Universal War One e Interstellar sono due creazioni artistiche (nell’accezione più ampia possibile del termine), la prima un’opera a fumetti e l’altra una pellicola cinematografica, che manifestano tanti punti di contatto e somiglianze e che hanno sicuramente arricchito i media e il genere ai quali appartengono. L’idea di chi scrive è stata quella di comparare tra loro il risultato di due prodotti di media diversi, senza soffermarsi volutamente sulle critiche e sui plausi che entrambe le opere hanno ricevuto, bensì evidenziando una serie di richiami e rimandi che rendono le due creazioni meritorie di un’accurata analisi.


Queste due opere, che hanno uno sfasamento temporale notevole dal punto di vista realizzativo, presentano sorprendenti analogie e simmetrie, numerosi punti di contatto e un’ancor più sorprendente doppia antitesi di fondo. Tutto ciò diventa a maggior ragione degno di un’analisi comparativa se si considera anche il fatto che l’opera più recente, Interstellar, dichiaratamente non si ispira a UWO, mentre in essa sono evidenti gli echi di un caposaldo della fantascienza cinematografica quale 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick 3.
Fisica e tecnologia “dure”

Le opere che hanno per oggetto il viaggio nel tempo trovano nel paradosso spazio-temporale la chiave del loro meccanismo narrativo. Andare a ritroso lungo la linea temporale modificando il passato avrebbe cambiato il presente dal quale si proveniva oppure creato una linea temporale parallela a quella originaria: è stata questa la scelta più usata, di solito, nella fantascienza.

In ciò si ritrova una forte analogia con Interstellar. Christopher Nolan, per dare solide basi scientifiche alla sua storia, si è avvalso delle consulenza di un famoso fisico teorico, Kip Thorne 4 che ha formulato molteplici ipotesi circa la possibilità di viaggiare tra vari sistemi solari attraverso i wormhole, nonché sulle conseguenze temporali di questi viaggi e sulla singolarità dei buchi neri. La speculazione dei fratelli Nolan parte quindi dalle teorie di Thorne e ne sviluppa alcune suggestioni estreme che diventano la base pseudo-scientifica dell’intreccio narrativo della pellicola. Inoltre, nel film viene applicata alla lettera la teoria della relatività di Einstein nelle sue conseguenze legate al tempo e al fatto che, in prossimità di un buco nero, il tempo scorra molto più lentamente rispetto a settori dello spazio lontani da esso, con un rapporto di un’ora equivalente a sette anni.

Ma la simmetria con UWO arriva quando il film spinge il pedale sulla speculazione pura. Nel momento in cui il protagonista attraversa l’orizzonte degli eventi del buco nero Gargantua, si trova in un universo popolato da esseri penta dimensionali. Il protagonista di Interstellar si trova dunque confinato in un tesseratto 5 dove scopre che la quarta dimensione, il tempo, è percorribile avanti e indietro e si può comunicare con le persone in un determinato tempo attraverso i campi gravitazionali, uniche forze fisiche che possono attraversare un buco nero. Dunque nuovamente il tempo, dimensione svincolata dalla contingenza del presente, percorribile e soprattutto risultante di una serie di forze fisiche complesse. Il tempo, cioè, inteso come ulteriore grado di libertà di un sistema.

Un’altra analogia accomuna Denis Bajran e Christopher Nolan ed è il modo in cui presentano ai propri lettori e spettatori le teorie scientifiche alla base delle loro opere. Il cinema di Nolan è sempre stato un cinema esplicativo, sin dai tempi di Memento e Inception, e parte della critica vede un limite registico in ciò. A maggior ragione in Interstellar, il regista sente forte l’esigenza di prendere per mano lo spettatore e accompagnarlo attraverso tutte le spiegazioni necessarie alla piena comprensione del film, usando gli stessi attori per momenti di chiarimento scientifico.

Questo atteggiamento dei due autori che può talvolta apparire didascalico e nozionistico, inquadrato nell’ottica di un’opera di fantascienza hard non rivolta solo agli appassionati ma a un pubblico generalista, assume una connotazione positiva. Per quanto la trama delle due opere, soprattutto di Interstellar, se ridotta ai soli elementi portanti, appaia lineare, non è mai semplice per un fruitore non appassionato seguire un’opera di fantascienza, specie se lunga centinaia di pagine o quasi tre ore. Il rischio è che lettori e spettatori possano perdere il filo e quindi non gustare l’opera. Questo, in UWO e in Interstellar, grazie al modus operandi di Bajran e Nolan, non avviene.
Analogie grafiche e visive


Tale atteggiamento e tali scelte denotano nei due autori un comune sentire: entrambi gli autori sono molto razionali e intellettuali, anche se questo può in apparenza sembrare in contrasto con quanto sarà detto nel prossimo paragrafo. La freddezza narrativa di Bajran e Nolan acquista un senso quando si guarda al loro obiettivo che è quello di offrire al fruitore una storia perfettamente chiara e comprensibile in ogni suo elemento.
Odi et amo e da dove proviene la salvezza: una doppia antitesi
Esistono infine, dopo le tante analogie e simmetrie evidenziate, due antitesi fondamentali che stupiscono forse più delle somiglianze tra le due opere. Partiamo dalla prima: entrambe sono storie che parlano fondamentalmente di sentimenti, che gli autori hanno la necessità di trattare alla stregua di forze fisiche e dunque razionalmente.


In UWO, l’apocalisse universale che le CIC stanno per scatenare viene fermata da un popolo proveniente da 300 anni nel passato (rispetto a quel presente), ma generato da un personaggio vissuto nel futuro che ha percorso all’indietro il flusso temporale quale unica di via di risoluzione della Prima guerra universale. In Interstellar, negli esseri pentadimensionali che abitano il buco nero e che permettono al protagonista di usare la quarta dimensione per salvare il genere umano, si può vedere l’evoluzione futura proprio dell’umanità, che si può avverare grazie a un uomo del passato che gli effetti della relatività proiettano nel futuro.
Una tremenda, stupefacente, opposta simmetria.
Bibliografia:
Universal War One vol #1–2
Denis Bajran
001 Edizioni, 2008
144 pagine, brossurato, € 16,00
ISBN: 9788895208398 – 9788895208459
Interstellar
Regia di Christopher Nolan
Con: Matthew McConaughey, Anna Hathaway, Jessica Chastain
USA-GB, 2014
Durata 169 minuti
Passaggi curvi
Lisa Randall
Traduzione: G. Pellegrino e G. Cavoto
Editore Il Saggiatore, 2008
509 pagine, brossurato, € 15,00
ISBN: 9788856500721
The Science of Interstellar
Kip Thorne, Christopher Nolan
Editore: WW Norton & Co. Inc., 2014
324 pagine, brossurato, € 35,00
ISBN: 9780393351378
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I primi tre volumi contengono un arco narrativo, seguito da un secondo contenuto negli ultimi tre tomi e chiamato Rivelazioni. I due archi assieme vanno a comporre un unico affresco, primo ciclo di tre previsti dall’autore, per un totale di diciotto volumi. La serie è stata pubblicata in Italia da 001 Edizioni in due volumi, di cui il primo ormai esaurito da tempo. Nel 2015, sempre per opera dello stesso editore, è in arrivo una ristampa in formato economico nella collana Now Comics. Il primo volume del secondo ciclo, Universal War Two è invece uscito per Mondadori Comics nella collana Prima nel 2014 ↩
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La fantascienza hard, o fantascienza tecnologica, è una categoria della fantascienza caratterizzata dall’enfasi per il dettaglio scientifico o tecnico, o per l’accuratezza scientifica, o da entrambi. ↩
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Una curiosità: la pellicola di Kubrick fu ispirata al racconto breve di Arthur C. Clarke The sentinel, scritto nel 1948. In seguito, parallelamente alla lavorazione del film, lo scrittore inglese scrisse il romanzo 2001 A space odissey. Da segnalare le differenze: sia di intreccio, il racconto è ambientato sulla Luna e termina con l’emissione del richiamo del monolite; il capitolo finale del film è ambientato intorno a Giove, il finale del romanzo intorno a Saturno, sia, soprattutto, di approccio, poiché la pellicola di Kubrick elimina tutti gli elementi di hard sf presenti invece nelle opere di Clarke. ↩
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Che aveva già collaborato con Robert Zemeckis al film Contact del 1997, con Jodie Foster e tratto dall’omonimo romanzo di Carl Sagan del 1985. ↩
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iper cubo con 32 lati, 24 facce quadrate e 8 iper facce cubiche. ↩








