
Quanto può essere inquietante, disturbante, un sorriso? È la domanda che emerge in maniera naturale alla lettura di Smiley, tesissimo thriller seinen di Hattori Mitei dalle forti tinte orrorifiche. Kamome è un giornalista da poco uscito da una tragedia che ha provocato la rottura del suo matrimonio. Quando scopre che la moglie è entrata a far parte della Shinsho, una setta religiosa che promuove il sorriso e la risata come strumento di elevazione, Kamome decide di far partire un’indagine privata. Ci sono infatti diverse stranezze che ruotano intorno alla Shinsho e al solo nominarla le persone si tirano indietro o gli consigliano caldamente di lasciar perdere. Kamome decide invece di infiltrarsi nella setta, mentre si verificano una serie di morti inquietanti che sembrano proprio essere collegati alla Shinsho.
La meccanica narrativa è quella di una classica “discesa all’inferno”: ogni passo avanti compiuto dal protagonista alza il livello di rischio e di inquietudine. Ovviamente le tavole sono dominate dai sorrisi, che sono forzati e disturbanti e generano un costante straniamento. In questo primo volume ci troviamo a scivolare in un thriller psicologico in cui cominciano a emergere dettagli che potrebbero portare la storia verso possibili derive fantastiche. O forse si tratta di un’indagine sulla follia? Mistero e colpi di scena incalzano la costruzione narrativa, spiazzando il lettore e riempiendolo di interrogativi che lo inseguono anche a lettura conclusa.

Le tavole sono fitte, con vignette che prediligono lo sviluppo orizzonatale, con il risultato di costriure un ritmo straniante come il racconto: al contempo la sensazione è incalzante tanto quanto sospesa e rarefatta. Ovviamente dominano soprattutto i primi e i primissimi piani: i volti sono puliti, definiti con pochi tratti, ma Mitei è in grado di esprimere una gamma molto ampia di emozioni e sfumature. Non si tratta solo dell’effetto disturbante dei sorrisi: la recitazione dei suoi personaggi è capace di raccontare con grande intensità in pochissimi dettagli, come un certo taglio negli sguardi o le pieghe prese da una bocca.
Smiley è un racconto intenso, angosciante che mescola una storia disturbante con suggestioni di critica sociale che parla di un Giappone meno idealizzato ed edulcorato, quello che rappresenta un fiorente bacino di sette religiose che si insinuano in diverse sfere sociali, politiche incluse.
Abbiamo parlato di:
Smiley #1
Hattori Mitei
Traduzione di Alessia Giargia
Coconino Press/Doku, 2025
416 pagine, brossurato, bianco e nero – 18,90 €
ISBN: 9788876188381
