“Come la schiavitù e l’apartheid, la povertà non è naturale. È creata dall’uomo e può essere superata e sradicata dalle azioni degli esseri umani. Superare la povertà non è un gesto di carità. È un atto di giustizia. È la tutela di un diritto umano fondamentale, il diritto alla dignità e a una vita decorosa.”
Nelson Mandela

Il peso di una valigia, il valore di un viaggio
“Si aveva la sensazione di trovarsi nel cuore del mondo. Sanguinante, ma in grado di pulsare con enorme forza.”
L’Africa, il cuore del mondo, si rivela un posto pieno di insidie ma ugualmente denso di vita. La stessa criminologa, inizialmente restia ad intraprendere il viaggio, rimane irrimediabilmente affascinata da un universo dove tutto è più intenso: i pericoli, le sofferenze e le paure qui diventano reali, tangibili.
Appare emblematico che Julia perda il proprio bagaglio all’arrivo all’aeroporto di Nairobi. La criminologa è indotta così a spogliarsi dei propri abiti da occidentale (rimasti nella valigia) per indossare i costumi del posto, immergendosi in una cultura distante chilometri. Quando, nel finale dell’episodio, si tira di nuovo in ballo la sua valigia, Julia afferma che non importa, in quanto “è piena di cose che non mi servono. Non più…”. Il tragitto l’ha portata a provare empatia per un diverso modo di vivere, guidata dai sentimenti verso un bambino che vede dal vivo per la prima volta ma che fa ormai parte della sua vita. Tale è stato il valore di questo viaggio da renderla una persona differente da quella che era partita da Garden City, facendole contrarre il “mal d’Africa” 1.
Un percorso intimista
Giancarlo Berardi, coadiuvato ai testi da Lorenzo Calza, ribalta il focus tradizionale sul giallo da risolvere: il viaggio, l’evento di maggior rilievo della storia, è tanto fondamentale nella biografia della protagonista quanto ininfluente nell’attività da criminologa. 
Ciò è in linea con lo stile di Berardi e con alcune caratteristiche della serie: l’autore genovese ha dimostrato in più occasioni di essere in grado di asservire i canoni del fumetto di genere sia a tematiche intimistiche che sociali.
La protagonista diventa per il lettore un’amica, una sorella, ma anche un modello e non risulta fuori luogo seguirne le vicissitudini emotive e personali piuttosto che la vita professionale: la vera indagine in questo caso è quella sull’aspirazione e urgenza di essere madre, unita al desiderio di contribuire socialmente e ideologicamente alla lotta alla povertà.
Ne Il Diario di Julia, la pagina della posta, Giancarlo Berardi conduce da sempre un percorso molto intimo con i lettori: in quest’albo l’autore pubblica lo sfogo di una lettrice, introducendo il tema dell’adozione a distanza e le sue complessità, quasi a voler rimarcare il realismo delle tematiche affrontate e il suo rapporto con la vita dei lettori.
Rappresentare sentimenti e atmosfere

Come già in alcuni episodi del passato (ad esempio Julia #8, Se le montagne muoiono), Trevisan ritrae le emozioni della protagonista con grande precisione e descrive dettagliatamente le atmosfere. Il buon rapporto tra sceneggiatura e disegni è emblematicamente rappresentato dalle vicendevoli suggestioni tra didascalia e vignetta nella striscia centrale di pagina 36: la didascalia parla di un uomo che “più di ogni altro incarna in sé lo spirito del continente” e, per chi volesse capire di chi si tratta, il disegno mostra la criminologa leggere un libro di fiabe di Nelson Mandela.
Tante emozioni e altrettanti difetti

Sono poi presenti alcune forzature nella trama, come la completa assenza di Ettore, il fidanzato italiano della criminologa, o il repentino abbandono delle grosse reticenze a intraprendere il viaggio da parte della protagonista. Inoltre, non si riesce del tutto a divincolarsi dalla necessità di indagare su qualcosa e di risolvere la situazione: anche in Africa, Julia indaga sui misteri di uno dei suoi compagni di viaggio, Owke, nonostante anche questa indagine risulti quasi un obbligo cui far fronte piuttosto che un’esigenza narrativa.
Ciò toglie spazio a un vero e proprio approfondimento tematico sulla povertà, sui bambini guerrieri e su una cultura tanto distante quanto affascinante. Da questo punto di vista, un’occasione persa.
A conti fatti, possiamo considerarlo un episodio dal soggetto stimolante, i cui spunti non vengono indagati in profondità dalla sceneggiatura.
Abbiamo parlato di:
Julia #199 – Il male d’Africa
Giancarlo Berardi, Lorenzo Calza, Giorgio Trevisan, Claudio Piccoli
Sergio Bonelli Editore, aprile 2015
132 pagine, brossurato, bianco e nero – € 3,70
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Nel linguaggio comune, “mal d’Africa” si riferisce alla sensazione di nostalgia di chi ha visitato l’Africa e desidera tornarci (Wikipedia). ↩








