
Pedrosa si mostra infatti alle prese con la promozione del libro o ironizza sulla disparate interpretazioni di cui viene fatto oggetto, accomunate soltanto dal loro carattere sfacciatamente strumentale. Accanto agli ormai emblematici salsicciotti da cocktail (vero e proprio tormentone di Autobio vol. 1) fanno capolino elementi metanarrativi, per una miscela che, rispetto al libro d’esordio, brilla di meno dal punto di vista comico. A mancare è soprattutto la facilità con cui la quotidianità veniva rielaborata da Pedrosa in chiave umoristica, e in alcuni casi sembra di avvertire una certa fatica dell’autore nel partorire gag sapide.
Ciò che resta immutato è il suo talento grafico che si esprime ancora una volta ad alti livelli. Il tratto cinetico e allo stesso tempo particolareggiato, unito a una perfetta gestione dello spazio rendono le tavole di Pedrosa un piacere per gli occhi. L’autore riesce a imprimere dinamismo ai propri personaggi, rendendoli attori ricchi di espressività e vis comica. Calibrata la presenza dei dettagli – utili a caratterizzare soprattutto gli ambienti – senza che questi rallentino la lettura: il risultato sono pagine cariche di fascino e tempi comici perfetti.
Abbiamo parlato di:
Autobio vol. 2
Cyril Pedrosa
Traduzione di Giuseppe Peruzzo
Q Press, 2015
48 pagine, brossura, bianco e nero – 9,90€
ISBN: 9788895374246









