Durante il COMICON Bergamo 2026 è stata ospitata una delegazioni di autori e autrici polacchi, rappresentativi del mondo pop e artistico della nazione est europea, tra i quali per esempio Bartosz Sztybor, noto per aver lavorato al videogioco di The Witcher tratto dai famosissimi romanzi fantasy di Andrzej Sapkowski. Insieme a loro anche la disegnatrice Katarzyna Niemczyk, un nome forse non immediatamente riconoscibile, ma che negli anni 2010 è stata autrice, con il nome di Kasia Nie e insieme alla romanziera Chelsea Cain, di alcuni tra i più interessanti e chiacchierati fumetti prodotti negli Stati Uniti, ovvero la serie Marvel Mockingbird (nominata agli Eisner Awards 2017) e Man-Eaters (Image Comics, 2018). Serie dal contenuto fortemente femminista, lodate dalla critica ma anche criticate da una certa parte di fandom ipertradizionalista (ma per Man-Eaters le polemiche sono state anche più sfaccettate e problematiche, come si può leggere su AIPT), le due storie parlano in maniera molto diversa, ma ugualmente caustica, della condizione femminile nella società contemporanea e lo fanno con una verve satirica e intelligente che viene rispecchiata nei disegni dinamici ed espressivi di Kasia Nie.
Proprio in occasione dell’evento abbiamo avuto modo di parlare con la disegnatrice del suo percorso, del suo lavoro negli States e dello stato del fumetto polacco, che negli ultimi anni sta emergendo come uno dei palcoscenici più interessanti per il mercato internazionale.

Ciao Kasia e grazie per il tuo tempo. Come prima domanda, vorrei chiederti quando hai iniziato a pensare per la prima volta di intraprendere questa carriera e quali sono stati i tuoi primi passi.
La primissima volta in cui ho pensato che disegnare fumetti potesse diventare un vero lavoro è stata quando ho visto un articolo sulla rivista Wizard dedicato ai lavori di Top Cow Studios. All’epoca pensai che fosse davvero un lavoro da sogno, ma probabilmente non qualcosa che si potesse fare al di fuori degli Stati Uniti. I miei primi veri passi sono arrivati molto più tardi, quando ho creato un portfolio da inviare a editori più piccoli.
Quali erano le tue fonti di ispirazione? Ti sei interessata anche al fumetto polacco, oppure le tue influenze sono sempre state più internazionali?
Quando ero più giovane non sapevo praticamente nulla del fumetto polacco. Leggevo però molti manga e Asterix, e mi sono interessata ai fumetti americani dopo aver visto un numero del crossover Tomb Raider/Witchblade disegnato da Michael Turner.
A COMICON Bergamo hai fatto parte di una delegazione di autori e illustratori polacchi. Come hai visto crescere la scena fumettistica polacca nel corso degli anni e quali pensi siano le sue prospettive future?
Come ho detto, fino a poco tempo fa non seguivo davvero la scena del fumetto polacco. Penso che oggi abbiamo alcuni nuovi talenti che stanno portando il fumetto polacco a un altro livello e faccio davvero il tifo per loro. Credo che il futuro del fumetto polacco sia nelle loro mani, così come nella crescita della scena dei webcomic.
Oltre a essere un’autrice di fumetti sei anche attiva come illustratrice di copertine. Cosa cambia per te quando realizzi una copertina rispetto al disegno di una storia a fumetti?
Per me la differenza principale è la quantità di tempo a disposizione. Per completare una singola copertina c’è sempre molto più tempo rispetto a una pagina di fumetto e questo mi permette di rifinire maggiormente il disegno e curare meglio i dettagli.

Lavori da molti anni nell’industria del fumetto statunitense, e la tua prima esperienza è stata su una testata molto discussa, Mockingbird scritta da Chelsea Cain. Come sei stata coinvolta nel progetto e che tipo di esperienza è stata per te?
La storia di come sono arrivata a disegnare Mockingbird mi sembra ancora oggi quasi irreale. È iniziato tutto quando CB Cebulski ha visto il mio portfolio all’International Comic Convention di Łódź. In realtà non avevo intenzione di mostrare il mio portfolio lì, perché pensavo di non essere ancora pronta per provare a lavorare con uno dei più grandi editori in circolazione. Tuttavia un mio amico mi ha convinta a fare quel passo e ha funzionato!
Quindi il mio primo progetto dopo aver ricevuto quell’opportunità è stato Mockingbird. Dall’altra parte, anche Chelsea aveva scelto il mio portfolio per il progetto e questo ha reso l’intera esperienza ancora più speciale.
I costumi dei supereroi spesso raccontano qualcosa dei personaggi che li indossano: dalla loro personalità ai riferimenti al passato, fino alle rotture con la tradizione. Nel tuo caso, come hai affrontato il design dei costumi di Mockingbird e Wasp? Sono entrambi caratterizzati da un aspetto particolarmente realistico e da un design piuttosto coprente.
Entrambi i design erano già stati creati da altri artisti, quindi il mio compito era semplicemente disegnarli nel miglior modo possibile.

Nella tua rappresentazione di Wasp direi che hai utilizzato anche alcuni approcci ispirati al manga, soprattutto nelle espressioni facciali. Questo tipo di approccio sembra essere associato molto più agli artisti non americani che a quelli statunitensi. È solo un’impressione superficiale oppure il contributo degli artisti non statunitensi sta effettivamente modificando e arricchendo la gamma espressiva del fumetto supereroistico?
Mi è stato detto molte volte che il mio stile è ispirato al manga e il motivo è in realtà molto semplice: dato che da giovane leggevo molti manga, quando ero più piccola disegnavo anch’io in uno stile influenzato dai manga. Quell’influenza è semplicemente rimasta parte di me.
Ancora una volta insieme a Chelsea Cain hai lavorato a Man-Eaters, un fumetto molto particolare. La storia è fortemente politica, ma anche le soluzioni visive sono piuttosto insolite. Com’è stato lavorare a una serie che è stata anche il tuo primo progetto creator-owned? Immagino che la collaborazione con Chelsea fosse molto diversa rispetto a quella su Mockingbird.
In realtà non è stata così diversa, a parte il fatto che dovevo lasciare spazio alle parti che non erano disegnate da me. Man-Eaters è effettivamente un fumetto molto particolare, ma Chelsea ha reso il più semplice possibile per me capire come doveva apparire e quale doveva essere la sua atmosfera.
Sei tra gli autori selezionati da DC Comics per raccontare una storia in Supergirl: Woman of Tomorrow – The World. Come sei stata coinvolta nel progetto e com’è stato lavorare su un personaggio femminile con una storia così lunga e articolata?Questo progetto è stato davvero entusiasmante e sono stata invitata a partecipare da Egmont Polonia. Come sempre, cerco semplicemente di fare del mio meglio, quindi è sempre difficile rispondere a domande sui miei sentimenti personali o sul mio approccio creativo. Però, dato che in generale sono più interessata alle protagoniste femminili, sono felice che Supergirl stia vivendo il suo momento.
Si è sempre discusso della dimensione politica dei supereroi, ma mi sembra che oggi stiamo vivendo un livello di polarizzazione senza precedenti e le reazioni a Mockingbird ne sono un buon esempio. Quale pensi sia il ruolo dei supereroi e delle storie di supereroi nel nostro mondo?
Personalmente sono esausta dalla polarizzazione politica. Mi infastidisce il fatto che sia diventata una questione di “noi contro loro” tra persone della classe lavoratrice, invece di essere “noi contro i ricchi e i potenti” che stanno contribuendo direttamente a rendere questo mondo peggiore per tutti noi.
Sta diventando anche più difficile discutere del ruolo politico della cultura pop in generale, perché la cultura pop è fondamentalmente posseduta dalle grandi aziende, e queste saranno sempre guidate da dove si trovano i profitti in un determinato momento. Quanto spazio di libertà hanno gli autori in queste circostanze? Non ne ho idea, perché non sono una sceneggiatrice. Detto questo, sono felice che recentemente abbiamo avuto un film di Superman molto orientato al senso di speranza e spero che questa diventi una tendenza.

Collegandoci a questa domanda, nel corso della tua carriera hai lavorato soprattutto su titoli con protagoniste supereroine. In un mondo supereroistico che è stato a lungo — e forse lo è ancora — dominato dagli uomini, non solo tra gli autori ma soprattutto tra i lettori, quali punti di forza e prospettive portano le supereroine?
La rappresentazione conta. Questo è ciò che significa per me avere delle supereroine. Quando ero bambina ammiravo sempre i personaggi femminili nei film e nei videogiochi e sono felice che oggi ce ne siano di più. E naturalmente questo vale anche per qualsiasi altro gruppo di persone: dovremmo abbracciare la varietà dell’umanità e ampliare le nostre prospettive.
La rappresentazione del corpo femminile ha spesso enfatizzato la sensualità e l’attrattiva erotica per soddisfare un certo gusto maschile o il cosiddetto male gaze. Pensi che questa affermazione sia ancora valida oggi? L’arrivo di un maggior numero di autrici ha cambiato il modo in cui vengono rappresentati i personaggi femminili?
Penso che sia ancora valida, anche se forse non sono la persona migliore a cui chiedere, perché trovo attraenti persone di tutti i generi. Inoltre sono cresciuta in un Paese europeo e credo che abbiamo un approccio alla sessualità diverso rispetto agli Stati Uniti. Non penso che la sensualità nei fumetti, nei videogiochi o nei film sia qualcosa di negativo se è quello lo scopo dell’immagine. Purtroppo, per alcune persone, non esiste un altro modo di rappresentare le donne e questo è effettivamente problematico.
Secondo me avere più autrici ha cambiato molte cose in generale. Ho anche sentito dire che, persino quando si parla di arte più sensuale, alcune persone preferiscono effettivamente l’approccio delle artiste donne.
Esistono gruppi di fan che criticano il lavoro di molte autrici, accusandole di minare una presunta “purezza” del genere supereroistico introducendo temi sociali e politici in modo eccessivamente didascalico. Secondo la tua esperienza, questi gruppi sono una minoranza rumorosa ma marginale, oppure sono una fazione che gli editori prendono realmente in considerazione?
Voglio credere che, in qualsiasi controversia di questo tipo, le voci più rumorose siano generalmente persone che semplicemente hanno bisogno di essere ascoltate per motivi personali. I fumetti sono politici da decenni. Ma le persone che protestano hanno un’influenza sugli editori? Penso che l’influenza maggiore arrivi soprattutto dalle vendite e dalle persone che “votano” con il proprio portafoglio. Devo dire che mi stai facendo domande difficili (ride) delle quali ho opinioni che sono in linea con il mio modo di vedere le cose, ma non sono una specialista di politica o dell’industria del fumetto, quindi potrei anche sbagliarmi completamente. Spero solo che le persone inizino a rispettarsi un po’ di più. E che, alla fine, riusciremo collettivamente a mangiare i ricchi.
Vorrei concludere con una domanda molto classica: a cosa stai lavorando in questo momento?
Sto lavorando a una nuova storia autoconclusiva per la rivista The Phantom e a un mio fumetto personale.
Intervista realizzata online nel luglio 2026
Kasia Nie

Katarzyna Niemczyk, disegnatrice e illustratrice, ha esordito nel mondo del fumetto nel 2016 con la serie Mockingbird, nominata agli Eisner Awards. Ha inoltre lavorato per case editrici come Image, Valiant Entertainment, Titan Comics e Dark Horse Comics, oltre che per Blizzard Entertainment, per la quale ha illustrato un fumetto digitale ambientato nell’universo del videogioco Overwatch. È una grande appassionata di videogiochi. Presso lo studio di animazione di Breslavia Division48 ha lavorato a titoli come The Witcher III: Wild Hunt e Might & Magic: Heroes VII.








