
La trama si discosta ben poco dalle premesse indicate sopra: la multinazionale Ophis e il suo capo Slate hanno trovato il modo, grazie alle ricerche della dottoressa Sarah Epstein, di clonare Gesù e hanno deciso di creare un reality show, J2, in cui raccontare ogni aspetto della sua vita. Viene scelta una madre vergine, Gwen, simbolo della purezza bianca, bionda e americana; viene istituito un servizio di sicurezza affidato all’ex terrorista dell’IRA Thomas McKael per proteggere il progetto dagli NCA (Nuovi Cristiani d’America); viene costruita un’isola/set cinematografico dove seguire ogni passo della nascita e crescita del bambino. Ma la vita in una prigione dorata porta il nuovo messia, una volta adolescente, a ribellarsi e diventare un vero punk rocker.
Su questa struttura, Sean Murphy costruisce un racconto che mescola azione serrata a una satira grossolana, tutto contraddistinto da uno stile caciarone e sopra le righe che va a colpire religione, capitalismo e società dei mass media senza andare troppo per il sottile (interessante, a lato, vedere quanto la tv e i reality avessero un peso al tempo della realizzazione del fumetto e non si parlasse, invece, di social: quasi un’era geologica diversa, nonostante i pochi anni di distanza). Purtroppo la storia, pur dedicata a Gesù e alle enormi domande che un suo ritorno potrebbe porre alla nostra società, viene schiacciata da questa esagerazione, risultando spesso sfilacciata, inconcludente e superficiale, seppur con alcuni guizzi interessanti (e non scontati per l’epoca) che riguardano il ruolo delle protagoniste femminili, che non risultano stereotipate ma forti e risolute, secondo caratterizzazioni ben precise.

La ricerca fatta da Murphy rende molto bene l’atmosfera della guerra condotta dall’IRA, mentre il confronto tra Thomas e Chris, il giovane Gesù, dona spessore a entrambi i personaggi, permettendo soprattutto di scavare nella psicologia e nelle ragioni del primo, che vive una vera e propria crescita, da antieroe a eroe suo malgrado, nel corso del volume. Molto meno solida è invece la parabola di Gesù, che risulta dall’inizio alla fine un personaggio molto stereotipato (così come è stereotipato l’immaginario punk) e un falso protagonista. Anche Slate, cattivo dall’inizio alla fine, appare quasi una parodia esagerata di un cattivo, che di fatto depotenzia e banalizza anche tutta la riflessione sul potere, spesso sottile e serpeggiante, delle multinazionali e dei media.

Rileggere Punk Rock Jesus a dieci anni dopo la sua pubblicazione originaria è un’operazione quantomeno interessante: l’opera di Sean Murphy è tanto intrigante nelle sue premesse quanto non completamente riuscita, coraggiosa e disordinata, tanto potente visivamente quanto squilibrata narrativamente. Pur con tutti i suoi numerosi limiti di critica sociale e uno status da fumetto cult che a una rilettura contemporanea appare poco motivato, l’opera appare al tempo stesso lontanissima e attualissima, il segno che forse la nostra società si evolve meno rapidamente di quanto pensiamo.
Abbiamo parlato di:
Punk Rock Jesus
Sean Murphy
Traduzione di Michele Innocenti
Panini Comics, 2022
360 pagine, cartonato, bianco e nero – 38,00 €
ISBN: 9788828721123








