Sbe Addio Ad Alfredo Castelli

AVIƧO: qui si parla di Castelli in aria!

10 Febbraio 2024
Un ricordo di Alfredo Castelli da parte di Giovanni Eccher, sceneggiatore bonelliano e collaboratore del compianto fumettista.
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Alfredo Castelli è una persona eccezionale. Talmente esuberante da un punto di vista umano, culturale, emotivo, creativo che si potrebbero passare anni a parlare di lui, a raccontare aneddoti che lo riguardano, a ricordare le sue opere, e sono certo che molti lo faranno – molti che lo hanno conosciuto meglio e più a lungo di me, che gli sono stati più vicini, che hanno fatto parte della sua vita molto più di quanto lo abbia fatto io, che nel suo film sono stato solo uno di quei personaggi secondari che compaiono occasionalmente e dicono solo un paio di battute.

Certo, nel mio film lui è stato molto di più: è comparso quasi in sordina durante la mia infanzia con certi fumetti di cui nemmeno sapevo fosse lui l’autore, poi ha aperto una breccia con la comparsa di Martin Mystère (di cui all’epoca mai mi sarei sognato che sarei diventato uno degli sceneggiatori), e poi man mano mi ha accompagnato fin adesso, sia come lettore che sul lavoro, e ancora mi accompagna. Ma questo è un destino che ho in comune con decine, o più probabilmente centinaia di migliaia di lettori (e autori) di questo mezzo secolo a cavallo tra due millenni. Inoltre, vivo tutto ciò che c’è tra me e Alfredo a livello umano e il dolore dato dalla sua dipartita come un fatto personale, di cui avrei difficoltà a parlare in pubblico e che rischierebbe di divenire stucchevole.

Di conseguenza non voglio dilungarmi su quali e quante fossero le caratteristiche che lo rendevano speciale, a partire dalle sue qualità umane. Voglio invece focalizzarmi su un aspetto, tanto intrinseco al personaggio da farmi sospettare che lo abbia studiato e analizzato fino al punto da trasformarlo in una forma d’arte: la procrastinazione.

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Alfredo Castelli intervistato da Guglielmo Nigro e Alberto Casiraghi per Lo Spazio Bianco (2005)

Chiunque abbia lavorato con Alfredo sa infatti che la sua aderenza alle scadenze (imposte dagli altri o da sé stesso in ugual misura) non è ottimale, e molti sono i disegnatori che hanno lamentato di non ricevere per tempo le pagine di sceneggiatura, o gli sceneggiatori che hanno aspettato settimane o mesi di vedere approvati i loro lavori, per non parlare di editori e caporedattori che sono impazziti per stare dietro alle deadline. Ma questo è dovuto alle loro aspettative errate, alle quali peraltro Alfredo cercava per quanto possibile di venire incontro. La verità è che Alfredo è un Maestro non solo nella scrittura e nell’umorismo, ma anche nella nobile arte della procrastinazione, e con ottimi risultati.

Discendente dall’otium latino, e traghettata attraverso il Medioevo da monaci e signori illuminati come Federico II, questa pratica di vita negli ultimi due/tre secoli è stata umiliata e vilipesa. Vista dai fanatici dell’automazione ingegneristica e della pianificazione come una sorta di rifugio dei pigri o degli ignavi, ora è schernita apertamente da coloro (spesso politici e uomini di potere, giustamente detestati da Alfredo) che propagandano di “fare i fatti” qualunque cosa voglia dire, di dormire non più di tre ore a notte, di mettersi al lavoro “pancia a terra” (che poi è la posizione migliore per non fare un cazzo), di lavorare indefessamente e di non dedicare spazio alle frivolezze. A quali risultati possa portare questa posa è dimostrato, senza bisogno di grosse spiegazioni, dai risultati ottenuti finora dai suddetti politici.

Scarpa Castelli
Laura Scarpa e Alfredo Castelli, ospiti alla cena di redazione a Lucca Comics & Games 2021
Barak E Burattini

Alfredo invece è un fuoriclasse della procrastinazione, che è l’esatto opposto. E che, a scanso di equivoci, NON è fancazzismo o dispersività, anzi richiede costanza, concentrazione e impegno continui, oltre che la calma Zen di uno scoglio nella tempesta. Ad esempio ricordo un giorno in cui andai a trovare Alfredo in ufficio e rimasi a osservarlo affascinato mentre, nonostante fosse pressato come sempre da mille impegni e scadenze, avesse il fiato della redazione sul collo e un pacco così di ciano da controllare, con la calma di un monaco buddista e la precisione di un miniaturista medievale rifiniva in Photoshop un meme in cui compariva Barak Obama a braccetto di Moreno Burattini, la cui didascalia era “BARACK E BURATTINI”.

Un fotomontaggio, intendiamoci, destinato non alla pubblicazione in pompa magna sulla copertina del New Yorker o su una pagina social da un miliardo di follower, ma alla sola circolazione tra gli amici. Qualche idiota dirà che stava perdendo tempo, che avrebbe dovuto mettersi sotto per non sforare le scadenze, che certe cose si fanno fuori dall’orario di lavoro, ma in realtà è l’esatto opposto. Un buon procrastinatore non fa altro che mettere nel giusto ordine le cose: prima quelle importanti, poi il resto. Il fatto che spesso ciò che ci appare frivolo non lo sia affatto (e viceversa) risiede in una nostra errata percezione della realtà, non certo nella realtà stessa. Prova ne è il fatto che Alfredo Castelli, il re dei procrastinatori, a oggi ci ha lasciato una sterminata produzione di fumetti, saggi, disegni, vignette, proprietà intellettuali, aneddoti, massime, storie, idee ancora da sviluppare, idee sviluppate e sfruttate fino al midollo, personaggi, barzellette, ricordi. Un corpus da fare invidia ai più sfegatati stakanovisti dello straordinario o fanatici della consegna in orario, da zittire chiunque voglia tacciarlo di pigrizia o di scarsa produttività.

Arrivati a questo punto qualcuno si chiederà perché io continui a parlare di Alfredo al presente, come se fosse ancora tra noi. La risposta è ovvia, lui è ancora tra noi e lo sarà molto a lungo. Ci sono persone che non esistono più nonostante siano ancora vive, tipo i Righeira, e persone che continuano a esistere pur non essendolo più, come Alfredo Castelli. Del resto, procrastinare all’infinito la propria morte è il minimo che ci aspettiamo da lui.

Giuseppe Palumbo Alfredo Castelli
L’omaggio di Giuseppe Palumbo ad Alfredo Castelli dalla pagina Facebook di Cut-Up Publishing. Palumbo fa riferimento a una storia inedita che avrebbe dovuto disegnare con protagonista Van Helsing (personaggio di Castelli di cui l’editore ha raccolto in volume le vecchie storie), che sarebbe stata pubblicata nel corso dell’anno.

Ringraziamo Giovanni per la sua testimonianza. Foto di copertina da www.sergiobonelli.it/in-evidenza/2024/02/06/news/addio-ad-alfredo-castelli-1024248/.

Giovanni Eccher

Giovanni Eccher

(Collaboratore esterno) Nasce a Milano nel 1976. Laureato in Lettere Moderne con tesi sul cinema, inizia la sua carriera come effettista per videoclip, spot pubblicitari, teatro e diversi cortometraggi, tra cui Beyond good and evil (con il quale vince il Premio per gli effetti speciali al Vancouver Effects and Animation Festival nel 1999). Prosegue la carriera di effettista parallelamente a quella di game designer (Ruff Trigger) e sceneggiatore, sviluppando cortometraggi, film didattici e il film stereoscopico per Gardaland Time Voyagers (2007). Arriva al lungometraggio con La radice del male (2006), di cui è co-produttore esecutivo, e The shadow within (2007), entrambi diretti da Silvana Zancolò. Collabora inoltre con il regista Dario Piana ed effettua una revisione del trattamento di Lost Boys III – The Thirst (Warner Bros 2010). È stato regista di diversi cortometraggi, film commerciali e spot televisivi, oltre che del documentario Magnus – Il segno del viandante (vincitore del VAM Fest 2008), dedicato alla figura di Roberto Raviola. Nel 2010 comincia la sua collaborazione con Sergio Bonelli Editore, approdando dapprima su Dampyr e poi su Nathan Never, di cui ha sceneggiato storie sia per la serie regolare che per vari albi collaterali (Universo Alfa, Agenzia Alfa, Le grandi storie). Attualmente è al lavoro anche su Zagor e Dylan Dog.

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