Sto seguendo settimanalmente la collana Matematica, curata da Maurizio Codogno, allegata a Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera. Ogni volume, il cui tema principale è sviluppato da un autore diverso, viene completato dai giochi matematici proposti dallo stesso Codogno e da una decina di pagine di una biografia di un grande matematico della storia scritta da Sara Zucchini. Che sul 33.mo volume racconta la vita e le opere matematiche, ma non solo, di Sofia Kovalevskaja, matematica russa nata il 15 gennaio del 1850 (anche se sul giorno effettivo della nascita ci sarebbe da raccontare una storia, legata al cambio dei calendari, ma questa è un’altra storia, peraltro raccontata proprio sul 31.mo volume della medesima collana!).
Proprio la lettura di quella decina di paginette mi ha dato il gancio per leggere la biografia a fumetti realizzata da Alice Milani edita da Coconino. Il confronto tra i due approcci, alla fine, mi ha lasciato perplesso, spingendomi però ad approfondire la biografia della Kovalevskaja, anche solo per capire di quale delle due versioni dovessi fidarmi di più.
E ve lo dico subito: quella pubblicata sul volumetto della collana Matematica.
Origini segrete
Come se non bastasse ciò per stimolare la fervida mente di Sofia, ci pensò poi il fisico Nikolai Tyrtov, amico di famiglia, che regalò al padre proprio un testo di fisica, che alla fine catturò inevitabilmente l’attenzione di Sofia. E fu proprio Tyrton, paragonandola a Blaise Pascal, che suggerì alla famiglia di farle studiare matematica in maniera più ordinata e regolare.
Queste origini segrete, però, vengono completamente ignorate dalle prime pagine dell’opera di Milani. La fumettista, infatti, mantenendosi fedele a quel rivoluzioni nel sottotitolo del suo libro, decide di concentrarsi esclusivamente sulle influenze politiche ricevute nel corso dell’infanzia da Sofia, dovute soprattutto alla sorella Anna, di sette anni maggiore. Non ci sarebbe nulla di male, in fondo, se non fosse che il primo momento in cui la matematica viene citata nel volume è quando Sofia ha 16 anni, e il padre presenta alle sue due figlie il nuovo precettore, facendo riferimento esplicito alla matematica. Lì come lettore ho avuto la sensazione che Sofia sentisse la matematica per la prima volta, lasciandomi perplesso su quell’improvviso talento matematico, mostrato come se quella scena fosse il momento chiave del suo amore per questa disciplina. E in questo senso proprio quel talento, che l’autrice non ci ha mai mostrato essere stato in alcun modo coltivato, avendo cassato gli stimoli che raccontavo sopra, sembra molto più simile a un qualcosa di “calato dall’alto” e non ottenuto grazie alla curiosità e alla passione.

Matrimonio di comodo
La scelta cadde sul giovane paleontologo Vladimir Kovalevskij, che era stato il primo a tradurre e pubblicare in russo i lavori di Charles Darwin (che tra l’altro avrebbe conosciuto nel 1869 insieme con Thomas Huxley quando andò a Londra insieme con Sofia). E così i due si sposarono nel 1868, lasciando la Russia subito dopo.
Le difficoltà della vita con Vladimir, la complessità del loro rapporto, fatto di periodi vissuti insieme e di altri in lontananza, sono una delle parti più importanti e meglio sviluppate del libro della Milani, che decide di raccontare questa loro storia proprio come una classica storia d’amore, con l’unica differenza che rimane platonica fino a che, nel 1879, non nasce la loro prima e unica figlia, Sofja.
Da quel momento in poi potremmo dire che le cose iniziano a precipitare, nel loro matrimonio, culminando nel suicidio di Vladimir, commesso nel 1883 dopo l’ennesimo fallimento imprenditoriale.
Maestri di matematica
Alla fine, proprio grazie a questi lavori, l’università di Gottinga, una delle più prestigiose in campo matematico, la insignì del dottorato in matematica, prima donna in Europa a conseguirlo.
L’altro matematico che ebbe una certa importanza nella sua vita fu Gosta Mittag-Leffler, matematico svedese, che la accolse con gioia e amicizia quando ottenne una cattedra all’Università di Stoccolma. Ovviamente non pagata.
Il suo lavoro si sviluppò, così, tra le lezioni in università e la stesura di articoli che rimpinguavano le pagine di Acta Mathematica, la rivista fondata proprio da Leffler. E proprio uno di questi lavori, in particolare quello incentrato sui corpi rigidi, le permise di vincere il premio matematico più ambito dell’epoca, il Prix Bordin.
Era il 1888 e, qualche pagina prima della splash page con i festeggiamenti, il Gosta della Milani lo paragona, per consentire una maggiore comprensione della sua importanza al lettore, con il premio Nobel. Con l’unico, piccolo dettaglio che il primo Premio Nobel sarebbe stato assegnato giusto qualche anno più tardi, nel 1901.
Amicizie e amori
In questa seconda parte della sua vita, quella che si sviluppò a Stoccolma, non ci fu spazio solo la matematica e il lavoro presso l’Università, ma anche per altre sue passioni, come la letteratura (scrisse alcuni romanzi, tutti in svedese, il che da l’idea di quanto si sentisse a casa in Svezia), coltivando anche una profonda e intensa amicizia con Anne Charlotte Leffler, sorella di Gosta. A legare le due donne era, soprattutto, la scrittura: anche Anne era una scrittrice, piuttosto rinomata in Svezia, oltre che un’attrice e una drammaturga. All’epoca Anne aveva appena divorziato dal suo primo marito, tale G. Edgren e sarebbero passati qualcosa come 7 anni prima di risposarsi con il matematico italiano Pasquale Del Pezzo.
La forte amicizia tra le due donne sfocia nella necessità, da parte di Anne, di diventare la biografa di Sofja: ed è proprio in questa veste che facciamo la sua conoscenza nel libro della Milani, di cui è, dunque, la narratrice.

Una seconda persona che avrà un posto molto importante nella vita di Sofja fu Maxim Kovalevskj, un lontano cugino del suo ex-marito. Il rapporto tra i due si fa così stretto che Maxim, a un certo punto, le chiede di sposarlo, ma Sofia declina la proposta, poiché non si sente in grado di poter vivere con lui. Secondo altre versioni più dettagliate sembra che Maxim le chiese di andare con lui in Francia, ma ella declinò, visto con quanta difficoltà aveva ottenuto il posto che ricopriva presso l’Università di Stoccolma.
Qualcosa di completamente diverso da come è raccontato nel libro della Milani, che invece inverte le parti mostrando una scena in cui Sofja chiede a Maxim di vivere insieme e quest’ultimo declina l’invito, affermando che tra loro non c’è alcun amore. La reazione della Sofja della Milani è violenta e scomposta, in netto contrasto con quanto raccontato proprio nella biografia di Anne Charlotte, che mi sono spulciato, sebbene (e forse anche per fortuna) non in maniera approfondita.
Tra l’altro nella storia narrata dalla Milani questo ha come conseguenza che l’ultimo viaggio di Sofja, una vacanza a Nizza, si svolga in solitudine, mentre nella realtà andò con Maxim, che dunque, nonostante il diniego, decise di restarle comunque accanto.
Purtroppo quest’ultimo viaggio le fu fatale: tornò, infatti, in Svezia con una grave polmonite che la portò alla morte ad appena 41 anni.
Perdono?
Il modo in cui le ultime pagine vengono costruite da Alice Milani, con quel litigio inesistente con Maxim, enfatizzano in maniera esasperata la solitudine di Sofia e della sua morte. Questa idea della solitudine della Kovalevskaja era già emersa in altre parti del fumetto, come per esempio nel periodo parigino, in cui la fumettista ci mostra la matematica isolata e stressata. Nella realtà, invece, Sofja aveva costruito dei contatti abbastanza regolari con altri matematici di Parigi, come ricorda la stessa Anne, senza dimenticare i legami che aveva stretto nel corso della sua vita, non solo con Anne e Maxim, ma anche con Weierstrass e Leffler, per citare i due più importanti.
Per questo e per molti altri motivi, inclusa la non indifferente lacuna sulle origini della passione matematica della protagonista, che personalmente non mi sento di poter trascurare, Sofia Kovalevskaja. Vita e rivoluzioni di una matematica geniale, pur restando una lettura gradevole e divertente, è allo stesso tempo poco soddisfacente.
Ad aumentare questa insoddisfazione c’è anche l’assenza di una qualsivoglia informazione bibliografica o di note esplicative più chiare che avrebbero potuto spiegare meglio il perché di alcune scelte narrative (personalmente discutibili) prese dall’autrice, e che personalmente non mi sento di perdonare, nonostante l’efficacia della sua scrittura.



