Mister X: quando il design si unisce al fumetto

Mister X: quando il design si unisce al fumetto

Dopo aver visto alcuni dei modi con cui la matematica è entrata nel mondo del design, in occasione del fuorisalone di Milano vediamo come quest’ultimo è stato in grado di innestarsi nel mondo del fumetto per creare una delle opere più interessanti e iconiche del fumetto indipendente d’oltreoceano.

Il design come narrazione

Dean Motter, illustratore e designer canadese, ebbe la felice idea di ideare per il mondo dei fumetti un personaggio particolare, in qualche modo inusitato: Mister X, un misterioso architetto le cui avventure sono ambientate a Radiant City, nota anche come Somnopolis. Mister X è uno dei progettisti della città, fautore della psicoarchitettura, ramon dell’architettura che studia come la casa e l’ambiente abitativo influenza la psiche di chi lo vive. Il progetto iniziale sarebbe dovuto essere quello di creare una sorta di città dei sogni per permettere ai cittadini di Radiant City di sviluppare appieno il proprio potenziale, ma a causa della scomparsa di Mr. X il progetto venne modificato portando a una città degli incubi. Radiant City diventa, allora, la tipica città da ambientazione noir che grava sui suoi cittadini come una cappa oscura e minacciosa, da un lato traendo spunto dal gotico e dall’altro dalla fantascienza.
Radiant City, infatti, ha un’architettura imponente, fortemente ispirata a quella della Metropolis di Fritz Lang, dunque futurista, dove è possibile vedere sopraelevate percorse da auto a levitazione o volanti che solcano i cieli senza alcun supporto ((E’ interessante osservare come la copertina di Visions of our future dei Tenants realizzata nel 1984 proprio da Motter sia molto simile per concezione alle illustrazioni e ai progetti relativi a Radiant City e a Metropolis)). Inoltre i cunicoli misteriosi che collegano tutti gli edifici della città trasformano Radiant City in una sorta di teatro dell’Opera, mentre Mister X è il suo Erik, Il fantasma dell’Opera di Gaston Leroux.
Le avventure di Mister X vennero pubblicate dall’editore canadese Vortex Comics dal 1983 e fino al 1990 e videro la collaborazione di Dean Motter con alcuni bravi illustratori e disegnatori, su tutti Paul Rivoche che riuscì, grazie a una serie di copertine e illustrazioni promozionali semplici ma molto evocative, non solo a catturare le idee di Motter, ma anche a creare attesa verso l’uscita degli albi. In questo senso, più che i fratelli Hernandez, fu Seth a rappresentare nel modo migliore possibile lo spirito da designer di Motter e Rivoche.

D’altra parte è lo stesso Mister X una sorta di elemento di design, grazie alle linee semplici necessarie per disegnarlo: un uomo calvo con due occhiali scuri a coprire gli occhi stravolti dalle droghe e dall’insonnia e un impermeabile completamente nero che non permette di vederne le forme a parte la camicia bianca. La scelta venne in qualche modo ripresa da Mike Mignola quando sviluppò la cappa di Corum nell’adattamento a fumetti dei romanzi del personaggio di Michael Moorcock, anche se la possibile comune ispirazione di base, l’espressionismo tedesco, potrebbe avere giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo grafico comune tra Mister X e il Corum di Mignola.
Fuor di dubbio è anche l’influenza di Jim Steranko, confermata dallo stesso Motter, sia nella costruzione della pagina sia nella scelta di utilizzare chiaroscuri e illustrazioni dai forti contrasti, come in una delle scene più psichedeliche di tutta la serie con Mister X in preda a una sorta di crisi d’astinenza (in effetti qualcosa di più complicato di così) disegnata proprio da Seth.
Il design, alla fine, si presta alla narrazione, ne diventa parte integrante per realizzare una storia noir con qualche spruzzata fantascientifica, raccogliendo in un certo senso l’eredità di un grande regista statunitense che aveva fatto dell’atmosfera della tensione un elemento cardine della sua visione: Alfred Hitchcock.