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Soul Reviver South 1: chi muore si rivede

Dall’oltretomba e ritorno in un colpo d’occhio: il sequel di Soul Reviver di Toru Fujisawa mostra molti limiti e non riesce a convincere o stupire.

Soul Reviver South 1: chi muore si rivedeNaki e Teru rubano automobili e sono complici in un traffico internazionale di modelli di lusso. In fuga dopo un furto di routine, i due giovani ladri s’imbattono in una donna, Yuki, capace di resuscitare le persone.

, celebrato autore di Great Teacher Onizuka, riprende la sua mini serie “Soul Reviver”, mantenendone il meccanismo narrativo di base e cambiando completamente personaggi e ambientazione.
I dubbi già suscitati dai volumi della serie precedente, in cui i disegni  erano stati realizzati da Manabu Akishige, vengono confermati anche nel nuovo “South”, l’intera struttura del manga è infatti votata all’azione e trascura completamente l’approfondimento psicologico dei personaggi, che risultano molto stereotipati.

A tal proposito è poco appropriata anche la scelta di mantenere nelle battute il testo in inglese per caratterizzare Yuki e i suoi commilitoni, tutti americani. È consuetudine del linguaggio cinematografico, e anche dei fumetti, che i personaggi stranieri parlino la loro lingua nelle prime battute di presentazione e che l’artificio della traduzione si esaurisca presto per lasciare spazio all’uniformità linguistica e alla facilità di lettura.
L’assenza di questa convenzione narrativa è sintomatica della difficoltà dell’autore nella caratterizzazione dei personaggi che il mangaka si sforza di imporre come americani solo in virtù della loro lingua, e non della loro logica e del loro comportamento.

Soul Reviver South 1: chi muore si rivedeNulla di quello che accade trova una spiegazione, il lettore non è messo in condizione di comprendere, ad esempio, come sia possibile che un occhio bionico consenta la resurrezione o quali ragioni spingano la protagonista femminile a salvare le persone contravvenendo agli ordini dei suoi ufficiali superiori.

Ulteriore elemento che disturba la sospensione dell’incredulità di chi legge è il modo in cui i commilitoni di Yuki passano nell’al di là: sparandosi ogni volta un colpo di pistola alla tempia. La scena, inizialmente di grande impatto, viene ripetuta costantemente al punto che l’azione si svuota di significato e inizia a risultare involontariamente comica.

Lo stile grafico è quello già noto ai lettori di Toru Fujisawa, linee pulite e grande attenzione alle anatomie e alla precisione del tratto, senza particolari segni di distacco dalle precedenti prove dell’autore. Anche dal punto di vista dei disegno tuttavia si osservano elementi che limitano la verosimiglianza della narrazione.
Il paesaggio urbano è privo di qualunque caratteristica che lo possa animare e assomiglia a quello di una città qualunque, persino l’aspetto dei demoni del limbo non è originale, specialmente se lo confrontiamo con manga come Dorohedoro che negli ultimi anni si è imposto come inevitabile termine di paragone per qualunque opera di ambientazione infernale.

La prova di Toru Fujisawa si rivela dunque molto inferiore alle capacità mostrate nella sua opera più famosa che raccontava le violenze e i problemi di insegnanti e studenti nelle scuole superiori giapponesi.

Abbiamo parlato di:
Soul Reviver South #1
Toru Fujisawa
Traduzione di Laura Giordano
, giugno 2017
208 pagine, brossurato, bianco e nero – 4,50 €
ISBN: 9772499518908

 

 

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