Mentre su Topolino si sta avviando a conclusione Un lungo inverno, con l’usuale video del lunedì vi propongo un approfondimento su Foglie Rosse, la stagione originale di Claudio Sciarrone. Per l’approfondimento scientifico ho optato per raccontare qualcosa sul silicio, mentre il video si basa sull’articolo che dedicai a suo tempo alla saga, e che vi ripropongo sotto al video stesso:
Con numero atomico 14, il silico è l’elemento chimico subito sotto al carbonio e ne condivide una struttura molto simile, anche se leggermente più compatta. Non a caso in molti romanzi di fantascienza vengono considerate forme di vita basate sul silicio e non sul carbonio, come quelle che conosciamo sul nostro pianeta. In questo caso presenta alcuni inconvenienti che lo rendono meno efficace del carbonio, ma ad ogni modo, strettamente parlando con il soggetto di Foglie rosse, in cui la Terra è sotto la lente d’interesse degli Sgharooz, il silicio è presente nella crosta terrestre con una percentuale di circa il 27.7% e dopo l’ossigeno è il secondo elemento più abbondante. E’ molto probabile che pianeti rocciosi possano avere un’abbondanza di silicio simile a quella della Terra, considerando che l’ammasso della Vergine presenta un’abbondanza molto simile a quella del nostro Sistema Solare.
Una delle caratteristiche che il pezzo di silicio che Phil porta sulla Terra è quello di attivarsi al suono della musica, in particolare del rock suonato dalla banda di Tip e Tap. E’ interessante, in questo caso, osservare come negli anni scorsi sono stati comunicati i risultati di alcune ricerche che legano il comportamento del silicio proprio con le vibrazioni: ad esempio nel 2009 un gruppo di ricerca del Caltech ha affermato di essere riuscito a costruire una microbarretta di silicio in grado di convertire la luce in vibrazioni e viceversa, mentre nel 2017 un gruppo di ricerca australiano dell’università del Queensland sembra sia riuscito a ottenere un chip al silicio in grado di ricavare energia dalle vibrazioni (oltre ad aver sviluppato un sistema per utilizzare gli algoritmi quantistici sui chip al silicio).
Indipendentemente dalle effettive verifiche sperimentali su queste ricerche (non mi sono messo a cercarle), vorrei anche osservare che i cristalli di silicio utilizzati per il ponte quantistico hanno una forma esagonale (anche se non regolare), come la struttura cristallina del carburo di silicio, un materiale ceramico composto da silicio e carbonio. Questo composto ha una durezza molto elevata, intermedia tra il corindone e il diamante, e per questo è uno dei materiali superduri a noi noti. Inoltre, pur essendo molto raro sulla Terra, è molto diffuso nello spazio, dove si trova all’interno della polvere stellare che si trova intorno alle stelle ricche di carbonio. Dunque non è così strano che lontano dalla Terra sia stato possibile costruire un ponte quantistico.