I voli del falso Chagall e del vero Sfar

I voli del falso Chagall e del vero Sfar

18 Luglio 2012
L’ultimo fumetto di Joann Sfar porta avanti il percorso artistico e comunicativo dell’autore, tra simbolismi, credenze yiddish e sogni, creando una favola squinternata e piena di personaggi e situazioni bislacche.
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March Chagall, pittore russo naturalizzato francese, è considerato una delle figure più importanti dell’arte del Ventesimo secolo. Questo libro non parla di lui.

Già dal risvolto di copertina veniamo introdotti, in un certo qual modo, al surreale di questa storia scritta e disegnata da Joann Sfar, originariamente edita in due volumi da Gallimard e qui raccolta da Bao Publishing in una discreta edizione, ridotta rispetto ai volumi francesi ma ben leggibile e su carta patinata e pesante.

La scelta della carta su cui stampare Chagall non è affatto secondaria, per rendere l’anarchia cromatica dell’autore, dal gusto prettamente kitsch, che invade le vignette ammantandole di tanto in tanto di una patina monocromatica o giocando con i personaggi dalla pelle verde o gialla.
Ma l’interrogarsi sull’uso del colore, sembra dirci lo stesso Sfar a pagina 60, è un esercizio futile che rischia di distrarre o di sviare.

[Chagall mentre mostra al violinista il ritratto che gli ha fatto]

Chagall – Guarda. Sei giallo.
Violinista – È un colore simbolico? Non mi piacciono i simboli. Detesto tutto quello che ci allontana dal mondo.
Chagall – No, ti ho fatto così perché avevo del giallo.

Con buona pace del violinista, Chagall è pieno di simbolismi, a partire dal protagonista, che pur non essendo “quel” Chagall è anch’egli pittore, per non parlare della carovana di personaggi che si muovono attorno a lui: folli e saggi, sanguinari dall’animo artistico, millantatori e menzogneri, tutti coinvolti nel progetto di fondare un teatro per rappresentare opere sempre piu bislacche e oniriche.
Un’esuberanza d’inventiva che trae respiro dalle opere del “vero” Chagall
, trasformando labili tracce di storia reale dell’artista, rivisitate dall’ironia e dalle tradizioni ebraiche, in una fiaba bislacca e movimentata.

In questo flusso indivisibile di realtà, sogno, invenzione e fantasia sta il nucleo più discutibile dell’opera, il lato che potrebbe spiazzare e deludere il lettore; specie nella parte centrale del volume, a cavallo tra i due albi originali, dove la storia sembra arenarsi su se stessa senza uno sbocco e che, difatti, si risolve in un finale netto e duro, in contrasto a uno svolgimento leggero e naïf.

Materiale delicato e non convenzionale, che Sfar mantiene unito grazie all’esperienza e alla vitalità del suo stile, e che pare porsi come naturale proseguimento degli ultimi lavori (come Pascin e Klezmer), accentuandone le derive più estreme in fatto di disegno e sceneggiatura. Il primo, sempre meno legato al realismo e all’estetica del bello, pieno di figure dinoccolate e deformi, con colori forti e senza sfumature. La seconda incurante dei tempi scenici, della spazialità, della divisione narrativa tra passato e presente, tra reale e sogno, che chiama il lettore a uno sforzo attivo e non a una lettura pigra e fredda.

Chagall puo essere letta come un’opera sul potere dell’arte di plasmare il mondo, di salvarlo addirittura, almeno potenzialmente, ma anche sulla sua caducità e inutilità, se abbandonata a sé stessa, senza più anima e scopo.
Il pittore, schiavo e amante della sua arte è un osservatore privilegiato del creato, che riesce addirittura a modificarlo, cambiando le fattezze dei personaggi, dando loro asilo tra le pagine del suo blocco, rendendo possibile l’incredibile come se fosse naturale, domando anche la guerra insita nell’animo umano. Ma, perso l’amore, persa la speranza, si perde anche la salvezza e la redenzione, e l’arte diventa solo sfogo per i propri demoni.

Non sappiamo alla fine del volume che fine abbiano fatto Chagall, gli abitanti del suo villaggio, il golem/macellaio e la sua bella e volubile amante; ma è facile, fin troppo, immaginare il suo blocco da disegno arso assieme al teatro e alle case, incapace di essere realmente un mezzo di salvezza dalle fiamme e dalle barbarie.

Abbiamo parlato di:
Chagall in Russia
Traduzione di Stefano Visinoni
Joann Sfar
Bao Publishing, 2012
128 pagine, brossurato, colori – 16,00€
ISBN: 978-88-6543-038-5

Ettore Gabrielli

Ettore Gabrielli

Classe 1977, toscano, programmatore. Impara a leggere sugli Alan Ford del padre, una delle poche cose per cui si sente debitore veramente. Vorace lettore da sempre, i fumetti sono stati il mezzo per imparare e per conoscere persone e per questo sarò loro sempre grato. Nel 2002 fonda Lo Spazio Bianco, magazine dedicato al fumetto tra i più longevi e seguiti in Italia di cui è tuttora direttore editoriale. Nel 2021 ha fatto parte della giuria dei Lucca Comics Awards.

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