
La vicenda ruota intorno alla principessa Tilda che, legittima erede al trono dopo la morte del padre, viene esiliata dal regno a causa di un complotto architettato dalla madre con la complicità del fratello minore. Grazie all’intervento di due fidati cavalieri, Tilda si salva dall’esilio e inizia le sue peregrinazioni per trovare alleati e riprendersi la corona.
Il viaggio di Tilda è l’occasione, per lei e i suoi cavalieri, di confrontarsi con diverse situazioni e personaggi; gli autori procedono su diversi livelli narrativi, dando voce anche agli strati più bassi della società. Infatti, mentre la principessa cerca il modo per riconquistare il suo regno, nella popolazione si sta facendo largo una nuova consapevolezza che parte dalla scoperta di un manoscritto antico: l’Età dell’oro, per l’appunto.
Questo Medioevo non è, dunque, solo un periodo di rivolte e turbolenze, quanto di cambiamento e di nascita di nuove idee: nelle sue peripezie, la principessa finisce per scoprire l’esistenza di una comunità di donne, che vive isolata e in pace, rappresentazione di un modello di uguaglianza e autogestione.
Il mito dell’Età dell’oro, a cui attingono Pedrosa e Moreil, risale all’epoca classica e attraversa la storia della letteratura: è Esiodo il primo a raccontare di un tempo di pace, precedente all’avvento di Zeus, in cui gli dei vivevano in equilibrio tra di loro, senza bisogno di combattere.
“C’è stato un tempo in cui valli e montagne non erano delimitate da muri. In cui gli uomini andavano e venivano liberamente dandosi per regole solo quelle che avevano scelto. Uniti nella disgrazia e nella felicità. A quei tempi gli uomini condividevano tutto, nei periodi di abbondanza e carestia, come fratelli.”
Ad una realtà così variegata corrispondono personaggi stratificati e in evoluzione che vengono svelati man mano che la storia va avanti: la stessa Tilda, che appare inizialmente come una figura positiva, la cui missione è di riportare la giustizia, rivela invece un lato oscuro e misterioso, ponendosi come un’antieroina che non riesce ad abbandonare il potere e a fare propria la causa del popolo.
A livello artistico, le scene disegnate da Pedrosa lasciano molto spazio all’uso del colore, in linea con i precedenti 
Un altro espediente usato da Pedrosa che lascia, a mio parere, completamente incantati è la rappresentazione delle città viste dall’alto, ispirate a Bruegel, veri e propri quadri corali che mantengono unità ma allo stesso tempo permettono di concentrarsi su singole scene e su singoli dialoghi tra i personaggi.
Diversamente dai precedenti lavori, cui aveva privilegiato toni più intimisti, Pedrosa, grazie anche alla collaborazione di Roxanne Moreil, realizza una saga epica di grande respiro artistico e di grande attualità nella scelta dei temi: l’impegno politico, il femminismo, la necessità di ristabilire un’uguaglianza sociale.
Tutto il lavoro di Pedrosa e Moreil ruota attorno al tema dell’utopia, di un ritorno a una leggendaria età dell’oro; la speranza di una rinascita lega l’epoca medioevale a quella contemporanea. Il Medioevo è considerato exemplum di evoluzione, in quanto ha dimostrato che anche l’epoca feudale, basata su una netta differenziazione tra dominatori e dominanti, è stata poi superata dal corso della storia.
Gli autori ribadiscono la necessità dell’immaginazione come primo passo verso il cambiamento. A partire da questo concetto la fusione magistrale di disegno e scrittura de L’Età dell’oro diventa il primo passo per la costruzione di un futuro diverso.
Abbiamo parlato di:
L’Età dell’oro #1
Cyril Pedrosa, Roxanne Moreil
Traduzione di Michele Foschini
Bao Publishing, 2018
228 pagine, cartonato, colori – 27,00 €
ISBN: 9788832731286

