Topolino #3307: Klondike

Topolino #3307: Klondike

Con una bella copertina di Andrea Freccero che reinterpreta (ad esempio viene tolto il fucile) il quadro di Carl Barks Always Another Rainbow viene introdotta la seconda e ultima parte di Klondike, prima grande prova dello sceneggiatore Giulio D’Antona con i disegni di Lorenzo Pastrovicchio.

Il papero dei ghiacci

La seconda puntata di Klondike aggiunge ben poco a quanto fatto nel primo episodio, ma questo poco risulta rivestito in maniera ottima come ritmo e, soprattutto, ci restituisce una visione dei personaggi in qualche modo barksiana e donrosiana. Paperino e Paperoga, ad esempio, si mostrano scettici nei confronti di Norm Goldmine, dubitando della sua buonafede. Paperone, invece, da minatore vecchio stampo, diffida di Rockerduck, miliardario di città che ha ben poco a che spartire con i pionieri del grande nord. In questo senso lo storico avversario di Paperone si rivela sostanzialmente per quel che è, mostrando poca grinta e una sorta di fatalismo appena accennato rispetto all’indomito carattere di Paperone.
La storia, che nel complesso ricorda molti ottimi film per ritmo e atmosfere ambientanti in luoghi impervi è impreziosita dai disegni di Pastrovicchio, che come già scritto per la recensione del primo episodio, a differenza della media dei disegnatori, elimiina i classici abiti dei personaggi disneyani per mettere loro addosso maglioni e cappotti imbottiti, molto più adatti al clima rigido del Klondike.

L’oro

Insieme con Paperone, l’altro grande protagonista è l’oro, che potremmo indicare come 79.mo elemento della tavola periodica in virtù del suo peso atomico, 79.
Nonostante sia considerato nobile, l’oro dal punto di vista chimico è tutt’altro che nobile. Gli elementi propriamente nobili, infatti, sono quelli che compongono l’ultima colonna: “gente” come l’elio, il neon, l’argon e tutti gli altri compagnucci sotto sono detti gas nobili in virtù del fatto che non si legano ad alcun altro atomo esistente in natura, mentre l’oro è in grado di mettere in piedi leghe metalliche insieme ad argento e rame, ad esempio, o addirittura dei veri e propri composti come cloruro aurico (AuCl3) acido cloroaurico (HAuCl4), che sono tra i più comuni. Questo non vuol dire che l’oro ami particolarmente realizzare dei legami, anzi, ma sicuramente è più disponibile di un qualsiasi gas nobile!
L’oro viene generalmente estratto solo se la sua concentrazione supera i 0.5 grammi per tonnellata (0.5 ppm): le miniere a cielo aperto hanno generalmente una concentrazione compresa tra 1 ppm e 5 ppm, mentre le classiche miniere nelle grotte hanno una concentrazione media di 3 ppm. Per essere visibile a occhio nudo l’oro deve avere una concentrazione superiore ai 30 ppm. La concentrazione media sulla superficie della Terra è, invece, di 0.03 ppm. Questo rende l’oro uno dei metalli più rari ma anche più preziosi al mondo.
La sua rarità è dovuta proprio al suo peso atomico, che rende molto difficile la sua produzione nel corso dell’evoluzione di qualunque stella media dell’universo. Già, perché praticamente tutti gli elementi chimici presenti nell’universo, a parte idrogeno, la maggiorparte del quale è stato generato durante il big bang, e gli elementi più pesanti della tavola (più o meno dal 95 in poi), tutti prodotti in laboratorio, sono prodotti dai processi di fusione all’interno delle stelle. Almeno fino al ferro, che ha numero atomico 26. Da lì in poi gli elementi vengono sì prodotti dalle stelle, ma in processi decisamente molto esplosivi come le supernove, che oltre a spargere gli elementi in giro, ne producono di nuovi, o come le kilonove, ovvero le esplosioni cosmiche generate dalla collisione di due stelle di neutroni.
E da qui arriva sui pianeti come la Terra insieme ad altri metalli ancora più rari dell’oro, come il rodio e il platino. La loro, però, è un’altra storia.

La recensione completa del numero verrà pubblicata domenica su DropSea