
La serie di Julia da sempre è una serie caratterizzata da un certo grado di uniformità stilistica: quanto hai dovuto “studiare” l’approccio dei disegnatori che ti hanno preceduto? Negli episodi da te disegnati, in che termini ritieni che emerga la tua visione dei personaggi?
È mia opinione che la coerenza stilistica della serie sia figlia di una forte regia e dell’attenzione a una rappresentazione naturalistica e dettagliata. Detto questo, nel segno i disegnatori di Julia sono molto diversi fra loro, e possono esserlo senza intralciare la riconoscibilità della serie proprio per quanto detto prima. Più che studiare un approccio stilistico, ho dovuto lavorare sull’efficacia del disegno. La personalità di ogni disegnatore, e di conseguenza quella che si può definire la “mia visione”, credo emerga dal modo di gestire la recitazione e dal ripasso col nero.
Quali caratteristiche ritieni debba avere un copertinista per arrivare ai lettori?
La chiarezza espressiva con cui realizza il soggetto che gli viene affidato. E la ricerca di una resa convincente nel disegno e nella tecnica. Questo è quello che cerco di fare quando lavoro a una copertina: a volte mi riesce meglio, a volte peggio. Una buona composizione permette al lettore di ricevere tutte le informazioni che si è scelto di veicolare. Se l’illustrazione stimola la curiosità, a quel punto comincia il dialogo tra la storia e chi legge.
Per realizzare una scena, ti attieni strettamente a quanto descritto dalla sceneggiatura o realizzi un tuo storyboard con un certo grado di autonomia?
La sceneggiatura di Julia è molto chiara e dettagliata per quanto riguarda la regia, ma lascia al disegnatore la caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti. Queste scelte preliminari iniziano a prendere forma nei miei layout, che servono anche a studiare il chiaroscuro che verrà. C’è una fase di revisione di questo lavoro e poi passo alle pagine.

Non saprei, a me sembrano decisamente “noir”. La protagonista delle copertine è sempre la tensione.
Oltre ad essere autore delle copertine (da Julia #158) ora sei autore dei disegni di un numero celebrativo come Julia #200: quale importanza ha per te tale avvenimento? Lo vedi come un traguardo professionale?


Il lavoro è stato pensato tutto in funzione del colore, spesso ho lavorato a sottrarre, per lasciare spazio al colore. Io e Arianna Florean, la colorista, abbiamo collaborato dall’inizio, il dialogo è stato fondamentale.
Ringraziamo Cristiano Spadoni per la disponibilità!
Intervista rilasciata via mail il 28 aprile 2015









