L'opera d'arte - 3

L’opera d’arte – 3

E siamo giunti al terzo appuntamento con l’Opera d’arte, i mashup tra il Pinky di Massimo Mattioli e l’astronomia ispirati all’omonima storia, uscita su Il Giornalino.
Questa settimana le parole di Petulia, la fidanzata di Pinky, mi hanno suggerito la sostituzione della quadrupla originale di Mattioli con la famosa Hubble Deep Field.
Il telescopio spaziale Hubble era stato lanciato il 24 aprile del 1990 per posizionarsi su un’orbita bassa e poter scattare foto dell’universo senza dover apportare correzioni a causa dell’atmosfera terrestre. Si scoprì abbastanza velocemente che il telescopio era, in un certo senso, “miope” (era affetto da una così detta aberrazione sferica), per cui vennero messe in programma alcune correzioni all’ottica del telescopio. Queste vennero portate a termine nel 1993 dalla missione STS 61 nel corso del programma dello Space Shuttle. A quel punto l’allora direttore dello Space Telescope Science Institute, Robert Williams, decise di destinare parte del tempo di osservazione a lui concesso con l’Hubble Space Telescope per realizzare una foto di così detto campo profondo, in modo tale da poter studiare le galassie distanti.
Il gruppo di lavoro che venne istituito per lo scopo, scelse una zona di cielo povera di stelle (ma non era l’unico criterio per la scelta) all’interno della regione coperta dalla costellazione dell’Orsa Maggiore. L’area scelta aveva una dimensione di circa 15 minuti d’arco, ovvero metà delle dimensioni apparenti della Luna nel cielo, e venne osservata per dieci giorni consecutivi, dal 18 al 28 dicembre del 1995. I risultati furono sorprendenti: la foto mostrò qualcosa come 3000 oggetti, quasi tutti galassie, in una porzione di cielo decisamente molto piccola!
In fondo la bellezza dell’universo sta anche nelle sorprese che ci riserva.

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