Alta società: Cerebus alla corte della Black Velvet

Alta società: Cerebus alla corte della Black Velvet
Un analisi sulla storica potenza innovativa dell’opera di Dave Sim, giunta finalmente in Italia dopo anni di attesa, sia nell’ambito degli strumenti narrativi e grafici, sia nel non meno importante contesto editoriale, americano prima e italiano oggi.

Ci sono storie che fanno la Storia e volumi che la Storia la cambiano o la ridefiniscono.
Non sono necessariamente opere celebrate o famose. Non hanno bisogno di tirature mastodontiche e vendite sensazionali. Spesso sono anche sconosciute ai più, che vivono nelle conseguenze degli effetti da esse prodotte.
Sono storie o volumi che hanno la forza della prima tessera del domino, uguale a tutte le altre eppure unica e dagli effetti dirompenti, motrice immobile di cambiamenti.
, e in particolare questo Alta Società, il volume con cui la inizia a proporre in Italia la serie di , rientra in questa categoria.
Gadda diceva che “Se un’idea è più moderna di un’altra è segno che non sono immortali né l’una né l’altra”.
Se prendiamo questo aforisma come un assioma si può affermare con certezza che Cerebus è avvolto da un alone di immortalità, avendo sostanzialmente ridefinito e cambiato alcuni aspetti del mondo dell’editoria fumettistica americana e, in parte, anche di quella italiana attraverso innovazioni così moderne da assurgere a standard, sostituendo e ricodificando le normali convenzioni.
Come e perché Cerebus si collochi come specie rispetto al genere, distinguendosi quindi per caratteristiche sue proprie si può evincere analizzando la storia editoriale dell’oritteropo1 figlio della mente di Dave Sim.

Cerebus ridisegna i panorami editoriali

Cerebus si presenta ai lettori nel dicembre del 1977 come un prodotto ibrido. Un funny animal2 dal carattere poco funny, fusione della concettualizzazione di Howard The Duck (Orestolo il Papero, in Italia)3 e Conan Il barbaro. I primi venticinque numeri si caratterizzano per essere una sorta di amara parodia della versione fumettistica del barbaro di Robert E. Howard, condita da citazioni e sberleffi ai mutanti Marvel e ai personaggi Dc. Il citazionismo sarà un elemento dominante di tutta la serie.

Le prime storie lasciano il tempo che trovano, non brillano né per l’aspetto grafico, ancora grezzo rispetto ai risultati che sarebbero seguiti o quelli coevi di altre pubblicazioni, né per l’originalità dei contenuti. Certo colpisce la forte caratterizzazione dei personaggi che affascinano e rapiscono, ma siamo lontani dal poter definire epocali quelle prime uscite. Il contenuto in questo caso è meno importante del contenitore.

Infatti se il livello artistico dell’opera di Sim ancora non ha preso il volo, la sua pubblicazione segna comunque un momento importante della storia dell’editoria americana, piantando quel germoglio che negli anni avrebbe fatto fiorire la pianta dell’autoproduzione, che sarebbe germogliata nel Bone di Jeff Smith o nello Strangers in paradise di Terry Moore (con cui lo stesso Sim entrerà spesso in polemica) e in un certo qual modo, nell’Image.

L’opera innovativa, editorialmente parlando, di Cerebus, oltre che nella consacrazione dell’autoproduzione si manifesta anche nella distribuzione dei primi Phone Book (cioè le raccolte dei singoli albi in un unico volume, chiamati scherzosamente così da Sim in quanto ricordavano elenchi del telefono per le loro dimensioni).
Sim decide di non distribuire i volumi nelle librerie specializzate ma solo attraverso corrispondenza, facendo così infuriare i librari che si sentono parti in causa del successo della serie, ma sbancando il botteghino delle ordinazioni.

Paradossalmente la storia si è parzialmente ripetuta con la distribuzione in Italia, in quanto il volume della Black Velvet è stato distribuito prima nelle librerie di varia e poi nelle librerie specializzate, cioè le fumetterie. Ciò ha causato malcontento tra i “fumettari” che si sono visti messi in qualche modo in secondo piano rispetto alla libreria di varia. In realtà tale ritardo fu dovuto solo a questioni tecniche, derivate dalla novità dell’accordo tra la Black Velvet e la Giunti e dei conseguenti aggiustamenti logistici da effettuare.
Fatto è che ancora una volta la storia editoriale di Cerebus innova il panorama editoriale in cui si muove.

Cerebus: Alta società rappresenta il volume che consacra la scelta delle case editrici di fumetti di pensare i volumi in funzione della libreria di varia.
Le fumetterie, per quanto canale preferenziale, date sia le condizioni proprie del mercato sia quelle della distribuzione, non riescono ad assorbire la mole di novità che le case editrici producono.

Nasce la necessità di trovare nuovi canali di sbocco per le opere fumettistiche. Da qui le alleanze e gli accordi sempre più numerosi che le case editrici che si occupano di fumetti stringono con gli editori  che godono di una solida struttura distributiva per le  librerie di varia.

Cerebus: Alta Società è un tomo di oltre 500 pagine avente per protagonista un personaggio che rappresenta l’esatto opposto del concetto di mainstream, che racconta una storia complessa, in modo complesso, poetico e articolato. Concepire la sua distribuzione solo per il mercato delle fumetterie avrebbe significato NON concepirla.

Non solo. Mai come in questo caso si può storpiare a ragione un proverbio affermando “L’abito fa il monaco”. Cerberus: Alta società indossa l’abito giusto, che esalta la sua natura di libro più che di fumetto. Cartonato, sovracopertinato, per dimensione e formato messo al fianco di un libro di Umberto Eco o di Bruno Vespa si mimetizza perfettamente negli scaffali di una libreria.

Questa intuizione di Sim ripresa dalla Black Velvet (l’edizione italiana è identica  nel formato all’edizione americana – anche se cartonata invece che brossurata) suscita una riflessione.

Il fumetto, ormai sempre più emancipato dalla concezione di un mezzo di intrattenimento di serie Z, ha ormai raggiunto una consapevolezza tale dei propri mezzi narrativi da poter affrontare qualsiasi tema in qualsiasi contesto desideri. Lo dimostra il volume di Sim che attraverso la parodia e l’uso delle iperbole narrative analizza i meccanismi della politica e le sue miserie.
Allora, forse, perché la nona arte trovi un riconoscimento pubblico, totale e plateale del suo valore, non c’è più un problema di sostanza, ma di forma e della comunicazione che da essa deriva.

Tuttavia si tratta di un problema che il Cerebus: Alta società non ha.

Cerebus introduce e rilancia strumenti grafico-narrativi nel medium fumetto

In merito ai meccanismi narrativi e all’apparato grafico-visivo dell’opera, Alta Società è una via di mezzo tra un hellzapoppin e un potpourri di trovate tese contemporaneamente a confondere e a guidare il lettore all’immersione nel mondo di Sim.
Le vicende partono con l’arrivo di Cerebus al Regency, principale albergo di Iest, città stato prossima alle elezioni. Cerebus non è un ospite come tutti gli altri. E’ un uomo di Lord Julius, signore della potente e ricca città stato di Palnu. Diventa subito il candidato ideale per una certa corrente politica, decisa a mettere fine alla forte influenza economica che Palnu e Lord Julius esercitano. Ne segue la lotta, l’ascesa e la caduta di un personaggio anticonvenzionale, costretto a dimenarsi in una sfera di rapporti sociali che solo apparentemente è convenzionale, ma che in realtà si dimostrerà essere una rete di meschini e altamente complessi giochi politici e alleanze strategiche, talmente complessi da essere quasi incomprensibili ad una lettura superficiale e non attenta da parte del lettore… o allo stesso protagonista.
Cerebus: Alta società è sicuramente un fumetto che parla della Politica e dei giochi ad essa legata, ma lo fa attraverso lo specchio distorto dell’esasperazione, capace di deformare a tal punto i concetti di partenza da portare le vicende a livello parodistico (Lord Julius, che ha le fattezze e i modi di Groucho Marx, arriverà a presentare come candidato sfidante di Cerebus una capra, a prova indiretta del suo potere di far eleggere chi preferisce, fin anche il candidato più improbabile).

La politica non è l’unico tema narrativo sottoposto alla pressa distorcente della parodia. Sim passa al rullo compressore anche il genere supereroistico, esasperando la figura di Moon Roach, amalgama del Moon Knight marveliano e del Batman della Dc Comics.

Il supereroe che svolazza tra i tetti di Iest è una figura totalmente folle e, nella sua follia, coerente a sé stesso, portatore insano di una doppia personalità spesso in conflitto tra le sue parti, immerso in un ovattato mondo interiore  di sproloqui e ragionamenti interiori, con una visione distorta della realtà frutto dell’idea eroica e mitologica che ha di se stesso. Un personaggio che potrebbe essere buffo, se non fosse ridicolo. Una “sottile” presa in giro agli eroi mascherati e alle loro dissertazioni filosofiche raccolte in amplissimi balloon.

La componente fantasy e quella fantastica dei primi numeri della serie (non raccolti in questo tomo, ma che saranno ripresi successivamente) passa in secondo piano, seppure sempre presente, soffocata dalle complesse dinamiche politiche che vedono l’oritteropo protagonista. Un segno dell’esigenza di Sim di raccontare storie più complesse rispetto a quelle che il genere in cui Cerebus nasce poteva permettere.

Narrativamente quindi Alta Società è un crocevia di idee e ragionamenti, mezzo attraverso cui  Sim racconta alcune sue ansie sociali usando la metafora dell’esasperazione dei rapporti tra governati e governanti e tutto ciò che è ad esso collegato.

In questo crocevia convergono tante strade quanti sono i generi che di cui l’opera è composta: fantasy, fantastico, politico, supereroistico, rosa, bellico e quant‘altro. Ogni strada è percorsa da uno o più personaggi, ognuno delineato con una fortissima caratterizzazione, quasi come se fosse incaricato di diventare avatar dei dubbi e delle domande dell’autore. Il percorso fatto da ognuno di essi, sulla strada che gli è stata destinata e il modo come questi si incrociano crea l’alchimia unica del volume, difficilmente riscontrabile in tutto il genere fumettistico. Al centro di tutto l’oritteropo grigio, spettatore e attore alla stesso tempo di vicende più grandi di lui che alla fine, come in un meccanismo circolare perfetto, lo vedranno tornare allo stesso punto di partenza che apre il volume, né più ricco né più povero di prima, ma sicuramente maturato dagli eventi della storia. Un po’ come il lettore.

Alla complessità del storia si abbinano le ricercate ed inusuali costruzioni grafiche.
Per evocare un’ immagine esaustiva che possa descrivere la composizione della tavola e l’uso della posizione delle vignette e delle inquadrature che l’autore offre nel volume, si potrebbe parlare di saponette adagiate su una pozzanghera di mercurio che, lasciate padrone di scivolare liberamente, mantengono una coerenza d’insieme perfetta.
Se inizialmente il volume propone una griglia classica delle vignette, pagina dopo pagina questa impostazione viene abbandonata. Sim inizia a sperimentare e Cerebus diventa il campo giochi della sua inventiva.
Il balloon, la nuvoletta, diventa lentamente strumento accessorio e il suo contenuto assume ora la struttura della didascalia ora diviene parte integrante della struttura della tavola.
I dialoghi sono molto serrati, mai didascalici, a volte esageratamente prolissi. Sim li stempera alternandoli a metodici silenzi. Singole vignette mute, spesso usate in occasione di momenti di riflessione dei personaggi o rivolte a generare un pathos narrativo, aggiungono ritmo alla storia come le pause musicali lo fanno in una composizione sonora.

Attento anche l’uso delle onomatopee, spesso parte integrante della tavola. Da singoli rumori che diventano protagonisti di intere vignette a rappresentazioni grafiche coerenti con i suoni che esprimono (come ad esempio il “crunck” generato da un’enorme luna di pietra che precipita dall’alto e si sfracella a terra oppure il “bamf” derivante dal crollo del soffitto,  che porta i segni del colpo inferto, causa del cedimento), Sim impartisce lezioni sull’uso delle onomatopee che negli anni a seguire saranno riprese da Sienkiewicz e Miller tra gli altri.
Sequenze di piani americani (innovativi per il tempo, ma fortemente ricorrenti oggi nel fumetto supereroistico), campi lunghi, pagine con griglie delle vignette scontornate, griglie dalla squadratura obliqua tese ad indicare movimenti non lineari dei personaggi, splash page ingannevolmente divise da linee bianche al fine di creare un senso di scansione temporale, interi capitoli con pagine orizzontali che costringono il lettore a ruotare il volume, sono solo alcune delle scelte dell’autore che sperimenta, sperimenta, sperimenta e che tiene viva l’attenzione del lettore.

Numerose le influenze che emergono nel tratto di Sim, a volte distanti anni luce le une dalle altre come coerenza grafica. Eisner sicuramente, soprattutto nelle figure umane . Ma anche Neal Adams in relazione alle sezioni supereroistiche .
La maggiore pecca artistica del volume riguarda gli sfondi, troppo spesso abbandonati a un infinito bianco o a un eccessivamente denso nero. Limite che evidentemente lo stesso Sim notò  visto che dal volume successivo venne chiamato a lavorare sugli sfondi e sulle ambientazioni grafiche colui che diventerà un sorta di secondo papà visivo per Cerebus, l’artista canadese Gerhard.

In conclusione, ogni singolo volume di Cerebus può essere studiato come un piccolo manuale di sceneggiatura o un complesso saggio sulle dinamiche di interazione dei singoli con i gruppi sociali.
Resta da chiedersi, ed è qui il grande limite del volume, se non si tratti di una lettura troppo complessa per la massa di lettori che questo volume meriterebbe; se l’immedesimazione nell’avatar griglio della arzigogolata psiche di Sim possa essere un’operazione troppo inusuale e perciò difficile, per il lettore di fumetto medio o anche per quello più ricercato.

Cerebus: Alta società è un volume monumentale, pietra angolare della produzione a fumetti contemporanea; un volume che non si può che consigliare a tutti di leggere ma che resta, per complessità e raffinatezza, un volume per pochi. E neanche tutti.

Fumetto d’autore, nel senso più alto del termine.

Abbiamo parlato di:
Alta società: una storia di Cerebus
Dave Sim
Traduzione di Francesco Matteuzzi
Formato: 16,5×24
520 pagine, cartonato con sovracoperta, bianco e nero – 30,00€
ISBN: 978-88-96197-17-2

Riferimenti:
Black Velvet: www.blackvelveteditrice.com


  1. Cerebus è un rappresentate della razza degli oritteropi, l’unica specie vivente dell’ordine dei Tubulidentati. In molte lingue è noto con il nome afrikaans di aardvark (letteralmente “maiale di terra”). it.wikipedia.org/wiki/Oritteropo 

  2. termine anglofono composto da funny = buffo/simpatico e animal = animale usato nell’industria d’animazione per identificare un tipo di fumetto e cartoni animati in cui il personaggio principale è umanoide oppure un animale parlante. Da: it.wikifur.com/wiki/Funny_animal 

  3. personaggio Marvel dai toni grotteschi creato da Steve Gerber e Val Mayerik. it.wikipedia.org/wiki/Howard_il_papero 

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