio Pezzin), incrocia la sua strada con Topolino e Pippo sulle pagine de L’enigma di Mu, un’avventura in puro stile Indiana Jones dove i tre personaggi si mettono sulle tracce della mitica civiltà di Mu e del cosiddetto albero della vita. In questa storia De Vita, autore completo, compie un’interessante operazione di fusione di due miti differenti: uno, quello dell’albero della vita, antico quasi quanto il mondo, l’altro, quello di Mu, più giovane e inconsapevolmente creato dall’abate francese Charles Ètienne Brasseur nel 1864 a causa di un’errata traduzione di un antico testo Maya. D’altra parte lo stesso nome dell’archeologo viene dalla civiltà zapoteca, sviluppatasi nel sesto secolo nella valle di Oaxaca, nella parte meridionale del Messico.
Oltre a questo esordio, un altro degli esempi più felici del filone avventuroso è L’arca di Bubanassar, su testi di Giorgio Pezzin, nella quale Topolino e Pippo si mettono alla ricerca della seconda arca di Noé. La storia è un perfetto mix tra ricerca archeologica classica, costituita in particolare dalla consultazione di volumi polverosi, e dall’esame di antichi manufatti, e il viaggio avventuroso in luoghi esotici, specialmente tra i ghiacci montani dove si troverebbero i resti di questa mitica arca. Ad affiancare i due eroi, nella seconda parte, troviamo l’archeologo Popsen, le cui fattezze ricordano proprio Zapotec.

La recensione del numero in edicola verrà pubblicata a breve su DropSea