La storia, di per sé, è un classico della narrativa: c’è qualcuno, nel manicomio di Harlech, che sostiene di essere Dylan Dog. E sembra esserlo davvero, perché ha i suoi ricordi, i suoi pensieri e anche il suo aspetto. Ma la realtà è molto più labirintica di quanto si possa pensare.
Tornare a giocare con il personaggio di Xabaras era davvero un gioco ad altissima tensione: un terreno scivoloso sul quale muoversi con cautela, consapevoli anche che il ritorno del negromante era atteso da buona parte del fandom, mancando dal 2020 dalla serie regolare (sul numero #402, Il tramonto rosso)
Marco Nucci non si tira indietro e con la complicità di Paolo Martinello ai disegni racconta il ritorno ad Undead, costellato da tanti richiami a quell’universo dylaniato che mostra brandelli di continuity interna: una storia piena di ribaltamenti narrativi e percorsi a specchio, che sembrano rifarsi a quanto detto dall’autore nella prefazione di Harlech Asylum:
“Le storie con Xabaras mi piacevano perché erano difficili, non si capivano. Io non le capivo, ed ero contento: se c’è una cosa che mi piace, oltre ad avere paura, è non capire. Anche questo l’ho imparato da Dylan”.
Questo numero #478 continua prima di tutto nella mission che sembra essersi prefissata Barbara Baraldi come curatrice: cercare e in qualche modo tornare a quella semplicità complessa che era propria dello stile di Tiziano Scalvi senza fare un semplice esercizio di calligrafismo, bensì tentando di adattare la poetica del creatore del personaggio ai tempi e ai ritmi moderni.
Harlech Asylum è così: una storia che inizia a correre su sentieri conosciuti ma che a poco a poco deraglia nella follia con un gioco di scatole cinesi organizzato alla perfezione. C’è Xabaras, ci sono Undead e Lord Chester, ma è tutto mischiato insieme in un doppio binario narrativo, che spariglia le carte fino al colpo di scena finale: e nonostante questo meccanismo perfetto, non è la costruzione della storia a essere la (sola) cosa migliore.
Ci sono i disegni, prima di tutto. Martinello lavora di cesello e sembra voler riempire ogni vignetta di segni, linee, tratti, arrivando a deformare l’immagine come in un grandangolo.
Eppure alla fine tutto sembra rispecchiare un ordine preciso, guardando da vicino alle composizioni di Gustave Doré: nei suoi disegni il tratteggio del contrasto tra bianchi accecanti e neri profondi fa sì che l’ombra non sia un elemento neutro, ma diventi un riflesso psicologico dell’angoscia e del male.
Il suo storytelling è sempre stato dinamico, ma in Harlech Asylum diventa ancora più cinematografico, con sequenze che sembrano muoversi agli occhi di chi legge o altre che risuonano direttamente di espressionismo tedesco. Inoltre, sa tratteggiare l’orrore nascondendolo nei dettagli oppure facendolo esplodere in splash page di grande effetto (pag 44, o pag 51), immerse sempre e comunque nei suoi neri spessissimi ma liquidi.
Poi c’è il sottotesto, quella poetica del doppio che lo stesso Sclavi aveva impostato come base di tutta la serie, che qua diventa centrale ed esondante.
L’indagatore dell’incubo vive da sempre in un mondo dove la linea tra sogno e veglia, bene e male, vita e morte è fluida e incostante: il rapporto tra Dylan e il suo arcinemico/padre è uno dei motori della saga classica, con dinamiche che si instaurano tra l’alter ego oscuro/genitore, che cerca la vita eterna attraverso la morte, e il personaggio buono/figlio che rappresenta ontologicamente l’accettazione della mortalità e il dolore dell’esistenza. Come teorizzato poi dal filosofo Giulio Giorello, in molte storie sclaviane l’identità personale ricorda il nastro di Moebius, perché iniziando come “buoni” si finisce per scoprire la propria metà oscura o viceversa, in un ciclo continuo dove l’interno e l’esterno si confondono.
Le basi teoriche su cui poggia la storia di Nucci allora sono proprio queste, ma portate al loro estremo con intelligenza e abilità. E in questo, le deformazioni e il dettaglio di Martinello servono bene i testi, come infinite linee e strade che conducono un disegno complessivo tanto grande quanto enigmatico e sfuggente.
Anche la presenza di Xabaras acquista una valenza metanarrativa in questo senso, aggiungendo un ulteriore tassello di una mitologia che cresce lentamente ma inesorabilmente.
Un albo prezioso, che ricorda il motivo per cui il fumetto bonelliano, negli anni, ha più volte saputo infrangere quella rigida e sciocca distinzione tra “fumetto popolare” e “fumetto d’autore”.
Abbiamo parlato di:
Dylan Dog # 478 – Harlech Asylum
Marco Nucci, Paolo Martinello
Sergio Bonelli Editore, giugno 2026
96 pagine, brossurato, bianco e nero – 5,80 €
EAN: 977112158000960478










