Nel panorama fumettistico tedesco, Nadine Redlich si sta facendo strada con uno stile narrativo peculiare che, soprattutto nel 2021, ha attirato l’attenzione di pubblico e critica: dopo aver lavorato già durante gli studi, realizzando illustrazioni per New York Times, Die ZEIT, Süddeutsche Zeitung, si fa notare dall’editore Rotopol con il suo lavoro di tesi The Internet, opera sui generis che riproduce in forma cartacea e analogica il funzionamento della rete. Progetto ambizioso che non vede la luce ma che definisce già lo stile dell’autrice, fatto di geometrie precise e una linea semplice, minimalista e stilizzata.
Questi elementi, insieme alla stilizzazione grafica, la tecnica narrativa tesa a trasmettere lo scorrere del tempo nel dettaglio, il racconto dei sentimenti umani, mescolati a sarcasmo e pungente ironia, trovano il loro compimento in Stones, fumetto del 2021 ben recensito dalla critica tedesca che narra la quotidianità di una pietra parlante. In una griglia di sei vignette non divise da spazi bianchi, su uno sfondo fisso dai colori piatti e sgargianti, il sasso interagisce con il lettore e con il mondo circostante mentre il tempo passa intorno a lei, riflette sulla propria esistenza, si emoziona come se fosse una persona in carne e ossa grazie alla capacità dell’autrice di modulare con pochi tratti le espressioni della protagonista: siamo di fronte a un fumetto esistenzialista che non si prende mai sul serio, che scherza e diverte, ma che è anche capace di stuzzicare dal punto di vista intellettuale parlando della condizione umana meglio di tanti fumetti autobiografici e ombelicali che abbondando sul mercato tedesco come altrove.
E proprio in occasione della pubblicazione in Italia di Paniktotem da parte di Rulez, l’abbiamo intervistata per parlare del suo stile, delle sue opere (in particolare proprio Paniktotem e Stones) e del suo percorso di formazione.
Ciao Nadine e grazie del tuo tempo!
Quando hai iniziato a pensare di diventare illustratrice e fumettista? Qual è stato il tuo percorso?
Ho sempre disegnato. Nella mia scuola materna si riceveva sempre qualcosa da colorare come premio. Per piacere agli altri bambini, ho disegnavo io stessa delle figure da colorare e le ho regalavo. Si può dire che quelli sono stati i miei primi lavori di illustrazione. A scuola disegnavo soprattutto vignette, poi durante gli studi ho iniziato con i miei primi lavori pagati, su commissione.
Non ricordo il primo fumetto, ma sarà stato qualcosa sulla falsariga di Paperino o Asterix e Obelix quando ero molto piccola. Erano i fumetti che giravano a casa dei miei genitori. Mi piaceva tutto di Walter Moers e dei Peanuts. In seguito ho scoperto fumettisti come Daniel Clowes, Jason e Lewis Trondheim.
Hai pubblicato i tuoi primi fumetti con Rotopol Press: quanto è stato importante l’editore per il tuo percorso di pubblicazione?
Ho mostrato la mia tesi di laurea a Rotopol in occasione di un festival del fumetto. Il lavoro era troppo complicato e destinato alla pubblicazione (The internet, una versione analitica di internet realizzata su carta come un fumetto), ma da allora si sono interessati alle mie nuove idee e questo mi ha aiutato enormemente. Rotopol mi ha sempre sostenuto e allo stesso tempo mi ha dato molta libertà.
I tuoi primi fumetti sono stati Ambient Comics 1 e 2, racchiusi in un unico volume nel 2016. Una raccolta di fumetti di una pagina molto particolare: una struttura fissa di sei vignette, con protagonisti solo oggetti o ambienti, in cui viene descritto solo un piccolo, impercettibile cambiamento dall’inizio alla fine. Una narrazione di cose e cambiamenti microscopici: si può dire che il tuo primo approccio al fumetto sia stato quasi scientifico, uno studio su come raccontare il flusso del tempo?
Nella maggior parte dei miei fumetti, il tempo o la tempistica giocano un ruolo importante. Per i progetti di libri, per me è importante avere un’idea concettuale di base che guidi anche il design, ad esempio. Ecco perché gli Ambient Comics non sono disegnati a mano libera, ma con un righello e degli stencil e non ci sono caratteri, per me doveva risultare il più possibile sobrio e concreto. 
Paniktotem è una raccolta di fumetti e strisce accumulati nel corso degli anni. Dopo che l’idea di una raccolta sullo “stress” è stata accettata da Rotopol, ho prodotto di più sull’argomento per poterlo raccogliere in un libro con un certo ritmo di lettura. Tra questi c’era una striscia che riguardava una pietra. La pietra mi si addiceva molto come personaggio per raccontare storie e ho continuato a lavorarci anche dopo la pubblicazione, ed è così che è nata l’idea del libro Stones.
Trovo che spesso i sentimenti, le ossessioni, le nevrosi, ecc. possano essere rappresentati in modo ancora più chiaro se non sono incarnati da figure antropomorfe. Per me, una mela che piange rappresenta il sentimento di tristezza e isolamento più chiaramente di un essere umano che piange. Separando i sentimenti dall’essere umano, essi diventano più chiari.
Il tuo stile è molto chiaro, minimalista: linee semplici, colori piatti. Come lo hai sviluppato?
Ho sempre disegnato figure tondeggianti, che col tempo si sono semplificate. Per Paniktotem ho iniziato a colorare i disegni in modo uniforme, in modo che le vignette e i fumetti fossero tenuti insieme da un’ulteriore staffa e il libro non cadesse a pezzi.
Sei una delle autrici autori più importanti della scena tedesca degli ultimi anni, con molti lavori all’attivo anche su riviste internazionali. I fumetti non hanno una lunga tradizione in Germania, ma di recente la loro produzione è aumentata notevolmente e si stanno facendo notare anche all’estero, in Francia, negli Stati Uniti e anche in Italia. Che idea ti sei è fatta del mondo del fumetto tedesco? Quali sono le tendenze più forti, quelle di maggior successo secondo te? E perché negli ultimi dieci anni la produzione tedesca di fumetti è aumentata?
Sono felice degli sviluppi positivi del fumetto tedesco. Editori come Rotopol lavorano instancabilmente per trovare e promuovere giovani talenti. Il successo, anche internazionale, di artisti come Anna Haifisch, Aisha Franz e Max Baitinger sta contribuendo a creare una nuova generazione di artisti, che a loro volta organizzano i propri festival ed eventi per ispirare.
Grazie mille per il tuo tempo Nadine, speriamo di leggere presto altri tuoi lavori!
Grazie a Rulez per aver curato i contatti con l’autrice.
Nadine Redlich

Biografia parzialmente editata dal sito: http://www.rotopolpress.de/kuenstler/nadine-redlich
Intervista realizzata in collaborazione con Goethe Institut Rome





