
Nella sua lucida introduzione a inizio volume David Padovani assegna meritatamente a Toppi e alle sue storie lìappellativo di “Classici”. “Un classico“, scrive Padovani, “è qualcosa che continua a entrare in risonanza con il mondo e la realtà odierni.” Questo si può dire di molte delle opere di Toppi, ma è tristemente vero nel caso di questi quattro racconti a tema bellico.
La guerra è senza dubbio una costante della storia umana, ma forse mai come oggi sembra vicina e drammatica anche a noi europei, che ci siamo a lungo cullati nell’ingenua illusione che la storia fosse finita, sebbene le guerre non abbiano mai smesso di infuriare nel mondo appena fuori dai nostri confini.
Nei primi due racconti – Tell Aqqaqir 1943 e Köllwitz 1742 che da il titolo al volume – Toppi mostra come la guerra trasformi gli uomini in macchine. Privati della dignità, ridotti a esseri meccanici, da un lato abbiamo gli uomini al comando, trasformati in automi freddi, spietati – è il caso del generale prussiano del racconto ambientato nel 1742, “bello come una figura dipinta”, ma distante dai soldati che manda a morire. Dall’altro abbiamo proprio i soldati, deumanizzati, ridotti alla loro funzione, rimpiazzabili. Persino le vittime diventano, nella logica brutale della guerra, meri residui meccanici, indistinguibili dai relitti e dalle macerie abbandonati dopo la distruzione.

Nel terzo e nel quarto racconto, la realtà della guerra è esposta in modo ancora più disturbante, perché viene vista attraverso gli occhi di bambini. In Qualcosa che mi cammina vicino, un ragazzo di circa 10 anni ci mostra la sua vita nel villaggio di Dong Hua Bac, in Vietnam. Lo spettro della guerra che infuria appena al di lá delle montagne è opprimente, un fato che si avvicina assurdo e ineluttabile.
Il racconto che chiude il volume, Nahim, ci ricorda di una guerra che viene deliberatamente passata sotto silenzio, tanto da definire l´attuale conflitto Russo-Ucraino “la prima guerra in Europa dalla seconda guerra mondiale”, dimenticando colpevolmente il conflitto tra serbi e montenegrini nella Ex-Jugoslavia. Un conflitto fratricida interpretato nuovamente da Toppi attraverso l’esperienza ingenua del giovane Nahim, che vede improvvisamente quelli che fino a ieri erano amici sparargli contro, incapace di trovare un senso a quella violenza e a quell´odio.
Questi due ultimi racconti sono la parte piú forte e dolorosa dell’opera. Impossibile, leggendoli, non pensare ai bambini di Gaza, massacrati e affamati a migliaia dall’esercito israeliano, in uno sterminio criminale e ingiustificabile.
L’arte a un tempo realistica e magica di Toppi non smorza gli orrori delle storie narrate, anzi ne intensifica la forza e il messaggio, che arriva dritto come un pugno nello stomaco. Sebbene ambienti i racconti in avvenimenti ormai passati, Toppi riesce a coinvolgere il lettore con forza a livello emotivo, costringendolo a osservare in essi un riflesso del nostro mondo contemporaneo.
Esattamente quello che deve fare un classico.
Abbiamo parlato di:
Köllwitz 1742
Sergio Toppi
Edizioni NPE, 2025
80 pagine, cartonato, b/n – 17,90 €
ISBN: 9788836272822

