I nuovi volti del Marvel Cinematic Universe
Con l’uscita nelle sale di Spider-Man: Brand New Day, assistiamo all’ingresso di un nuovo personaggio nel Marvel Cinematic Universe interpretato da Sadie Sink. Per rispetto a coloro che non hanno ancora visto la pellicola, e considerando che i Marvel Studios probabilmente non riveleranno (ancora per qualche giorno) il ruolo dell’attrice di Stranger Things per permettere una piena fruizione al pubblico dell’esperienza cinematografica, non sveleremo il suo personaggio; possiamo prendere però spunto dal suo ingresso per una analisi riguardante gli ultimi casting operati dai Marvel Studios e l’esigenza per la major di ricreare un certo feeling con gli spettatori.
L’intensa prova attoriale della 24enne attrice nel nuovo capitolo dedicato all’arrampicamuri, forse uno dei più emotivi e maturi e fortemente indirizzato verso legami e sentimenti interpersonali, ha confermato innanzitutto come la cosiddetta “superhero fatigue” non sia tale quando le sceneggiature puntano su temi e argomenti capaci di profondità, fornendo allo stesso tempo uno spettacolo di intrattenimento. Oltre a questo, però, c’è anche da evidenziare come il casting dell’attrice sia una indicazione della strada che la major deve intraprendere.
Nei giorni scorsi, in un interessante articolo di TheWrap dal titolo “Perché Yelena è l’unico personaggio che ci interessa davvero nel trailer di Avengers: Doomsday”, la giornalista Andi Ortiz indicava la grande difficoltà da parte della branca cinematografica della Casa delle Idee, negli ultimi anni, nel ricreare una connessione attraverso i personaggi, soprattutto in seguito all’addio di numerosi nomi di grido dopo gli eventi di Avengers: Endgame, sottolineando come l’unico a emergere negli ultimi tempi sia stato Yelena Belova (Florence Pugh).
Da allora non ci sono stati molti personaggi che si siano rivelati un punto di riferimento costante per il franchise (anche perché le loro apparizioni sono state piuttosto sporadiche). Il Bucky di Sebastian Stan ha fatto da ponte in “Thunderbolts”, e chiaramente il Thor di Chris Hemsworth sta dimostrando di essere ancora qualcuno a cui rivolgersi quando arriva una grande, grandissima battaglia.
Ma quando la Marvel ha annunciato il ritorno di Robert Downey Jr. e Chris Evans per “Doomsday”, la notizia ha suscitato più critiche che entusiasmo. Molti hanno sostenuto che il loro ritorno fosse semplicemente la prova che lo studio avesse esaurito la sua vena creativa e si stesse aggrappando (e spendendo un sacco di soldi) a qualsiasi tipo di gancio per recuperare parte dei fan. La presenza di Evans nell’ultimo trailer non ha fatto altro che riportare a galla questo sentimento.
I personaggi che ci aspettavamo prendessero il comando, a cui erano stati specificamente affidati ruoli di primo piano, come Sam Wilson (Anthony Mackie) e Shuri (Letitia Wright), stanno ancora cercando di trovare il loro posto. Al primo è stato affidato il compito di riunire una squadra di Vendicatori solo l’anno scorso in “Captain America: Brand New World”, sei anni dopo “Endgame”.
La giornalista specifica come alcuni di questi personaggi si siano trovati, non per colpa loro, in una fase del Marvel Cinematic Universe che non si è dimostrata coerente in quanto a qualità e quantità, dando per un certo periodo l’impressione di una fase altalenante, che non ha aiutato a un “passaggio delle consegne” tra la vecchia guardia e quella nuova. La Ortiz fa presente come anche Kamala Khan, interpretata da Iman Vellani e al centro di una storyline inerente gli Young Avengers, sia caduta vittima di questa situazione. Per questo ipotizza che sia possibile che la sua trama non si concretizzi nel prossimo futuro (noi invece pensiamo il contrario).
Stessa analisi viene portata avanti per lo Shang-Chi di Simu Liu, che rivedremo in Avengers: Doomsday ma ben cinque anni dopo il suo film standalone. L’unica eccezione resta Florence Pugh e la sua nuova Vedova Nera, forse l’unico personaggio con apparizioni frequenti e stabili negli ultimi due anni.
Yelena è l’unico personaggio del nuovo gruppo con cui abbiamo avuto modo di interagire a fondo prima dell’uscita di Avengers: Doomsday. Ancora più importante, non è passato molto tempo dall’ultima volta che l’abbiamo vista, ovvero dall’uscita di Thunderbolts* l’anno scorso. Gran parte del merito va all’interpretazione di Florence Pugh, innegabilmente eccellente. E, come ci hanno insegnato gli attori originali degli Avengers, la recitazione è fondamentale. Interpretare un supereroe può diventare ridicolo in fretta e ci vuole un certo livello di recitazione non solo per renderlo divertente, ma anche per conferirgli profondità. Gli attori che interpretavano la squadra originale lo facevano in un modo che sembrava unico e inimitabile. Lo stesso vale ora per Florence Pugh nei panni di Yelena Belova.
Proprio il fattore recitazione è quello su cui i Marvel Studios stanno tornando a puntare. I recenti casting di Ryan Gosling e David Johnson rispettivamente per i ruoli di Ghost Rider e del nuovo Black Panther vanno in questa direzione, così come la scelta di Sadie Sink, che si è rivelata azzeccata per il ruolo in Spider-Man: Brand New Day, e che vedremo presto in Avengers: Secret Wars. Da un certo punto di vista, è chiaro come i Marvel Studios stiano tornando a usare il casting in maniera più congeniale, guardando a come questi attori possano rendere i personaggi di nuovo riconoscibili al grande pubblico, andando oltre i propri volti e facendosi amare per le loro caratterizzazioni. Laurence Olivier diceva che il pubblico è l’unico specchio in cui l’attore può vedere la verità del proprio lavoro, e noi ci auguriamo che questi nuovi attori riescano a ricreare quella sensazione.







