Topolino #3321: La Luna secondo Casty

Topolino #3321: La Luna secondo Casty

Per festeggiare nel modo migliore il cinquantesimo anniversario dell’allunaggio dell’Apollo 11, Topolino ha pensato bene di proporre ai lettori una storia in due parti ambientata proprio sulla Luna. Così ecco il thriller fantascientifico Il castello sulla Luna scritto e disegnato da Casty e ampiamente anticipato con un’intervista all’autore sul numero della settimana precedente. Sono molti gli elementi interessanti della storia di Casty, alcuni puramente legati al mistero da risolvere, altri essenzialmente scientifici. Andiamo con ordine e partiamo dalla…

Guida alla costruzione di un razzo spaziale

Coprotagonista della storia insieme con Topolino e Pippo è lo zio di quest’ultimo Bippo de Pippis. Autore del bestseller La principessa del castello sulla Luna, un fantasy fantascientifico, in realtà si rivela un ex-astronauta che, un po’ come Archimede nel cortiletto della sua casa a Paperopoli, sta costruendo un razzo per tornare sul nostro satellite.
In realtà la costruzione di un razzo moderno, come il Lunabipp 2, è più complicata di quello che potrebbe fare un singolo uomo in alcuni mesi di lavoro (certo è più incredibile come un’agenzia segreta si fidi su due piedi di un gruppo di civili sconosciuti e racconti loro del mistero lunare su cui si poggia la storia!).
La prima idea di un veicolo in grado di viaggiare nello spazio con un equipaggio umano con l’obiettivo di raggiungere gli altri corpi celesti, iniziando dalla Luna, risale all’inizio del XX secolo. Fu Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, pioniere dell’astronautica sovietica se non addirittura mondiale, a proporre tale progetto all’interno de L’esplorazione dello spazio cosmico per mezzo di motori a reazione. In questo stesso saggio del 1903 Ciolkovskij ricavò in termini matematici anche la così detta equazione dei razzi, scoperta in precedenza da William Moore nel 1813 e da Casimir Erasme Coquillart nel 1873.
Il principio di base dell’equazione è abbastanza semplice da riassumere: per il principio di conservazione della quantità di moto, è possibile accelerare un corpo in una data direzione, espellendo massa nella direzione opposta. In effetti si osserva anche come l’espulsione graduale di massa sia anche il modo più efficiente, perché permette di raggiungere velocità maggiori rispetto all’espulsione del carburante in un unico istante.

Struttura dell’Explorer 1 – via commons

Fondamentalmente è per questo che i razzi vengono progettati con stadi differenti: tipicamente il primo stadio è un motore a combustibile solido, che viene espulso in grandi quantità e in tempi brevissimi per poter raggiungere il prima possibile velocità prossime a quella di fuga. Gli stadi successivi ((Ognuno dei quali viene espulso man mano che si esaurisce il carburante)) sono, invece, costituiti da motori a combustibile liquido, che hanno la caratteristica di poter modificare il flusso di emissione del carburante e quindi di poter controllare i consumi dello stesso. Generalmente questo tipo di motori viene utilizzato soprattutto per le manovre necessarie a inserirsi prima in orbita intorno alla Terra, quindi ad allontanarsi da essa in direzione, ad esempio, della Luna. Durante il viaggio tra i due corpi celesti i motori non vengono utilizzati: la navicella si muove per inerzia lungo le linee di deformazione spaziotemporale che congiungono Terra e Luna.
Una volta giunti in prossimità della Luna, bisogna riutilizzare i motori per la discesa sul suolo lunare. Questa operazione, per quanto la gravità lunare sia abbondantemente inferiore a quella terrestre, è complicata dall’assenza di atmosfera sul nostro satellite che impedisce l’utilizzo del paracadute per rallentare. In questo modo bisogna allora utilizzare il motore per rallentare la discesa rivolgendolo verso la superficie della Luna: avere, allora, un motore a combustibile liquido che permette di variare il flusso, consente di controllare con una certa precisione la velocità di discesa, mantenendola a un valore tale da poter posare dolcemente il modulo di atterraggio, senza però riprendere la salita.
Una volta posati al suolo, si spengono i motori e gli astronauti possono scendere sulla Luna.

Muoversi sulla Luna

La gravità sulla Luna è all’incirca il 16.5% della gravità sulla Terra. Questo vuol dire che un oggetto di 10 kg sulla Terra è come se avesse quasi 1.7 kg sulla Luna. E’ proprio grazie a questo fatto che, per esempio, Neil Armstrong e Edwin Aldrin, meglio noto come Buzz, sono riusciti a raccogliere e riportare sulla Terra ben 21.5 kg di polvere e rocce lunari.
Per contro muoversi sulla Luna non è semplice, proprio a causa della bassa gravità lunare che, a parità di velocità, rende i salti in alto sulla Luna 6 volte maggiori rispetto a quelli sulla Terra.
Un altro modo per vedere le differenze tra Terra è Luna è attraverso la velocità di fuga ((La velocità necessaria per vincere l’attrazione gravitazionale del corpo celeste. Per calcolare tale velocità basta uguagliare l’energia cinetica del corpo che vuole fuggire a quella di attrazione gravitazionale

\frac{1}{2} m v^2_f = G \frac{m_P m}{r}

dove m è la massa del fuggitivo, m_P la massa del pianeta, v_f la velocità di fuga, r il raggio del pianeta, G la costante di gravitazione universale.)) che sulla superficie lunare è un quinto di quella sulla Terra (8280 km/h contro 40320 km/h).
Per rendere ciò in maniera efficace Casty nella seconda vignetta di pagina 31 inserisce sotto Topolino & company una leggerissima linea cinetica che da il senso di una camminata fluttuante, mentre le nuvolette sotto i piedi danno l’idea della presenza di polvere sulla superficie del nostro satellite.
Interessante, in questo senso, l’incidente che occorre agli astronauti nella scena iniziale de Il castello sulla Luna: la rottura dell’asse del veicolo cingolato su cui viaggiano risulta abbastanza improbabile, considerando la bassa gravità terrestre, a meno di non considerare un sabotaggio o una costruzione al risparmio, cosa in qualche modo da escludere visto che analogo incidente occorso più avanti a Topolino & company si conclude senza alcuna rottura ((Ovviamente è sempre possibile un errore dovuto alle necessità narrative, dunque perdonabile fino a un certo punto)).

Vivere sulla Luna

Uno dei misteri lunari che vengono svelati abbastanza presto nella storia è la presenza di una base lunare segreta dove lavorano alcuni scienziati provenienti da tutto il mondo.
Casty, almeno in questa prima puntata, non si preoccupa degli aspetti tecnici e dei problemi relativi a una base sulla Luna. Un’installazione di tal genere, oltre alla costruzione di edifici ben riparati dalle radiazioni solari (ricordiamo che sulla Luna non esiste lo schermo protettivo che abbiamo sulla Terra, l’atmosfera), è necessario reperire le risorse necessarie per la sopravvivenza. Dunque immaginare dei rifornimenti Terra-Luna più o meno costanti, magari abbinati a una serie di esperimenti per riuscire a far crescere vegetali sulla Luna ((In effetti si compiono più o meno periodicamente esperimenti in tale direzione sulla Stazione Spaziale Internazionale)). Forse gli unici rifornimenti che potrebbero essere reperiti sulla Luna stessa sono quelli relativi ad eventuali metalli necessari per la costruzioni e all’acqua. La crosta lunare è, in effetti, composta da vari elementi come uranio, torio, potassio, ossigeno, silicio, magnesio, ferro, titanio, calcio, alluminio e idrogeno. Se presenti in quantità sufficienti potrebbero essere utilizzati per la manutenzione degli edifici o eventualmente il loro ampliamento se non addirittura la costruzione di nuovi ambienti abitativi. L’acqua, invece, è presente sotto forma di ghiaccio ai poli, in maggiore quantità al polo sud.
Altro elemento essenziale per la vita sulla Luna è, poi, l’energia. In questo caso si dovrebbero considerare soprattutto l’energia nucleare e l’energia solare. Quest’ultima, però, presenta alcuni inconvenienti: sulla Luna i periodi di buio risultano dell’ordine dei giorni, quindi bisognerebbe costruire una serie di pannelli di cui in ogni momento almeno un paio risultano esposti alla luce solare. Alternativa a questa vera e propria cintura di pannelli solari può essere la costruzione di una centrale solare nelle zone polari sempre esposte al Sole.
Tornando all’energia nucleare, un aspetto interessante è però la possibilità di costruire una centrale a fusione nucleare. Tale tecnologia, al momento non ancora disponibile, sarebbe perfetta per produrre energia sulla Luna a causa dell’abbondanza di elio-3 sul nostro satellite. E proprio lo studio dell’elio-3 è il principale motivo per cui un gruppo di capitalisti terrestri ha deciso di finanziare la costruzione di una base lunare: in pratica, senza dirlo in maniera esplicita, Casty ha spedito sulla Luna un gruppo di scienziati provenienti da tutte le parti del mondo per riuscire a costruire un reattore a fusione nucleare!
Ovviamente, poiché tale ricerca è particolarmente complessa a causa del confinamento del combustibile, in modo tale che la fusione possa procedere senza spegnersi, richiede un progetto di diversi decenni. A puro titolo di esempio basti pensare che ITER, mega esperimento internazionale a guida francese, fondato il 24 ottobre del 2007, prevede di dare il via alla prima ignizione nel dicembre del 2025 e di iniziare i primi veri esperimenti di fusione deuterio-trizio solo nel 2035. E qui Casty sembra voler sottolineare una differenza tra i finanziamenti statali e quelli privati: la base lunare, infatti, è stata finanziata soprattutto da alcuni magnati, che aspettandosi risultati concreti in breve tempo, di fronte ai più che ovvi tempi lunghi della ricerca scientifica, hanno deciso di tagliare i fondi, lasciando così la base di Lunamundi con i soli fondi statali e sotto la gestione dell’Ente Iniziative Lunari Avanzate.
Piccola osservazione: Casty, stesso, nel corso della storia, sembra dimenticarsi un po’ delle piccole accortezze legate alla bassa gravità lunare. La cosa nel complesso non disturba eccessivamente grazie al ritmo serrato della storia, sebbene si noti in particolare su Lunarmundi: l’unica spiegazione possibile è la presenza, non citata, di un dispositivo in grado di aumentare localmente la gravità sotto la base lunare.

Omaggi più o meno evidenti

In attesa di scoprire tutti i segreti de Il castello sulla Luna, questa prima puntata presenta alcuni omaggi e curiosità. La prima è legata agli esploratori che si perdono all’inizio della storia. Uno dei tre, chiamato nella prima vignetta Coluns, porta sulla tuta il cartellino Collins, come Michael Collins, che dei tre astronauti dell’equipaggio dell’Apollo 11 è l’unico a non essere sceso sul suolo lunare, rimasto a bordo della capsula orbitale Columbia. In questo modo, anche solo grazie all’immaginazione di un fumettista italiano, Collins è riuscito a calcare il suolo lunare.
Agli appassionati di cultura e animazione giapponese, il romanzo di Bippo, La principessa del castello sulla Luna, potrebbe ricordare La storia della principessa splendente, a sua volta basata su un racconto popolare giapponese.
Infine la scena del rientro delle tute vuote degli esploratori ricorda un po’ le atmosfere inquietanti di Mission to Mars, pellicola del 2000 di Brian de Palma.
Infine potrei anche scrivere qualche altra cosa sulla foto di un presunto castello sulla Luna, ma mi permetto di tacere a riguardo, altrimenti di cosa vi scrivo settimana prossima?

La recensione del numero in edicola verrà pubblicata sabato o domenica su DropSea