Topolino #3309: Acquadomazione

Topolino #3309: Acquadomazione

Con la seconda e ultima puntata entra nel vivo e si conclude la sfida tra Topolino ed Eta Beta da un lato e il nuovo, inquietante cattivo ideato da Casty, Acquadombra.

Il mistero di Acquadombra

Abile ingegnere e maestro dell’acquadomazione, dopo il fallimento del suo acquapark perfeziona le tecniche per il controllo dell’acqua e, come tutti gli scienziati pazzi e vendicativi, attacca Topolinia con una serie di rapine fino allo scontro finale quando le sue forme d’acqua imperversano per la città mentre una sua versione gigantesca, sempre costituita d’acqua, si muove tra i palazzi di una metropoli in preda al panico.
Nel complesso la storia ha il classico ritmo bondiano delle avventure di Casty, cui si aggiunge un cattivo ricalcato nell’aspetto esteriore su Vito Doppioscherzo e nella caratterizzazione a metà strada tra quest’ultimo e Gambadilegno. In effetti, per quanto efficace visto il ritmo serrato, è forse una delusione la caratterizzazione abbastanza piatta di Acquadombra: non si trova alcuna soddisfacente motivazione per la trasformazione di un geniale inventore in un folle criminale, per quanto efficacemente inquietante.

La stessa assenza di Gambadilegno dall’azione è, in qualche modo, deludente, visto che nella prima puntata era presente un personaggio la cui testa in ombra richiamava proprio a Gambadilegno, facendo immaginare un suo coinvolgimento tramite Trudy, visto lo stato di arresto di Gamba nel primo episodio.
Tra gli spunti più interessanti, invece, c’è la abbastanza esplicita critica al sensazionalismo giornalistico e all’uso invasivo del cellulare nella vita moderna, entrambi elementi che hanno anche un peso non indifferente all’interno della trama.
E ovviamente grande protagonista è la scienza nella sua versione fantastica immaginata da Casty.

Il suono e l’acqua

L’acquadomazione di Acquadombra è una tecnica che permette di controllare la forma dell’acqua, che così assume le forme più disparate. Il cattivo ideato da Casty riesce a controllare il liquido trasparente di cui siamo composti per il 70% utilizzando gli ultrasuoni (1) . Vediamo se ciò ha una qualche plausibilità.
Proviamo a fare questo esperimento: attacchiamo un tubo di gomma a un rubinetto e fissiamolo in modo tale che il flusso d’acqua cada esattamente davanti a una cassa acustica. Attacchiamo quest’ultima a uno stereo e facciamolo partire. Ovviamente non notiamo alcun effetto, ma proviamo a fare questo. Montiamo su cavalletto una macchina fotografica e settiamo il numero di scatti al secondo che la macchina deve raccogliere (ad esempio qualcosa come 24 fps, frames per second).
Ora, in funzione del numero di scatti raccolti, possiamo ottenere un risultato simile a quello che vedremmo a occhio nudo o con un video continuo, oppure una forma tipo quella raccolta nel video qui sotto:

Il motivo di questa particolare forma è dovuto al rapporto tra la frequenza di emissione del suono da parte della cassa e quella di raccolta delle foto. Le casse usuali lavorano a una frequenza compresa tra i 23 e i 26 Hz, ovvero Hertz. Nel dettaglio l’Hertz è il reciproco del secondo, ovvero s^{-1}. Ora, se mettiamo una cassa dietro a un tubo, le vibrazioni della cassa impongono alle gocce dell’acqua di scendere con la stessa frequenza con cui vibra la cassa, quindi se raccogliamo le foto con la stessa frequenza della cassa non otteniamo alcuna differenza rispetto alla visione a occhio nudo. Se invece la frequenza di raccolta è differente rispetto a quella della cassa, allora è possibile mostrare una forma differente per l’acqua o addirittura farla muovere dal basso verso l’alto!

Dunque il suono può al massimo aiutarci a realizzare una sorta di illusione ottica e non a controllare veramente la forma dell’acqua, a meno di non considerare una piccola trasformazione chimica.
Come avevo già suggerito in occasione della storia de La palandrana auto-adattante, è possibile trasformare l’acqua in un liquido non newtoniano, un colloide come maionese, gel, dentifricio. La realizzazione di un gel, da sola, non potrebbe però permettere di controllare la forma del colloide e allora si potrebbe immaginare di aggiungere all’interno del liquido non newtoniano delle nano-macchine, una sorta di nano-mani in grado di spostare gli atomi e modellare così le molecole secondo i desideri del programmatore. Si potrebbe così immaginare di inviare dei segnali alle nano-macchine attraverso gli ultrasuoni, ripristinando così la soluzione fantastica immaginata da Casty.

La recensione completa del numero verrà pubblicata domenica su DropSea


Note:
  1. Gli ultrasuoni sono delle onde sonore meccaniche caratterizzate da frequenze superiori a quelle udibili dall’orecchio umano.