Prenotare un posto alla fine dell'universo

Prenotare un posto alla fine dell’universo

C’è una teoria che afferma che, se qualcuno scopre esattamente qual è lo scopo dell’universo e perché è qui, esso scomparirà istantaneamente e sarà sostituito da qualcosa di ancora più bizzarro ed inesplicabile. C’è un’altra teoria che dimostra che ciò è già avvenuto.

E’ con queste parole che inizia The restaurant at the end of the universe, ma non il romanzo di Douglas Adams, secondo di una trilogia di cinque sulla Guida galattica per autostoppisti, ma la sua trasposizione a fumetti del 1994 realizzata da John Carnell e Steve Leialoha. E i due autori non potevano scegliere incipit migliore, tra tutte le frasi epiche che riempiono la saga di Adams, visto che il Ristorante al termine dell’universo ha costruito le sue fortune e la sua ricca clientela proprio sulla visione di uno spettacolo esclusivo: la fine dell’universo, meglio noto come gnab gib!

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«I cieli si stanno dissolvendo!» esclamò [Max]. «La natura precipita nel vuoto crepitante! Tra venti secondi l’Universo non esisterà più! Guardate come la luce dell’infinito si riversa su di noi!»
La furia spaventosa della distruzione imperversava intorno alla cupola, e proprio in quell’istante arrivò come da distanze incommensurabili un lieve e tranquillo suono di tromba. Max guardò torvo l’orchestra, ma a quanto pareva nessuno dei musicisti stava suonando la tromba. D’un tratto sul palcoscenico vicino a lui apparve un pennacchio di fumo turbinante. Alla prima tromba se ne aggiunsero altre. Max aveva condotto quello spettacolo per più di cinquecento serate, ma una cosa del genere non gli era mai capitata. Fece un salto indietro e un attimo dopo dentro il pennacchio di fumo si materializzò una figura, la figura di un vecchio barbuto, vestito di una tunica e circonfuso di luce. Nei suoi occhi c’erano stelle e la sua fronte era cinta da una corona d’oro.
(…)
[sul palco compare il Grande Profeta Zarquon]
Zarquon tossì. Guardò le persone che gremivano il ristorante, e le stelle che brillavano nei suoi occhi ebbero un tremolio di disagio.
«Ehm,» disse, reggendo il microfono con visibile imbarazzo «ehm, salve. Scusate se sono un po’ in ritardo, ma è stato un momentaccio, con un sacco di intoppi che saltavano fuori all’ultimo momento.»
Sembrava intimidito dal silenzio pieno di aspettativa che regnava adesso nel ristorante. Si schiarì la voce.
«Ehm, come siamo messi con il tempo?» disse. «Ho, credo, giusto un min…»
E con quelle parole l’Universo finì.

Non sappiamo se l’universo finirà in questo modo, né se l’universo finirà veramente: la cosa è ancora poco chiara e in via di discussione, visto che oltre il 90% dell’universo è a noi ignoto (costituito da materia ed energia oscure). Ciò che però siamo in grado di fare è osservare la radiazione cosmica di fondo, ma è difficile dire che le conclusioni che possiamo trarre da essa siano realmente definitive. Basti, ad esempio, pensare che la costante di Hubble ricavata dalla radiazione cosmica di fondo è apprezzabilmente differente da quella ricavata da altri generi di osservazioni astronomiche.
Tra l’altro qualcuno propone l’utilizzo delle sirene standard (arXiv) per cercare di mettere a posto questa discrepanza, dove per sirene standard non si intendono le meravigliose e letali ammaliatrici di Ulisse metà donne e metà pesce, ma sorgenti di onde gravitazionali.
Ovviamente non c’è certezza che tali le onde gravitazionali aiuteranno a fare chiarezza sulla questione: forse la soluzione più semplice è accettare di non conoscere qualcosa, ad esempio non sappiamo come gli istanti iniziali su cui non siamo in grado di fare alcuna misura, quelli precedenti alla radiazione cosmica di fondo, influenzano la radiazione cosmica di fondo stessa.
Allora a questa ignoranza brindiamo tutti insieme con un gnab gib sorseggiato tra le sale del Ristorante al termine dell’universo, i cui campi esterni lo proteggono dalla distruzione finale dell’universo, permettendo ai suoi clienti di raggiungerlo da qualunque parte dello spazio e del tempo e godere dello spettacolo finale!

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Parzialmente riscritto da un articolo precedentemente uscito su DropSea