Sweet Tooth

“Sweet Tooth” di Jeff Lemire: l’horror moderno è ibrido

9 Ottobre 2015
Nell'ultimo volume di Sweet Tooth, Jeff Lemire risponde alle domande ancora insolute e svela l'origine dei bambini ibridi.
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CoverFine della corsa per Sweet Tooth: in una manciata di episodi (di cui l’ultimo, il # 40, dalla lunghezza extra) Jeff Lemire riavvolge i fili che aveva dipanato, rispondendo a tutti gli interrogativi che la serie aveva posto. Scopriamo quindi qual è l’origine di Gus e degli altri bambini ibridi, e se davverosiano loro i responsabili dell’epidemia che pare destinare l’umanità all’estinzione.

Quello che ha contraddistinto fin dall’inizio il progetto è stata non tanto l’originalità del plot, quanto la sua conduzione, resa peculiare dal tratto dell’autore e da una narrazione fortemente drammatica e ricca di accelerazioni improvvise in grado di spiazzare il lettore.
Questa drammaticità è sempre tesa, attraverso un’alternanza di sentimentalismo – che a tratti sfocia nel melodrammatico –  e violenza, a suscitare empatia e partecipazione da parte del lettore.
Potremmo definire Sweet Tooth un horror apocalittico dall’attitudine vintage, con una narrazione lineare e serrata, e gli ingredienti tradizionali del genere: un buono che sembra cattivo ma che in realtà è in cerca di redenzione e un manipolo di bambini da salvare, resi ancora più vulnerabili (e teneri) dalla loro condizione di sgraziati (e anche un po’ tonti) ibridi.

Sweet Tooth

Lemire non usa particolari artifici o trucchi narrativi, se si esclude un tratto molto personale su cui ci soffermeremo più avanti. Lo stile, estremamente asciutto, gli consente di percorrere il sentiero scelto con aderenza al canone e persino con una certa speditezza: su quaranta episodi sono davvero pochi quelli che potremmo definire “di transizione” o riempitivi; l’intreccio è dinamico e le vicende si aprono e chiudono in maniera rapida e verosimile. Sweet Tooth
Conseguenza di questa scelta è la mancanza, all’interno della storia, di pause che invitino chi legge a soffermarsi su quanto letto; l’autore non concede al lettore il tempo di tirare il fiato e lo lascia da solo nella ricerca di secondi livelli di lettura, che possono perdersi nella sollecitudine caratteristica di questa narrazione.

Come accennato in precedenza, il tratto di Jeff Lemire è sicuramente un elemento distintivo ed estremamente  riconoscibile dello stile dell’autore: tutt’altro che gradevole e accattivante, presenta invece linee incerte, figure dai bordi abbozzati, anatomie poco curate, scarso interesse per prospettiva e senso di profondità. Caratteristiche simili sembrerebbero scoraggiare sia il lettore in cerca del bel disegno quanto quello insofferente verso stili ostentatamente naïf; eppure la scelta grafica di Lemire è coerente e funzionale alla sua poetica. L’uso abbondante di primi piani in cui il lettore incontra e subisce gli sguardi carichi di solitudine dei suoi personaggi – personaggi immersi in un vuoto grafico che diventa esistenziale – , genera una grande forza comunicativa, che raggiunge chi legge in maniera immediata. 

Altra prerogativa apprezzabile e anticonformista del lavoro è la gestione atipica del ritmo narrativo: non di rado Lemire cambia le modalità del racconto, sempre legando in maniera funzionale forma e contenuto e lavorando sia sul lato artistico che su quello testuale.
Modifica quindi l’orientamento della pagina, da verticale a orizzontale, o ricorre a corpose didascalie che trasformano il fumetto in un racconto illustrato. Oppure si diverte a condensare in un solo episodio molteplici eventi, a volte addirittura cruciali. Ciò avviene anche nell’ultimo capitolo, nel quale Lemire non si limita a chiudere in maniera più che conclusiva la serie, ma getta lo sguardo oltre e colleziona spunti e avvenimenti che avrebbero potuto essere diluiti con tutta tranquillità in tre o quattro albi.

Sweet Tooth
Senza voler rivelare troppo del finale, vale la pena sottolineare come la tematica religiosa/spirituale che fa capolino già dalle prime pagine della serie, se pur in maniera molto discreta, venga affrontata nell’epilogo in maniera ben più diretta;  ancora una volta, e per l’ultima volta, Lemire cambia registro narrativo, gioca con le aspettative del lettore riuscendo di nuovo a stupirlo.

Con Sweet Tooth Jeff Lemire dimostra come si possano raccontare storie “classiche” aggiornandole con sensibilità e ricchezza di idee, e offre dell’intrattenimento capace di solleticare sia la pancia che il cervello del lettore.

Abbiamo parlato di:
Sweet Tooth #6 – Caccia grossa
Jeff Lemire, Nate Powell
Traduzione di Susanna Raule
RW Lion, febbario 2015
200 pagine, brossurato, colori – € 16,95
ISBN: 9788868736774

Davide Grilli

Davide Grilli

(Lucca 1977)  Iniziato dai genitori alla lettura di Topolino all'età di sei anni, non smette più. Abita in provincia di Pistoia con la moglie, un figlio, e una mole di albi che ne minaccia l'incolumità.  L'apertura di una fumetteria in una cittadina vicina gli fa capire che esistono molti più fumetti di quelli che potrà mai acquistare e forse per questo nel 2002 decide di passare dall'altra parte del banco ed aprirne una propria assieme a un'amica, esperienza conclusa ma ricchissima, anche se solo dal punto di vista umano.

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