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[KALPORZ] La Top 7 delle canzoni dei Tame Impala

25 Aprile 2026
di
[KALPORZ] La Top 7 dei Tame Impala da Kalporz: sette canzoni simbolo, tra psichedelia e pop, con un album rimasto escluso.

La nostra personalissima Top 7 delle loro canzoni migliori, con un album che non è rappresentato. A voi scoprire quale!

7. “End Of Summer”

da “Deadbeat” (2025)

“Deadbeat” non è stato accolto bene dalla critica, lo si sa. Però questa “End Of Summer” (che è uscita davvero alla fine dell’estate) ci fa capire che probabilmente Kevin Parker aveva tanta roba in testa che non ha concretizzato nell’album nel suo complesso, ma che qui riesce ad esprimere: c’è la nostalgia per quel periodo della giovinezza in cui si balla su queste canzoni che non conta molto come siano, basta che ci sia la cassa dritta. C’è il suono bellissimo di quella cassa, appunto. Splendido. Quando c’è solo lei (ai minuti 00:26 e 3:52) è fantastico: il pezzo già funziona solo così. Parker non ha paura di dilungarsi andando controcorrente e in quest’epoca di canzoni che devono essere brevi e funzionali allo streaming la confeziona di una durata di più di 7 minuti. Se fosse stato tutto l’album così… (Paolo Bardelli)

6. “Lucidity”

da “Innespeaker” (2010)

Il video più bello (e conosciuto) degli estratti di “Innespeaker” è certamente “Solitude Is Bliss”, ma quello di “Lucidity” è quello con il senso più aderente al suono della band di Kevin Parker: un drone viene lanciato nel cielo sopra il gruppo che suona nel deserto, in una specie di “Live In Pompeii” australiano, e gira a caso inquadrando scampoli di nuvole e i terreni sottostanti, fino a cadere sfinito. Il brano pedala sotto questo video casuale e stralunato, mostrando tutte le doti di chitarrismo altrettando stralunato e pieno di fuzz. Quello che poi diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica, almeno per due album. Ma ancor oggi – se pensiamo ai Tame Impala – pensiamo a canzoni come “Lucidity”. (Paolo Bardelli)

5. “Enders Toi”

da “Lonerism” (2012)

In “Lonerism” Kevin Parker suonò quasi tutti gli strumenti lui, e questa particolarità è la ragione per cui ha un sapore così gioioso: dietro ogni passaggio di “Enders Toi”, ad esempio, Parker sembra che si diverta a sperimentare un nuovo strumento, un effetto diverso, un suono strano. La base del brano però è quel flanger che dilata la base sonora fatta di una chitarra acustica acida in un’autostrada ondulata, un habitat pronto a diventare il luogo perfetto per coltivare funghetti psichedelici. Una canzone in psilocibina, insomma. (Paolo Bardelli)

4. “Alter Ego”

da “Innespeaker” (2010)

“Alter Ego” è il terzo brano in scaletta nell’album di debutto Innerspeaker di Tame Impala. È uno di quei pezzi in cui ci si rende subito conto della genialità della produzione di Kevin Parker: tutto è immerso in un riverbero quasi eccessivo, eppure la batteria, con il suo ritmo incalzante, mantiene quel punch che ha reso così distintivo il suono della band.

Le chitarre, fortemente effettate, svolgono un ruolo ambiguo e affascinante: a un primo ascolto sembrano quasi un riff di fiati, e questo continuo inganno percettivo è una delle chiavi del fascino del brano. È proprio questa capacità di confondere e stratificare i piani sonori a rendere Alter Ego così seducente e immersivo.

Il testo si muove invece su un piano più introspettivo, configurandosi come un vero e proprio monologo interiore. L’“alter ego” diventa la voce di un conflitto costante tra l’immagine che costruiamo dentro di noi e quella che proiettiamo all’esterno: aspettative disattese, smarrimento e insicurezze si intrecciano in un dialogo che finisce per rivelare come il giudizio più duro sia sempre quello che rivolgiamo a noi stessi.

In questo senso, Parker ci accompagna — in una sorta di stato alterato, sospeso tra psichedelia e autoanalisi — su un ideale lettino dello psicologo, dove il vero nodo non è il mondo esterno, ma il modo in cui scegliamo di guardarci. (Saverio Paiella)

3. “Elephant”

da “Lonerism” (2012)

“Elephant”, all’interno di “Lonerism”, è anomalia, quasi contraddizione. Un brano descritto dal suo stesso autore come il momento più blues del disco, ma sospeso tra pulsioni garage, una lieve patina glam e un afflato psichedelico visibile più negli approdi che in termini meramente musicali. “Elephant” è imperniato intorno a un riff monolitico e a un incedere iterativo, simil-marziale; è un pezzo che cerca e (trova) una tensione ideale fra le ripetizioni e le deflagrazioni lisergiche che arrivano nel mezzo, con un effetto quasi ipnotico; è sintesi ed equilibrio fra soluzioni che potrebbero suonare vagamente retrò, ma che appaiono maledettamente contemporanee grazie alla solita sensibilità produttiva di Parker. L’Elefante, incarnato dal passo pesante del brano, è metafora sociale, descrizione critica e caricaturale di una figura egoica osservata da lontano: un momento in cui testo e musica si fondono, esaltandone reciprocamente il senso. (Piergiuseppe Lippolis)

2. “Keep On Lying”

da “Lonerism” (2012)

Nella parte mediana di questa canzone succede di tutto: parte un assolino piccolo piccolo, ci sono voci danzanti, flanger, phaser, organetti che si sciolgono, bassi fuzz che saltellano. E’ una confusione salutare, allegra, piena di voglia di vivere nonostante qui si parli di bugie, tradimenti e del rimanere soli.

Soon I’ll be alone

I Tame Impala trasformano le difficoltà della vita in un sogno psichedelico, perché quello è un modo di affrontarle senza andare giù di testa. (Paolo Bardelli)

1. “Let It Happen”

da “Currents” (2015)

E’ una costante: le migliori canzoni dei Tame Impala sono quelle più lunghe. Ma “Let It Happen” è un mondo a parte. Il brano anticipò l’album della “svolta pop”, “Currents”, e lo fece con talmente tante idee da rimanere sbalorditi: il ritornello che invece di esplodere si dissolve, l’effetto “cd che salta” a metà brano (tensione pura risolta da un’apertura emotiva quasi commovente) e poi quel continuo slittare tra synth-pop, psichedelia, vocoder à la Daft Punk, riff di chitarra che riemergono dove prima c’erano i sintetizzatori.

“Let It Happen” resta un oggetto unico e irripetibile. Un manifesto, più che una canzone. (Paolo Bardelli)

Photo Credit: Kate Green
pubblicazione della foto autorizzata da ufficio stampa Spin Go! 

Pubblicato originariamente su https://www.kalporz.com/2026/04/la-top-7-delle-canzoni-dei-tame-impala/.


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Kalporz scrive di musica, con una propria visione, dal 2000. È da sempre attenta alle novità, alle tendenze, alle scene emergenti, e gli piace raccontarle in modo originale, senza filtri e con cura. In particolare la sua curiosità musicale è alla ricerca delle “cose belle”, al di là dei generi.

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(Collaboratore esterno) Kalporz scrive di musica, con una propria visione, dal 2000. E' da sempre attenta alle novità, alle tendenze, alle scene emergenti, e gli piace raccontarle in modo originale, senza filtri e con cura. In particolare la sua curiosità musicale è alla ricerca delle “cose belle”, al di là dei generi.

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