200 volte Julia: intervista a Cristiano Spadoni

200 volte Julia: intervista a Cristiano Spadoni
In occasione del duecentesimo episodio di Julia abbiamo intervistato Cristiano Spadoni, disegnatore dell'albo e copertinista della serie

(Roma, 1974), inizia a lavorare come illustratore, realizza bozzetti di costumi per il teatro e lavora, nel ruolo di “costume illustrator”, per il cinema. Si accosta al fumetto, e alla , realizzando le matite del numero 18 di Demian. Dopo aver inchiostrato tre albi di Magico Vento su matite di Giuseppe Barbati, entra nello staff di , di cui diventa copertinista a partire dal numero 158. . Suona come batterista nel gruppo pop rock DieciUnitàSonanti.

La serie di Julia da sempre è una serie caratterizzata da un certo grado di uniformità stilistica: quanto hai dovuto “studiare” l’approccio dei disegnatori che ti hanno preceduto? Negli episodi da te disegnati, in che termini ritieni che emerga la tua visione dei personaggi?
È mia opinione che la coerenza stilistica della serie sia figlia di una forte regia e dell’attenzione a una rappresentazione naturalistica e dettagliata. Detto questo, nel segno i disegnatori di Julia sono molto diversi fra loro, e possono esserlo senza intralciare la riconoscibilità della serie proprio per quanto detto prima. Più che studiare un approccio stilistico, ho dovuto lavorare sull’efficacia del disegno. La personalità di ogni disegnatore, e di conseguenza quella che si può definire la “mia visione”, credo emerga dal modo di gestire la recitazione e dal ripasso col nero.

Quali caratteristiche ritieni debba avere un copertinista per arrivare ai lettori?
La chiarezza espressiva con cui realizza il soggetto che gli viene affidato. E la ricerca di una resa convincente nel disegno e nella tecnica. Questo è quello che cerco di fare quando lavoro a una copertina: a volte mi riesce meglio, a volte peggio. Una buona composizione permette al lettore di ricevere tutte le informazioni che si è scelto di veicolare. Se l’illustrazione stimola la curiosità, a quel punto comincia il dialogo tra la storia e chi legge.

Per realizzare una scena, ti attieni strettamente a quanto descritto dalla sceneggiatura o realizzi un tuo storyboard con un certo grado di autonomia?
La sceneggiatura di Julia è molto chiara e dettagliata per quanto riguarda la regia, ma lascia al disegnatore la caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti. Queste scelte preliminari iniziano a prendere forma nei miei layout, che servono anche a studiare il chiaroscuro che verrà. C’è una fase di revisione di questo lavoro e poi passo alle pagine.

In un incontro Gianfranco Manfredi ha raccontato delle perplessità di Sergio Bonelli in merito al taglio delle copertine di Julia, a suo dire troppo “rosa”. Che cosa puoi dirci in merito? È stato difficile trovare la quadratura del cerchio?
Non saprei, a me sembrano decisamente “noir”. La protagonista delle copertine è sempre la tensione.

Oltre ad essere autore delle copertine (da Julia #158) ora sei autore dei disegni di un numero celebrativo come Julia #200: quale importanza ha per te tale avvenimento? Lo vedi come un traguardo professionale?
È un bellissimo traguardo per la serie. Per me disegnare Julia è stato un traguardo e la maggiore occasione di crescita della mia vita lavorativa, più delle esperienze cinematografiche come illustratore, che pure sono state importantissime. Le copertine prima e il numero 200 adesso amplificano tutto ciò.

Riguardo il numero 200, come è cambiato il tuo approccio alle tavole sapendo che sarebbero state colorate? Hai “delegato” alcuni aspetti descrittivi al colorista, o hai lavorato sostanzialmente in maniera sovrapponibile a quanto fatto per le storie in bianco e nero?
Il lavoro è stato pensato tutto in funzione del colore, spesso ho lavorato a sottrarre, per lasciare spazio al colore.  Io e Arianna Florean, la colorista, abbiamo collaborato dall’inizio, il dialogo è stato fondamentale.

 

Ringraziamo Cristiano Spadoni per la disponibilità!

Intervista rilasciata via mail il 28 aprile 2015

 

 

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