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L’Inferno secondo Miguel Ángel Martín: quando Fulci incontra Dante

14 Luglio 2026
Miguel Ángel Martín racconta il confronto con Dante, il rapporto con l'Italia e la persistente attualità delle anime dannate.
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Dopo aver attraversato per decenni i territori della deformazione corporea, dell’alienazione e delle ossessioni contemporanee, Miguel Ángel Martín si confronta con uno dei grandi classici della letteratura occidentale: l’Inferno di Dante, recentemente pubblicato da Edizioni NPE. Lontano dal peso della tradizione iconografica e guidato da riferimenti inattesi come Lucio Fulci, l’autore spagnolo offre una lettura personale e profondamente coerente con la propria poetica. Ne abbiamo parlato con lui, esplorando il rapporto tra il suo immaginario e quello dantesco, il significato del male nel presente e il legame speciale che da anni lo unisce ai lettori italiani.

COVER Inferno illustrato da Martin high res CMYK

Miguel, bentornato su Lo Spazio Bianco!
Negli anni abbiamo avuto più volte occasione di parlare del tuo lavoro, ma questa volta il punto di partenza è davvero speciale: il tuo incontro con Dante e con il suo Inferno. Un progetto che ci è sembrato l’occasione perfetta per tornare a discutere di immagini, corpi, paure, immaginario contemporaneo e di tutto ciò che continua a rendere il tuo sguardo così riconoscibile.
Nel corso della tua carriera hai costruito un immaginario molto personale, popolato da corpi modificati, violenza, tecnologia, sessualità e forme diverse di alienazione. Quanto è stato naturale portare il tuo sguardo dentro l’universo dantesco e quanto, invece, l’hai vissuta come una sfida che ti ha costretto a uscire dal tuo universo abituale?
Non avevo mai letto Dante prima della proposta di Edizioni NPE. Ovviamente sapevo che Dante è il “padre” della lingua italiana, l’equivalente di Cervantes per la lingua spagnola. Per ora ho letto solo l’Inferno e l’ho letto tradotto (tradito, hahaha!) in spagnolo. Il mio italiano non è ancora abbastanza buono per comprendere bene l’originale, ma spero di poterlo fare un giorno. La prima cosa di cui mi sono reso conto è che l’Inferno è un luogo senza tempo. Certo, è stato scritto nel Rinascimento e ci sono molti riferimenti a personaggi dell’epoca di Dante, oltre che del mondo classico, però le situazioni e gli eventi, tutto ciò che Dante descrive, appartengono alla pura natura umana. In questo senso non è stato difficile adattarlo al mio stile contemporaneo. Alcune descrizioni, come quelle delle mura o delle città di ferro, ricordano l’architettura brutalista o industriale, molto più vicina al mio mondo. Per illustrarlo ho preso come riferimento un altro artista italiano: Lucio Fulci e i suoi film di zombie, veramente infernali, hahaha!

Questa edizione dell’Inferno arriva dopo una lunga storia di reinterpretazioni della Commedia da parte di artisti molto diversi tra loro. Hai sentito il peso di questa tradizione mentre lavoravi al libro?
Non ho avvertito affatto il peso degli altri illustratori; come ho appena detto, il mio riferimento è stato Fulci. Non ho disegnato il narratore né Virgilio, ma solo le anime dannate, e ho tenuto conto delle descrizioni dell’autore nel tentativo di riflettere la sofferenza delle anime. Mi è sembrato un inferno più vicino a Fulci che a Gustave Doré, illustratore che non mi piace molto. È un bravissimo disegnatore, senza dubbio, ma non mi piace il suo sguardo come illustratore di libri. Non mi è piaciuta neanche la sua versione del Don Chisciotte (che ho illustrato anch’io per il mio editore spagnolo): è molto teatrale e romantica, sembra più Il canto dei Nibelunghi o Il Cantico dei Cantici. Ma il mondo di Don Chisciotte è più simile a uno spaghetti western come Lo chiamavano Trinità: sole cocente, paesaggi aridi, cibo povero. Ho sentito dire che c’era un progetto per realizzare un film su Don Chisciotte con Terence Hill e Bud Spencer, che però non è mai andato in porto…

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Quali elementi del cinema di Fulci ti sembravano particolarmente adatti a tradurre visivamente il mondo immaginato da Dante? È una questione estetica, emotiva o legata al modo in cui il regista rappresentava il corpo e la sofferenza?
I corpi corrotti e putrefatti dei suoi film sono più cruenti, raccapriccianti e disgustosi di quelli dei film di Romero e di altri registi. Certo, è una questione estetica ed emotiva, legata al mondo di Fulci, che secondo me è molto più infernale del mondo di altri registi dell’orrore e molto più del mondo di Gustave Doré, la cui interpretazione non mi sembra un vero inferno.

Dici che nel volume hai scelto di non rappresentare Dante e Virgilio, concentrandoti invece quasi esclusivamente sui dannati. È stata una decisione intuitiva oppure una precisa chiave di lettura del poema?
È la chiave di lettura: far sentire i lettori dentro un vero inferno!

Da autore spagnolo, che impressione ti ha fatto confrontarti con un testo che per noi italiani è quasi un elemento fondativo della nostra identità culturale?
La stessa impressione che ho avuto quando ho illustrato il Don Chisciotte o l’opera del Marchese de Sade, un altro classico che ho illustrato. Non considero mai il fatto di stare illustrando un capolavoro: mi sento sempre libero, senza la pressione del prestigio o della storia. Penso che un artista debba essere sempre libero di “interpretare” il mondo, compresi i mondi creati da altri.

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Da molti anni il male è una presenza costante nel tuo lavoro. Che cosa rappresenta per te oggi? Una forza sociale, una pulsione individuale, una costruzione culturale o qualcosa di diverso?
Solo una parte della natura umana. La natura umana è duale. Il sistema bipolare lo riflette bene: noi e loro, bene e male, Yin (oscurità) e Yang (luce). Bene e male non sono categorie che considero quando lavoro: io sono soltanto un artista e non ho responsabilità sociali né simpatie etiche. Il mio riferimento artistico assoluto è Marcel Duchamp, che ha cambiato il corso della storia dell’arte senza mai predicare nulla, né tenere sermoni o parlare di politica. Per me è l’esempio dell’artista allo stato puro, così puro da aver fatto di se stesso un’opera d’arte.

Guardando il mondo contemporaneo, ci sono aspetti della realtà che ti sembrano più infernali oggi rispetto a quando hai iniziato la tua carriera?
La polarizzazione e la perdita della libertà di espressione, soprattutto nella parte negativa dei social network.

Andrea Grieco scrive nella sua introduzione al volume che, nel clima culturale contemporaneo, il Paradiso rischierebbe di apparire quasi anacronistico, mentre l’Inferno continua a parlarci con forza. È una considerazione nella quale ti riconosci?
Qualsiasi cosa minacci la libertà individuale rappresenta un inferno per me, hahaha!

Quale personaggio della Divina Commedia, secondo te, sarebbe perfettamente a suo agio nel mondo contemporaneo?
Le anime dannate, hahaha!

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Cosa ti porta a pensarlo? Quali aspetti del presente ti sembrano più vicini all’Inferno dantesco?
Preciso, non solo nel mondo contemporaneo: le quattro piaghe dell’Apocalisse biblica sono l’inferno sulla Terra e sono sempre state qui. La tecnologia ha trasformato tutto questo, portando morte e sofferenza su scala industriale: la Prima guerra mondiale e soprattutto la Seconda, con l’Olocausto, Hiroshima e Nagasaki…

L’Italia ha avuto un ruolo importante nella diffusione del tuo lavoro, spesso anche nei momenti più controversi della tua carriera. Che rapporto senti di avere oggi con i lettori italiani?
Ho imparato molto dall’Italia e dai lettori italiani! A volte dico ai miei amici italiani che la Spagna è il mio secondo Paese preferito! Hahaha! Il mio fumetto Bitch è stato ispirato dalle mie esperienze personali nei centri sociali italiani degli anni Novanta. Oggi mi sento in Italia come a casa.

Nel corso degli anni hai avuto modo di frequentare spesso l’Italia e molti suoi festival. Hai la sensazione che il pubblico italiano legga il tuo lavoro in modo diverso rispetto a quello di altri Paesi?
Penso di sì. L’Italia è un Paese molto più colto e sofisticato della Spagna e, come tutte le persone intelligenti, gli italiani hanno un grande senso dell’umorismo. Nel mio lavoro c’è molto umorismo nero e credo che gli italiani lo abbiano sempre compreso piuttosto bene. Penso che i lettori italiani riflettano di più sulle cose e le considerino con maggiore attenzione.
Non dovremmo dimenticare neppure che alcuni degli artisti più estremi sono stati italiani, come Pasolini o Ruggero Deodato, con il quale ho avuto l’onore di collaborare al libro illustrato Cannibal Holocaust 2, nel quale Deodato ride di se stesso facendosi mangiare da una tartaruga. Bravissimo, hahaha!

Se Dante bussasse oggi alla tua porta chiedendoti di mostrargli l’inferno contemporaneo, dove lo porteresti?
Dentro se stesso, nella sua stessa natura. L’inferno sarà sempre con noi.

Intervista condotta via mail nel mese di giugno 2026.

Miguel Ángel Martín

Miguel angel martin

Miguel Ángel Martín (León, 1960) è uno degli autori più radicali e riconoscibili del fumetto europeo contemporaneo. Attivo dagli anni Ottanta, ha costruito un immaginario personale in cui convivono fantascienza, body horror, satira sociale e una costante riflessione sui lati più oscuri della natura umana. Il suo stile grafico essenziale e apparentemente “pulito” contrasta con la crudezza dei temi affrontati, dando vita a opere che hanno spesso suscitato dibattiti e controversie.
Tra i suoi lavori più celebri figurano Psychopathia Sexualis, Brian the Brain, Rubber Flesh, The Space Between e Surfing on the Third Wave. Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il premio come Miglior Autore al Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême nel 1999. Da sempre legato all’Italia, dove ha trovato alcuni dei suoi lettori più attenti e appassionati, torna oggi a confrontarsi con un classico assoluto della letteratura occidentale attraverso la sua personale interpretazione dell’Inferno di Dante, pubblicata da Edizioni NPE.

Angela Pansini Valentini

Angela Pansini Valentini

Molfetta (BA), classe 1981.
Si è laureata in Editoria e Giornalismo e in Scienze dello Spettacolo, presso l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
Ex giornalista pubblicista, tra il 2003 e il 2013 ha collaborato con diverse testate in ambito locale.
Dal 2010 ha iniziato a interessarsi di Fumetto, scrivendo per Temperamente, Leggere:Tutti e LettereVive.
A partire dal 2014 è entrata a far parte stabilmente della redazione de Lo Spazio Bianco e dal 2018 di Fumo di China.
Ha firmato il saggio dal titolo "Analfabetismo" per Le parole sono importanti, pubblicato da DOTS Edizioni.
Nel 2011 ha fondato il Club del Libro di Bari e ne ha coordinato le attività, con passione e grande successo, sino al 2021.

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