Scrivere di fumetto

Luigi Siviero e l’onda lunga dell’11 settembre sul fumetto

Luigi Siviero e l'onda lunga dell'11 settembre sul fumetto - ls_1109_cover_miniDopo il saggio dedicato a Dylan Dog (leggi qui la nostra recensione), nel suo ultimo lavoro, Dall’11 settembre a Barack Obama, ha ricostruito con cura meticolosa il rapporto fra fumetto e la cosiddetta “lotta al terrore”, che, varata dall’amministrazione Bush, ha via via coinvolto e messo in tensione le politiche interne e internazionali di numerosi paesi. L’analisi di Siviero mette in evidenza la pluralità di approcci, stili, problematiche che i vari autori hanno affrontato in questi anni.
Per seguire l’attività di , si può consultare il suo blog house-of-mystery.blogspot.it.

Mi piacerebbe anzitutto parlare con te del tuo metodo di lavoro, quindi, considerando l’inizio di quel processo che termina con la pubblicazione, iniziamo dalle motivazioni: come hai scelto il tema del tuo ultimo lavoro, Dall’11 settembre a Barack Obama, che porta un sottotitolo addirittura più impegnativo del titolo: La storia contemporanea nei fumetti?
Negli ultimi anni ho letto delle opere molto interessanti nelle quali venivano affrontati i temi degli attentati dell’11 settembre e della Guerra al Terrore. Mi riferisco in modo particolare a fumetti scritti da Garth Ennis, Mark Millar, Brian K. Vaughan e altri fumettisti di lingua inglese. Mi sembrava che ci fossero le basi per impostare un discorso articolato: c’erano autori importanti e opere che mi sembravano di alto livello. Quindi, in primo luogo, il libro è nato per la voglia di occuparmi di autori e opere che mi erano piaciuti. Reputavo che valesse la pena dedicare attenzione a quei fumetti.

Luigi Siviero e l'onda lunga dell'11 settembre sul fumetto - ls_1109_ex-machina2Quindi sei partito da un nucleo di opere e hai esteso il campo di esplorazione a partire da quelle?
Sì, esatto. All’inizio non sapevo con precisione quali e quanti fumetti ci fossero su quegli argomenti. L’idea iniziale era di prendere le singole opere, o i gruppi di opere di un singolo autore, e scoprire che opinioni aveva ogni fumettista sugli attentati e soprattutto sulla Guerra al Terrore.
Successivamente, mano a mano che ampliavo la mia visione sull’11 settembre e la Guerra al Terrore nei fumetti, ho spostato la mia attenzione dal singolo autore alle tendenze che accomunavano più fumetti. In alcuni casi (per esempio i paragrafi dedicati ai militari che diventano supereroi e ai supereroi musulmani nel capitolo dedicato all’11 settembre e alla Guerra al Terrore nei fumetti di supereroi) mi sembra di non avere perso completamente di vista le singole opere, ma di averle contestualizzate, mostrando la loro collocazione all’interno dell’evoluzione del genere supereroistico. In altri casi (penso a diversi paragrafi del capitolo su Barack Obama) ho preferito dare più spazio alla visione d’insieme che ai singoli fumetti.

E come hai organizzato la ricerca e il recupero del materiale, parte del quale, va ricordato, è inedito in Italia?
Non c’è una regola. Nel caso dei fumetti di supereroi sapevo che me ne sarei occupato quasi interamente in un singolo capitolo. Ho preso questa decisione perché so che essi hanno una forte identità che li caratterizza e che gli autori probabilmente seguono molto i lavori dei loro colleghi. Mi è venuto naturale considerare il genere supereroico un calderone nel quale cercare delle tendenze e delle affinità fra le varie opere. Devo aggiungere che non mi sono occupato di tutti i fumetti di supereroi nel capitolo loro dedicato. In alcuni casi ho scelto di spostarne la trattazione nel capitolo dedicato ai fumetti (non solo supereroistici) pubblicati immediatamente dopo gli attentati (il secondo capitolo), nel capitolo dedicato ai fumetti che hanno avuto un ruolo proattivo nel mondo reale (il decimo capitolo) e nel capitolo su Barack Obama (l’undicesimo capitolo).
Più in generale la ricerca del materiale e l’impostazione data al saggio sono state influenzate e indirizzate dalle letture che ho affrontato durante la scrittura del libro.
Per esempio è stato importante leggere Writing the War on Terrorism di Richard Jackson (1) e Diplopia, L’immagine fotografica nell’era dei media globalizzati di Clément Chéroux (2) , che hanno fornito l’ossatura rispettivamente per il quarto capitolo e per il settimo paragrafo del terzo capitolo. Prima di leggere Diplopia non avrei mai pensato a una trattazione omogenea di Capire Israele in 60 giorni (e anche meno) di Sarah Glidden, Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora di Frank Miller, Sgt. Rock di Mike Marts e Victor Ibáñez, Punisher: Nightmare di Scott M. Gimple e Mark Texeira, Hellblazer: Pandemonium di Jamie Delano e Jock e un fumetto di una tavola sull’11 settembre di Harvey Pekar e Tony Millionaire, presente nell’antologia 9-11 Emergency Relief.

Luigi Siviero e l'onda lunga dell'11 settembre sul fumetto - ls_1109_cw_coverA proposito del fumetto supereroico: una lettura critica del tuo lavoro richiede una vasta conoscenza di quell’universo (narrativo ed editoriale). Pensi possa funzionare come introduzione alla complessità di quel mondo per dei lettori non appassionati?
L’intero libro è pensato per lettori che non conoscono i fumetti in modo approfondito. Secondo me chi non conosce i fumetti di supereroi può trovare indicazioni su alcuni autori e opere notevoli dello scorso decennio, oltre all’abbozzo di un quadro generale delle recenti tendenze di questo genere narrativo (dico “abbozzo” perché il punto di vista è necessariamente quello sulla Guerra al Terrore, quindi ho selezionato le opere legate a quest’argomento).
Negli ultimi due paragrafi del capitolo sui supereroi ho cercato di ampliare il discorso andando oltre i soli argomenti dell’11 settembre e della Guerra al Terrore, mostrando come i fatti di cronaca di quegli anni abbiano influito in maniera generale sul modo degli autori di concepire il supereroismo. In particolare ho suggerito che l’influenza esercitata da Watchmen su molti fumetti di supereroi degli anni Zero fosse dovuta al fatto che l’opera di Alan Moore e Dave Gibbons forniva gli strumenti ideali per filtrare gli eventi reali all’interno delle opere di fantasia, e che la visione ottimista dei supereroi apportata da Grant Morrison, viceversa, andasse in una direzione che non era congeniale o utile agli altri fumettisti. Inoltre occuparmi dei supereroi dopo l’11 settembre mi ha portato a riflettere sull’importanza di All star Superman di Grant Morrison e Frank Quitely: mi sono chiesto perché un’opera così moderna, ma allo stesso tempo ottimista e ricca di venature retrò, sia nata proprio a metà degli anni Zero, nel mezzo di una stagione cupissima.
Vorrei aggiungere una cosa a proposito dei fumetti di supereroi. Credo che ci siano forti pregiudizi nei confronti di questo genere. Al giorno d’oggi chi ha un atteggiamento snob nei confronti del fumetto fa la figura del retrogrado che non è al passo coi tempi. Mi sembra che i fumetti di supereroi siano stati esclusi da questa piccola rivoluzione culturale, e che il grande pubblico – ma anche qualche addetto ai lavori – non sia consapevole della bellezza di alcuni di essi e della loro importanza. Anche se il mio obiettivo non era fare una “crociata” a favore dei fumetti di supereroi, nel mio piccolo spero di essere riuscito a mostrare quanto sia complesso e affascinante questo genere narrativo.

Luigi Siviero e l'onda lunga dell'11 settembre sul fumetto - ls_9-11_Artists_RespondCome hai delimitato il campo di esplorazione? In fondo, se il nucleo può facilmente essere identificato, i bordi sono assai più sfumati, come dimostra il fatto che citi anche Joe the barbarian di Grant Morrison, dove la guerra compare in quanto è ciò che ha portato via il padre del protagonista e quindi determinato la situazione corrente della sua famiglia.
A dire il vero non mi sono preoccupato molto di delimitare. Nel caso di Army@love ho deciso di non parlarne perché il fumetto non mi piaceva (questo è il problema minore: nel libro ho messo in secondo piano i gusti personali, pur tenendoli nella dovuta considerazione) e non riuscivo a trovare niente d’interessante da dire. Inoltre nel libro avevo parlato di un altro fumetto di Rick Veitch (The big lie), quindi non avevo commesso il torto di escludere del tutto dal libro un autore di alto profilo che in più occasioni si era occupato di 11 settembre e Guerra al Terrore.
Per quello che riguarda Joe the barbarian è vero che quasi tutto il fumetto è incentrato sull’odissea ambientata nel mondo fantasy, tuttavia il rapporto fra il protagonista e il padre – e il fatto che il secondo è morto in guerra – hanno un ruolo centrale. Il viaggio di Joe nel mondo fantasy in fondo è un viaggio di scoperta alla fine del quale c’è l’accettazione da parte di Joe della figura paterna, che all’inizio del fumetto non era per nulla ben voluta dal protagonista. Inoltre Grant Morrison si è occupato di un tema trasversale ad altri fumetti: la differenza fra criticare la Guerra al Terrore (e chi l’ha voluta nella stanza dei bottoni) e i singoli soldati che l’hanno combattuta. Ho notato che più di un autore ha separato i due piani. Mi sembra che anche Morrison sia fra questi.

Luigi Siviero e l'onda lunga dell'11 settembre sul fumetto - ls_1109_cap_nyDal tuo resoconto si evince che, se pure ci fu, l’idillio fra fumetto statunitense e amministrazione Bush fu brevissimo e ben presto le voci/considerazioni si fecero, se non critiche, certo più sottili.
Sì, mi sembra che molti fumettisti furono contrari alla guerra e critici nei confronti dell’amministrazione Bush. Secondo me chi non ha letto i fumetti in questione, si meraviglia di sapere che in molti fumetti di supereroi la guerra veniva criticata anche in modo pesante. Penso che venga spontaneo, per esempio, pensare che Capitan America sia uno strumento di propaganda perché indossa il costume a stelle e strisce. Invece non è così…

…E Civil War, alla fine (e al di là del racconto), sfrutta proprio tutto il peso di quell’immaginario per mettere in evidenza clamorosamente le dissonanze fra atti dell’Amministrazione Bush e principi fondanti degli USA.
Sì, proprio Civil War, che negli anni Zero è stata una delle saghe fondamentali della Marvel, oltre a essere stato il fumetto di supereroi che più di tutti ha catturato l’attenzione dei mass media. Del resto era una saga scritta da quel Mark Millar che negli anni precedenti aveva usato la serie Ultimates per criticare l’amministrazione Bush, ritraendo il Capitan America interventista come un fascistoide ed equiparando i superuomini al servizio degli Stati Uniti a delle armi di distruzione di massa.

Sulla autonomia di simili posizioni rispetto alla propaganda dell’amministrazione Bush, può aver contato qualcosa l’origine degli autori (Millar e Morrison, ad esempio, fanno tendenza e sono scozzesi)?
Non lo so. In fondo ci sono stati anche autori statunitensi che hanno criticato la Guerra al Terrore. I nomi più eclatanti sono Art Spiegelman e Garry B. Trudeau.

Luigi Siviero e l'onda lunga dell'11 settembre sul fumetto - ls_1109_doonesbury

E con loro usciamo decisamente dal fumetto supereroico!
Sì, andiamo a finire nel mondo delle strisce pubblicate sui quotidiani e in un’opera, L’ombra delle Torri di Art Spiegelman, le cui modalità di pubblicazione sono state inventate per l’occasione.

Come sottolinei, la produzione/pubblicazione de L’ombra delle due torri è stata piuttosto travagliata e di per sé una storia interessante: “Il fumetto fu pubblicato a puntate quasi esclusivamente da riviste europee perché negli Stati Uniti nessun editore era intenzionato ad ospitare nei suoi periodici una serie molto critica nei confronti dell’amministrazione Bush” (pag. 122).
Sì, è una storia interessante perché per anni Spiegelman non è riuscito a trovare un editore di primo piano negli Stati Uniti, nonostante fosse osannato dalla critica per avere realizzato Maus, che tra l’altro ha avuto, ed ha, anche un enorme successo di pubblico. Se da un lato una casa editrice come la Marvel non aveva problemi a pubblicare titoli di punta molto critici verso l’amministrazione Bush come Capitan America di John Ney Rieber e John Cassaday e Ultimates di Mark Millar e Bryan Hitch, dall’altro lato Art Spiegelman non trovava uno sbocco per la sua opera autobiografica sull’11 settembre e la Guerra al Terrore. Dal 2001 al 2003 L’ombra delle Torri fu pubblicato da alcune prestigiose riviste europee (in Italia su Internazionale). Negli Stati Uniti invece l’autore riuscì a fare stampare il suo fumetto solo su una rivista specializzata in cultura ebraica, che per forza di cose non aveva la capacità di penetrazione di una rivista come il New Yorker, alla quale Spiegelman aveva collaborato per anni come copertinista. Solo nel 2004 il fumetto ebbe un’edizione in volume negli Stati Uniti e raggiunse il grande pubblico, anche grazie alla pubblicazione di una vignetta molto controversa (in cui l’autore equipara Bush a Bin Laden) sul New York Times. Anche il New Yorker rifiutò di pubblicare il fumetto. Sembra che il diniego abbia spinto Spiegelman a interrompere la collaborazione con la rivista. L’autore ha negato che ci sia una relazione fra questi due fatti, ma potrebbe averlo fatto per una questione di signorilità (per non lavare i panni sporchi in piazza) o per rispetto nei confronti della moglie Françoise Mouly che lavorava e lavora tuttora come direttrice artistica della rivista.

Luigi Siviero e l'onda lunga dell'11 settembre sul fumetto - ls_1109_qdoLa singola opera a cui hai dedicato più attenzione è I segreti del Quay d’Orsay, che legge le vicende post-11 settembre da un occhio tipicamente europeo, di cui fai emergere i dettagli della tecnica compositiva: è un fumetto più complesso della media?
Non so se è più complesso della media, ma di certo gli autori hanno sfruttato al massimo le peculiarità del linguaggio del fumetto. Mi è sembrato che l’analisi della tecnica compositiva non fosse fine a se stessa, ma potesse servire per comprendere appieno il contenuto del fumetto. Più in generale ho dedicato molto spazio a I segreti del Quai d’Orsay, che è un’opera incentrata sulla battaglia diplomatica fra il Ministro degli esteri francese Dominique de Villepin e l’amministrazione Bush nei mesi che precedettero la Guerra in Iraq, per diversi motivi.
È un capolavoro, termine abusato che in questo caso calza a pennello. È scritto da un diplomatico che collaborò con de Villepin, quindi è una fonte di prima mano.
È dedicato a un argomento (la discussione sulla legittimità della Guerra in Iraq dal punto di vista della diplomazia francese) che non è stato affrontato in nessun altro fumetto.
Vorrei aggiungere una cosa che forse non c’entra nulla o forse c’entra molto. Ho scritto il pezzo su I segreti del Quai d’Orsay in un raro momento di serenità. Quasi tutto il resto del libro (ad esclusione della prima metà del quarto capitolo e del paragrafo su Capitan America di John Ney Rieber e John Cassaday) è stato scritto in un periodo in cui ero veramente a pezzi. Forse il tanto spazio dedicato a I segreti del Quai d’Orsay è anche il frutto della felicità, tradotta in immensa voglia di scrivere, che provavo a quel tempo.

La presentazione delle opere come base per l’analisi: si vuole coinvolgere anche chi quelle opere non le conosce, dandogli un minimo riferimento?
Sì, ho cercato di rendere il libro accessibile anche a chi non “mastica” molto i fumetti.

Luigi Siviero e l'onda lunga dell'11 settembre sul fumetto - ls_1109_doonesbury_bushL’ultima parte “Il mondo dei fumetti incontra la realtà“, avrebbe potuto essere un libro a sé: pensi di svilupparlo in futuro?
A dire il vero, no. Ho scritto così tanto che lo scorso settembre ho ipotizzato di scorporare il capitolo sui supereroi (che è lungo circa 80 pagine) e di ampliarlo per pubblicarlo in un libro a sé. Alla fine è stato deciso di fare un libro unico.

Realtà vs. invenzione: la vicenda delle dodici vignette danesi su Maometto oscilla fra il grottesco e il parodistico. Probabilmente questa sensazione è il segnale che la comunicazione fra culture e comunità è ancora in alto mare: il fumetto, che usa immagini e parole, richiede quindi doppia prudenza quando affronta temi interculturali? O è una sonda più potente della letteratura scritta per evidenziare le aree rischiose?
Anche secondo me il fatto che i fumetti sono composti sia da disegni sia da parole scritte raddoppia la necessità di essere delicati.
Per quello che riguarda le vignette su Maometto c’è un problema preciso e circoscritto: il divieto nella religione islamica, se non assoluto comunque molto diffuso fra i fedeli, di raffigurare Allah e il profeta Maometto.

DC vs. Marvel, nell’intervista a Matteo Casali. Molti eroi Marvel abitano a NY, gli eroi DC abitano città immaginarie. Che la DC abbia raccontato molto meno l’11 settembre indica che la strada della metafora era ritenuta meno pagante? Che si doveva per forza essere realistici? Un po’ come dire che non si cercava il distacco per riflettere e capire, ma il realismo per partecipare alle emozioni. Povertà autoriale? Bisogno di empatia?
A mio parere il fatto che i fumetti di supereroi della DC non siano ambientati in città reali – nel caso specifico a New York – è stato un limite intrinseco, presente a prescindere dalla volontà degli autori di parlarne o meno. Spider-Man vive a New York, è il supereroe simbolo di New York: gli autori non potevano non parlare dell’11 settembre nei fumetti di Spider-Man, che lo volessero o no. Invece Batman e Superman sono i supereroi di Gotham City e Metropolis: non sarebbe stato naturale trasferire gli attentati dell’11 settembre in queste due città.

Intervista raccolta per chat e e-mail fra il 15 e il 28 marzo 2014

Estratti disponibili:
Leggi qui il paragrafo dedicato a Non per la gloria di Roberto Recchioni, uscito nel 2001 su Lanciostory, e David Murphy – 911 di Roberto Recchioni (testi) e Matteo Cremona (disegni), pubblicato da Panini a cavallo fra il 2008 e il 2009.

Abbiamo parlato di:
Dall’11 settembre a Barack Obama – La storia contemporanea nei fumetti
Luigi Siviero
Nicola Pesce Editore, 2013
365 pagine, brossurato, bianco e nero – 19,90 €
ISBN: 8897141277


Note:
  1. Richard Jackson: Writing the War on Terrorism: Language, Politics and Counter-terrorism, Manchester University Press – 2005. 

  2. Clément Chéroux: Diplopia. L’immagine fotografica nell’era dei media globalizzati: saggio sull’11 settembre 2001, Einaudi – 2010 

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