Intervista Brambilla Topo Classics thumb

Gottfredson in edicola, spiegato da Alberto Brambilla

23 Settembre 2026
Intervista al curatore di Topolino Classics, trimestrale da edicola che propone in grande formato i cicli di storie di Floyd Gottfredson.
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A maggio 2026 ha fatto il suo esordio nelle edicole Topolino Classics, pubblicazione in formato tabloid che ripropone in forma antologica i cicli di storie del Topolino di Floyd Gottfredson, presentando le tavole nel formato originale, senza rimontaggio.
Curatore del trimestrale è Alberto Brambilla che in questa intervista ci racconta la genesi della pubblicazione, le scelte editoriali e la sfida di presentare a un pubblico più largo come quello delle edicole i cicli di storie realizzati dall’autore americano come strisce quotidiane dal 1930 al 1975, che hanno contribuito a rendere Topolino il personaggio di successo che è ancora oggi.

Alberto, benvenuto su Lo Spazio Bianco.
Partiamo dall’inizio: da chi e come è nata l’idea di una collana come Topolino Classics?

Qualche tempo fa ne discutevo con Davide Del Gusto (una delle menti migliori tra gli esperti Disney italiani). Non ricordo chi avesse tirato fuori l’argomento, ma era sicuramente già uscito il numero di Grandi Autori che avevo dedicato a Floyd Gottfredson, prima monografia da edicola da almeno un decennio su di lui. Davide e io ci eravamo resi conto che tantissimi lettori, anche appassionati che frequentano gruppi social e forum, non avevano mai letto le storie di Gottfredson o quasi perché, dopo la collana curata da Boschi diciotto anni fa, di recente di suo erano uscite solo edizioni costose o storie sfuse in antologie. Entrambi quindi auspicavamo l’uscita di una collana per il grande pubblico, che accompagnasse i fumetti con un apparato divulgativo, e ci eravamo ripromessi di proporla insieme a Panini. Poi Davide ha smesso di collaborare e io, per rispetto e nella speranza di un suo ritorno, ho congelato per un po’ l’idea. Durante l’estate 2025, ritenuto di aver atteso abbastanza, in un raro momento di ozio mi sono messo a realizzare le schede delle storie per poter costruire un piano editoriale, ho messo due idee in fila e scritto ad Alex Bertani e Serena Colombo, che hanno preso sul serio la mia proposta.

Interessante la scelta del formato editoriale, di cui scrivi anche nell’introduzione del primo numero: spillato con dimensioni da tabloid, che consentono di non rimontare le strisce, un prezzo accessibile, l’edicola come canale di distribuzione principale e fumetti intervallati da tuoi approfondimenti su storie, autori e riferimenti. Tutti questi elementi quanto possono costituire un limite o un plus al prodotto e quanto è importante secondo te fornire una “guida di viaggio” ai lettori?
Il formato è stata un’idea della redazione Panini per uscire dall’impasse. Da un lato non potevamo scegliere un classico formato verticale, perché ci avrebbe costretto a rimontare le strisce. Volevamo evitarlo sia per filologia sia perché in alcune storie questo non è possibile senza intervenire pesantemente sui disegni. Dall’altro, storicamente gli albi orizzontali funzionano male in edicola, perché “strani” nel nostro mercato e poco visibili negli espositori. Il grande formato risolve il problema… tranne quello di dove metterlo in libreria, mannaggia!  Il prezzo accessibile e la distribuzione in edicola erano poi proprio alla base del progetto. Per i cultori esiste già la collana cartonata, orizzontale e in bianco e nero. La nostra è completamente diversa anche per non farle concorrenza. Due prodotti per due tipi di tasche e due pubblici diversi. Sarei curioso di sapere quante persone, magari giovani, hanno preso gli albi senza avere mai sentito parlare di Gottfredson. I miei approfondimenti servono per dare delle coordinate a chi legge, che altrimenti potrebbe trovarsi smarrito di fronte a queste storie, decisamente strane rispetto al Topolino attuale. Non ho la presunzione di pensare che qualcuno compri gli albi per leggere i miei articoli, mentre sono convinto che possano aiutare la comprensione di quello che si ha in mano.

Vedendo l’impostazione delle prime uscite, il carattere di Topolino Classics appare antologico: avete iniziato con una storia del trio Topolino – Pippo – Paperino, poi è arrivato il ciclo con Eta Beta e il prossimo numero in arrivo a novembre 2026 conterrà uno degli archi narrativi più iconici, ovvero Topolino sosia del Re Sorcio: con quale criterio hai selezionato e stai selezionando le storie da inserire?
Di nuovo, l’idea è di offrire una cosa diversa dall’integrale già in commercio. Non volendo procedere in ordine cronologico, mi sbizzarrisco a presentare le storie che mi piacciono di più e punto proprio a mostrare i diversi periodi della carriera di Gottfredson. Per fortuna, è facile pescare capolavori da rendere title track degli albi, mentre in appendice c’è spazio per storie minori che non reggerebbero la copertina.

Puoi darci qualche anticipazione sui contenuti degli albi successivi alla terza uscita?
La quarta sarà la mia storia preferita in assoluto di Gottfredson (che si alterna nel mio cuore con La banda dei piombatori o Il mistero di Macchia Nera), ovvero Topolino contro il Pirata Orango. Storia incredibile, con uno dei villain disneyani più affascinanti di sempre. Poi conto di continuare il ping pong tornando nell’epoca della collaborazione con Bill Wright ma, lo ammetto, in questo momento non ho ancora deciso se proseguire con il ciclo di Eta Beta o con un altro loro classico.

Quanto ha inciso il volume Grandi Autori da te curato uscito nel 2025 dedicato a Gottfredson? Ma soprattutto, quali “compromessi” sono stati necessari per poter lanciare un’iniziativa del genere, anche per differenziarsi dalla recente edizione cronologica di cartonati da libreria da te citata, senza contare l’ottima collana Gli anni d’oro di Topolino uscita ormai 18 anni fa come collaterale del Corriere della Sera?
Il volume di Grandi Autori ha fatto abbastanza rumore nel mondo disneyano perché, appunto, è stata la prima volta per molti lettori di Topolino con le storie di Gottfredson. E la mia voglia di fare questa collana è nata da quello, così come immagino che Panini abbia approvato il progetto vedendo anche i risultati di quell’albo, che credo che siano stati buoni. Compromessi veri non ce ne sono stati, a parte la già citata volontà/necessità di allontanarci dalla collana di cartonati. Quelli sono un’edizione cronologica e in bianco e nero, Topolino Classics è antologica e a colori. L’opposto.

Ritieni che, per il pubblico generalista e per i lettori più giovani, il ritmo narrativo delle daily strips possa essere ostico rispetto a quello ormai codificato delle storie tradizionali, pubblicate fin da subito in un’unica soluzione? In questo senso, su quali aspetti preferisci soffermarti nell’introdurre le storie presenti ai lettori?
Vi dirò che, secondo me, il ritmo di Gottfredson è molto meno ostico di quello di molti autori italiani di Topolino degli anni Cinquanta e Sessanta, vuoi per la qualità dell’autore, vuoi per l’utilizzo di una gag o di un cliffhanger ogni tre o quattro vignette, che non permette tempi morti. È sicuramente più “denso” e al tempo stesso sintetico del ritmo moderno, dato che anche il fumetto Disney risente della dilatazione dei tempi del fumetto tutto, questo sì. Però non riesco a vederlo come una difficoltà. Spero che non sia solo un mio bias dovuto all’affetto per quelle storie. Piuttosto, lo stile di disegno a volte potrebbe risultare troppo sintetico rispetto a quello dei disegnatori attuali di Topolino. Anche di chi, come Casty, si rifà esplicitamente a Gottfredson e Scarpa. Nei redazionali ricordo spesso come uscivano le storie, cercando di far capire il ritmo forsennato a cui lavorava Gottfredson insieme ai suoi inchiostratori (quando c’erano) e al tempo stesso far percepire quanto a lungo le avventure accompagnassero i lettori dei quotidiani. Bisogna ricordarsi sempre, quando in un ciclo di strisce ci sembra che le cose vengano ripetute più volte, che noi leggiamo in mezz’ora quello che 90 anni fa usciva in tre mesi.

Sai qual è stato il riscontro di pubblico del primo numero della collana? Vedresti la possibilità di un’operazione analoga per altri fumettisti disneyani?
Non ho dati sul venduto, ma c’è stato un bel po’ di rumore positivo su internet e dalla redazione mi chiedono di andare avanti, quindi direi che sta funzionando. Non saprei però con che altri autori si potrebbe proporre una collana simile. Forse solo i soliti due, Carl Barks e Romano Scarpa, le cui storie chiave sono però molto molto molto più recuperabili in edizioni economiche di quelle di Gottfredson grazie al formato albo in cui sono nate. Altri autori di strip, come Al Taliaferro o Manuel Gonzales, credo che non avrebbero la stessa forza perché realizzavano dailies e sundays autoconclusive, non storie lunghe.

Topolino Classics è solo l’ultimo di una serie di progetti e volumi Disney-Panini che ti hanno visto coinvolto, da Grandi Autori agli articoli per cartonati che ristampano parodie disneyane, senza dimenticare il tomo con Topolino e la Dimensione Delta accompagnata dagli storyboard di Romano Scarpa. Che cosa significa questo lavoro per uno studioso del fumetto come te e come riassumeresti questa prima fase di collaborazione con l’editore? C’è qualche altra iniziativa nel futuro prossimo di cui vorresti parlarci?
Sono contento di essermi ritagliato in Panini la nicchia di esperto di “roba vecchia” ma dal taglio divulgativo. Tra le cose di cui sono più orgoglioso, mi sono occupato della ristampa del Dottor Paperus, della Super Deluxe sull’Uomo Nuvola e ho consegnato da poco un altro volume “uomonuvolesco”, assegnatomi proprio perché sono l’uomo dell’Uomo dei Topi. Per adesso sono contento così, mi diverto a proporre cose strane quando possibile, con l’ideale di far conoscere roba poco nota al grande pubblico.

A conclusione delle introduzioni dei primi due albi della collana, citi e ringrazi Luca Boschi come tuo “nume tutelare”: a prescindere da considerazioni agiografiche che lasciano il tempo che trovano, quale pensi sia stato il maggior apporto e insegnamento da lui lasciato da un punto di vista critico e divulgativo sul fumetto disneiano?
Innanzitutto, mi ha fatto conoscere il nome di Floyd Gottfredson! Lo leggevo già in vecchi omaggi per gli abbonati di mio padre che avevo in casa, ma Boschi e Becattini con Gli anni d’oro di Topolino mi hanno spiegato davvero l’importanza della sua opera.
E poi Luca me lo trovo sempre in ogni libro a cui lavoro, disneyano o no. È già passato dove sto andando io, e se io e i miei colleghi divulgatori abbiamo la strada facilitata nel fare il nostro lavoro lo dobbiamo in gran parte a lui.

Alberto, grazie. E lunga vita a Topolino Classics!

Intervista realizzata via mail nel mese di settembre 2026.

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla è nato nel 1987 a Milano. Probabilmente sarebbe diventato un professore di italiano come suo padre, se il fumetto non lo avesse risucchiato. Dopo aver collaborato per un paio di anni con la Fondazione Franco Fossati, nel 2011 è stato tra i fondatori di WOW Spazio Fumetto a Milano e per otto anni ha curato la maggior parte delle mostre e degli eventi del museo. È tra gli organizzatori di Bricòla, il festival di autoproduzioni a fumetti di Milano, e dal 2022 coordinatore e responsabile dell’area fumetto di Cartoon Club & RiminiComix. Scrive per Fumettologica e per il sito della Radiotelevisione svizzera italiana, è editor e ufficio stampa di ReNoir Comics, cura edizioni a fumetti per editori come Panini, RCS e Hachette, e dal 2022 insegna autoproduzione e storia del fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Milano. Nel tempo libero pubblica le autoproduzioni a fumetti dei Ronfi insieme al loro creatore Adriano Carnevali.

Andrea Bramini

Andrea Bramini

(Codogno, 1988) Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su "Watchmen". Ha lavorato per un'agenzia di pubbliche relazioni ed è attualmente impiegato in un ufficio.
Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, i graphic novel autoriali italiani ed internazionali e alcune serie Bonelli. Ha scritto di queste passioni su alcuni forum tematici ed è approdato su Lo Spazio Bianco nel 2011, entrando qualche anno dopo nel Consiglio direttivo.

David Padovani

David Padovani

Fiorentino, classe 1972, svolge la professione di architetto. Grazie a un nonno amante della fantascienza e dei fumetti, scopre la letteratura fantastica e il mondo degli albi Corno della seconda metà degli anni '70.
Tex e Topolino sono sempre stati presenti nella sua casa da che si ricordi, e nella seconda metà degli anni '80 arrivano Dylan Dog e Martin Mystere e la riscoperta del mondo dei supereroi USA.
Negli anni dell’università frequenta assiduamente le fumetterie, punti d’incontro di appassionati, che lo portano a creare assieme ad altri l’X-Men Fan Club e la sua fanzine ciclostilata, in un tempo in cui di web poco si parlava ancora.
Con l’avvento del digitale, continua a collezionare i suoi amati fumetti diminuendo la mole di volumi cartacei acquistati, con somma gioia della compagna, della figlia e della libreria di casa!

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