Arne Bellstorf – Baby’s in Black

Arne Bellstorf – Baby’s in Black
La bellissima storia d’amore tra la fotografa Astrid Kirchherr e il quinto Beatle Stuart Sutcliffe, rivive in una delle graphic novel più belle del nuovo millennio; il talento di Arne Bellstorf rende piena giustizia ad un grande artista prematuramente scomparso e quasi dimenticato.
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2011 (Germania, 2010)

Lo sai che voglio stare con te… intendo per sempre… anche tu lo vuoi vero?
Sei pazzo, Stuart!
No, sono innamorato… ma forse è la stessa cosa.
(Dialogo tra Stu e Astrid)

Arne Bellstorf, comic artist Europe, Germany, Hamburg 2009
(© Gunter Glücklich)

Siamo negli anni Sessanta, ad Amburgo. In un locale nel quartiere a luci rosse, St. Pauli, si esibiscono ogni sera cinque ragazzi di talento: John Lennon, Paul McCartney, George Harrison (ancora minorenne), Pete Best (il primo batterista dei Beatles) e Stuart Sutcliffe. Esibizioni lunghe ed estenuanti ma potenti e con già quel tocco che contraddistinguerà il primo repertorio dei futuri Beatles. Ma in quel periodo erano solo dei giovanissimi aspiranti musicisti, che pur di suonare accettavano le prepotenze del titolare del locale.

Durante le esibizioni, uno di loro spesso voltava le spalle al pubblico: si chiamava Stuart detto “Stu” Sutcliffe, artista di grande talento e primo bassista del gruppo pop più famoso di sempre. Dev’essere stato questo suo atteggiamento un po’ timido e introverso a catturare l’attenzione della fotografa tedesca Astrid Kirchherr, che ogni sera andava ad ascoltare questi ragazzi pieni di talento. Astrid era bella, taglio di capelli corto e fidanzata con Klaus Voormann (colui che anni dopo realizzerà la mitica copertina dell’album dei Beatles Revolver). Tra lei e Stu nasce subito una grande attrazione che dopo si trasforma in amore. Astrid è stata la testimone della nascita dei Beatles; fu lei a scattare le ormai mitiche foto che ritraggono Lennon e compagni in un aspetto completamente inedito e sarà lei (almeno stando alle varie testimonianze) che ne creerà il look elegante e capelli a caschetto.

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I futuri Beatles al loro esordio ad Amburgo.

Ma il fulcro di questo splendido fumetto realizzato dall’autore tedesco Arne Bellstorf non è la storia di come cinque sconosciuti diventeranno la band più iconica ed ascoltata del pianeta, ma la meno conosciuta storia d’amore tra Astrid e Stuart. Bellstorf la racconta con un segno personale e stilizzato, quasi fosse un fumetto per bimbi; ma la forza del racconto si fa sentire pagina dopo pagina, la narrazione non ha mai un cedimento e il lettore viene letteralmente catapultato in un periodo storico e artistico di grande fascino.

Baby’s in Black è un fumetto che parla di sogni e del coraggio per realizzarli; Bellstorf narra il sogno di Stu di essere un artista, della sua riluttanza a far parte dei Beatles solo per non dispiacere all’amico John Lennon; ci parla dell’amore tra Stu e Astrid, dell’importanza che quest’ultima ebbe su Sutcliffe, che era davvero portato per l’arte; quest’ultimo, infatti, quando era studente al Liverpool art College, veniva definito dai suoi insegnanti “un vero rivoluzionario”. Sotto la guida dell’artista Edoardo Paolozzi, Sutcliffe studiò nella città di Amburgo, perfezionando la sua tecnica e il suo stile già personale. Purtroppo Stu soffriva di forti mal di testa che ne causarono la morte per un’apparente emorragia a soli 22 anni.

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Stu e Astrid: una storia d’amore durata poco

Il lavoro di Bellstorf è la rappresentazione di un periodo ma è anche di una storia d’amore che non cade mai nel banale sentimentalismo; gli sguardi tra Stu e Astrid, i loro baci, le loro discussioni, vengono rappresentate dall’autore con grande naturalezza e sensibilità; praticamente nei dialoghi non c’è mai il ricorso ad un gergo volgare o a una parolaccia e se anche quasi tutti i protagonisti hanno una sigaretta in mano, conservano tutti un aspetto tenero, come se Bellstorf volesse rappresentarne la parte infantile e non quella maledetta.

Le caratterizzazioni dei personaggi sono bellissime e l’uso della grafite per tratteggiare le ombre si sposa perfettamente con la storia; il bianco e nero ha una funzione importante in quest’opera: descrive i personaggi, le loro paure, i loro sogni e soprattutto l’amore dei due protagonisti.

Improvvisamente le immagini che avevo costruito dentro di me erano sparite e al loro posto c’era qualcosa di nuovo. È stato il momento in cui ho visto quei volti sul palco… prima John e poi gli altri, uno a uno… infine, si è voltato Stuart. Aveva esattamente ciò che prima cercavo in Klaus, qualcosa di speciale che ho riconosciuto subito… e che mi sembrava impossibile aver trovato.

Così Astrid descriverà il suo primo incontro con Stuart Sutcliffe; e chi volesse conoscere meglio la loro storia non deve far altro che leggere l’opera di Arne Bellstorf.
Ne rimarrete conquistati dalla prima all’ultima pagina.

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L’arte: la vera passione di Stuart Sutcliffe

Curiosità

La storia d’amore tra Astrid e Stu fu raccontata anche dal regista Iain Softley in un lungometraggio del 1994: Backbeat – Tutti hanno bisogno d’amore, dove Stu Sutcliffe era interpretato da Stephen Dorff e Astrid da Sheryl Lee.
Stu compare anche nel film di Richard Marquand, La nascita dei Beatles interpretato da David Wilkinson; nel film per la tv La vera storia di John Lennon, Stu e Astrid vengono interpretati rispettivamente da Lee Williams e Pálína Jónsdóttir.
Stu morì ad Amburgo il 10 Aprile del 1962, apparentemente per emorragia cerebrale; un successivo esame autoptico rilevò un tumore che si stava formando per via delle lesioni al cranio che Sutcliffe subì durante un pestaggio. Astrid ci ha lasciato quest’anno, il 12 maggio.
Sutcliffe viene ufficialmente ricordato come il quinto Beatles; nella copertina dell’album Sgt. Pepper’s Loney Hearts Club Band, Stu viene ritratto nell’ormai iconica copertina.

Edizione consigliata

Una bella edizione quella della Black Velvet (bella casa editrice attiva dal 1997 al 2014): cover con alette, ottima qualità di stampa. Note bibliografiche a fine volume. L’edizione originale dell’opera è in realtà bilingue,inglese/tedesco. Per una migliore fruibilità dell’opera (e d’accordo con l’autore) nella traduzione è stata usata solo la lingua italiana; i dialoghi in inglese sono stati inseriti tra parentesi (<).
Non esiste a oggi una ristampa di questo piccolo capolavoro; bisogna dire che con tanti albi di cui si può fare a meno, forse qualche editore potrebbe ricordarsi di riproporlo al pubblico.

Baby’s in black (Bellstorf)

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