L'oscura colonna sonora di un detective

L’oscura colonna sonora di un detective

Provate a leggere questo articolo usando la playlist qui a lato o facendo partire i video qui sotto, visto che è proprio la playlist protagonista e ispirazione dell’articolo stesso.

Di tutti i personaggi femminili che hanno ruotato intorno a Bruce Wayne/Batman, Silver St. Cloud è quella che mi è rimasta più impressa di tutte. Ha delle profonde differenze rispetto a Thalia Al Ghul o a Selina Kyle, e proprio quelle differenze la rendono un personaggio più interessante delle prime due, e questo nonostante l’ottimo lavoro svolto da Tom King negli ultimi anni con Catwoman.
Silver venne ideata da Steve Englehart sulle pagine di Detective Comics #470 del giugno del 1977. Lo sceneggiatore era passato da poco dalla Marvel Comics alla DC Comics. Alla Marvel aveva firmato le sceneggiature di varie testate, in particolare Captain America, Doctor Strange e soprattutto The Avengers. Giunto in DC grazie all’ottimo lavoro di convincimento di Jenette Kahn, Englehart si mise al lavoro su Batman e sulla sua serie di punta, Detective Comics, con il #469.
All’inizio gli venne affiancato Walt Simonson, all’epoca uno dei più richiesti disegnatori sulla piazza, ma per un qualche motivo non scattò l’alchimia né tra i due né tra Simonson e Batman, così sul #471 faceva il suo esordio quello che, a mio giudizio, è da considerarsi il disegnatore che ha tratteggiato il Batman definitivo: Marshall Rogers. La decisione di Julius Schwartz, all’epoca supervisore delle testate batmaniane, era particolarmente rischiosa, visto che Rogers era un esordiente, ma si rivelò sin da subito vincente per molti motivi: composizione della pagina, tratto forte e deciso che si può ritrovare in alcuni dei migliori disegnatori degli anni successivi (1) , ottima descrizione di interni ed esterni dovuta agli studi di architettura, un’integrazione delle onomatopee con l’ambiente circostante portata a un livello superiore rispetto a quanto mostrato da Will Eisner su The Spirit, inquadrature cinematografiche.

I due autori, però, riuscirono a realizzare solo una manciata di storie, raccolte nel volume Strange apparitions, chiudendo la loro avventura in comune allontanando Silver St. Cloud dal suo amato Bruce Wayne. I due autori, però, si riunirono anni dopo per la miniserie Dark Detective, pubblicata in sei numeri a partire dal luglio 2005. La loro storia, cancellando il precedente Siege, storia postuma di Archie Goodwin completata da James Robinson, riprende in un certo senso proprio lì dove si era conclusa la precedente, riportando le strade di Bruce e Silver a incrociarsi.
La particolarità di Dark Detective, però, non è tanto la trama, che vede Batman affrontare innanzitutto un Joker scatenato, intenzionato a vincere le elezioni da governatore (2) , ma la “colonna sonora”. Ciò che infatti non viene rilevato nell’edizione italiana a causa di un’assenza di editoriali piuttosto colpevole, visti gli autori coinvolti nella storia, è che i titoli dei sei capitoli in cui è suddivisa la miniserie sono tratti da canzoni o generi musicali.
Englehart, da appassionato di musica, spazia tra vari generi, iniziando con il genere melodico del musical del 1949 South Pacific di Richard Rodgers, da dove la canzone di punta, Some enchanted evening, viene usata per i titoli dei primi due capitoli. Ho scovato la versione del film, ma qui vi presento quella di Frank Sinatra, che si sente molto meglio:

Con Two faces have I si cambia genere. Canzone portata al successo nel 1963 da Lou Christie, all’anagrafe Lugee Alfredo Giovanni Sacco (di chiara discendenza italiana, dunque), è un classico pezzo pop degli anni Sessanta del XX secolo con alcune influenze swing e surf rock:

I titoli del 4.o e del 5.o capitolo sono, invece, riferimenti a pezzi particolarmente famosi. Si inizia con quello che viene considerato il singolo che ha portato al successo Michael Jackson, Thriller, title track dell’omonimo album del 1982. Non è stata solo la canzone, scritta peraltro da Rod Temperton, ma anche il video musicale a lanciare la stella di Jackson nel panorama del pop statunitense e mondiale:

Lo stile disco-funk di Thriller ci porta, però, verso le atmosfere del quinto capitolo, Everybody dance now, primo verso di Gonna Make You Sweat, title track dell’album d’esordio dei C+C Music Factory. Costituito da David Cole e Robert Clivillés, era un progetto musicale di genere dance che per il singolo d’esordio si avvalse del contributo del rapper Freedom Williams, che ha scritto i versi che recita in Gonna Make You Sweat, e della voce di Martha Wash, una delle voci più note della disco music statunitense:

L’ultimo titolo è stato piuttosto complicato, e non saprei se sono riuscito a trovare il riferimento musicale corretto. Seguendo l’evoluzione dei titoli precedenti, House dovrebbe essere un riferimento all’omonimo genere musicale, ma cercando tra i titoli in particolare sono incappato in House del gruppo rock britannico Psychedelic Furs. Formatisi nel 1977, portano avanti uno stile musicale non molto differente da quello dei coevi Cure, che avevano esordito nella scena musicale britannica un anno prima. E visti i gusti musicali personali, la scelta verso questa canzone mi è sembrata la più adatta:

Le canzoni le potete trovare anche in una apposita playlist su Spotify, che è anche incorporata all’inizio di questo articolo.


Note:
  1. Personalmente ho riscontrato molte similitudini con John Byrne o con il primo Todd McFarlane 

  2. E’ interessante notare come Englehart propone una critica neanche troppo velata alla carriera del politico