Meredith McClaren
Meredith McClaren

Scienza e magia, alchimia perfetta: intervista a Meredith McClaren

18 Febbraio 2026
L’autrice statunitense racconta lo sviluppo del sci-fantasy Black Cloak.
Leggi in 5 minuti

Con un mix di fantascienza e fantasy, Black Cloak è già diventato un piccolo cult del fumetto americano, nominato anche agli scorsi premi Eisner come Miglior nuova serie. Dietro la storia c’è la talentuosa Kelly Thompson (Absolute Wonder Woman, Buffy) e dietro i disegni c’è la penna di Meredith McClaren, artista statunitense sulla scena da dieci anni che si sta facendo notare sempre di più per il suo stile pulito e dinamico. L’abbiamo incontrata alla edizione 2025 di Romics.

Black Cloak

Ciao Meredith, grazie per il tuo tempo. Black Cloak è un fumetto ambizioso che mescola più generi e di cui avete dovuto costruire da zero l’ambientazione. Qual è stata la parte più stimolante e quella più difficile nella creazione di questo mondo?
La storia è ambientata nell’ultima città sulla Terra, Kiros, dopo una guerra catastrofica che ha posto fine al mondo. Per me era fondamentale trasmettere la sensazione di sovraffollamento: questo è l’ultimo posto in cui chiunque può vivere, quindi le persone sono letteralmente una sopra l’altra. Ho guardato molto a città con densità abitative estreme: Tokyo, Hong Kong, Kowloon City… Allo stesso tempo, Kelly voleva qualcosa che richiamasse Blade Runner, ma più luminoso: meno pioggia, più visibilità, più neon. Io vengo più dal fantasy, lei è più portata per la fantascienza: il bello è stato proprio questo equilibrio. Quando io spingevo troppo sul fantasy, lei mi riportava a terra, e viceversa. Ci siamo bilanciate senza sovrastarci a vicenda.

Tra i personaggi, ce n’è uno che è nato subito “giusto” ed è rimasto praticamente uguale e uno invece che ha richiesto molto tempo per definirsi?
La protagonista, Essex, è stata quella che ha richiesto più lavoro. All’inizio assomigliava molto a sua madre, visivamente. Poi abbiamo capito che, considerando la sua eredità e il fatto che appartiene a un popolo di elfi, doveva apparire un po’ più come un’outsider. Così l’abbiamo allontanata da quell’immagine. La stessa cosa è successa nel secondo volume: le abbiamo dato un nuovo look per mostrare quanto fosse cambiata. Nel primo libro nasconde la sua eredità, fugge dalla sua storia. Nel secondo non si nasconde più: è più “rumorosa”, più esplicita in chi è. Un personaggio invece molto semplice da definire è stato Sashenka, un bukavac, una creatura un po’ “draconica”. Lui è venuto fuori subito: sapevo esattamente che aspetto dovesse avere non appena l’ho messo su carta.

La collaborazione con Kelly Thompson dura da quasi dieci anni. Come vi siete conosciute e qual è il vostro metodo di lavoro?
Ci siamo conosciute diversi anni fa, quando stavo lavorando a un webcomic steampunk-fantasy chiamato Hinges. È capitato sulla timeline di Kelly, lei l’ha adorato e mi ha intervistata a riguardo. Ci siamo trovate subito bene. All’epoca Kelly non scriveva ancora fumetti, ma poco dopo ha fatto il suo primo one-shot di Buffy. Non molto tempo dopo mi ha scritto: «Ti andrebbe di fare un fumetto insieme?». Io ho risposto: «Assolutamente sì». Il primo fumetto che abbiamo fatto insieme è stato Heart in a Box: parla di una ragazza che, dopo una rottura terribile, fa la cosa più “ragionevole” e desidera che il diavolo si prenda il suo cuore – ma si rende conto molto in fretta che non è stata una buona idea. Avevo sempre desiderato fare una storia su qualcuno che esiste letteralmente senza cuore, quindi era perfetto per me. Poi l’ho aiutata con alcuni suoi romanzi, The Girl Who Would Be King e Storykiller. A un certo punto mi ha detto: «Dobbiamo davvero lavorare di nuovo insieme», e io: «Sì, facciamolo!». Prima mi ha chiesto se avessi qualche idea, ma poi è arrivata dicendo: «In realtà so esattamente cosa voglio fare. Voglio fare questo fumetto». E quel fumetto era Black Cloak. Lei aveva già la storia in mente fin dall’inizio. Lavorare con lei è facile: i suoi script sono sempre solidi, è bravissima con l’azione e a mantenere il ritmo alto. Io sono una narratrice più “lenta”, quindi è bello dover cambiare il mio passo. E credo che lei provi qualcosa di simile con me. Siamo fan l’una dell’altra. Spesso è: «Questo è fantastico, continua così». È raro che una delle due respinga davvero qualcosa dell’altra. Quando lei mi manda qualcosa, penso: «È incredibile» e sento il bisogno di essere all’altezza di quell’energia.

Black Cloak 2

Tu realizzi anche fumetti da sola, scrivendo e disegnando. Preferisci lavorare da sola o in coppia con uno sceneggiatore?
Entrambe le modalità hanno pro e contro. Quando lavoro da sola, a volte penso: «Sarebbe bello avere qualcuno che mi dica cosa fare». Quando lavoro con qualcuno, penso: «Sarebbe bello poter fare solo di testa mia». È sempre così, l’erba del vicino è più verde. (ride) La verità è che entrambe le esperienze tirano fuori parti diverse di me. Lavorare da sola mi costringe a fare del mio meglio in ogni fase e questo migliora anche ciò che porto nelle collaborazioni. Lavorare con Kelly, a sua volta, migliora il modo in cui affronto i progetti personali. C’è uno scambio continuo.

Quando hai capito che saresti diventata una disegnatrice di fumetti?
Molto presto, direi verso i dodici anni. Entrambi i miei genitori sono architetti, quindi c’era già una forte possibilità che finissi in un ambito artistico. All’inizio pensavo di diventare animatrice. Alla scuola che ho frequentato ho provato a fare un doppio percorso: animazione e fumetto. Ma il campus non era compatto, era sparpagliato per la città, e il dipartimento di animazione era il più lontano possibile dal centro. Faceva freddissimo, ti tenevano lì tutto il tempo… Mi sono resa conto che avevo la pazienza per disegnare qualcosa molto bene una sola volta. L’animazione invece richiede di ridisegnare la stessa cosa decine di volte. Così ho pensato: «Ok, allora farò fumetti a tempo pieno». In più ero innamorata dell’animazione 2D, ma tutti dicevano: «Il 2D è morto, ora è tutto 3D». Se non volevano insegnarmi quello che amavo davvero, tanto valeva cambiare strada.

Black Cloak

Parliamo del futuro di Black Cloak. La serie continuerà?
Per ora ci sono solo il primo e il secondo volume. Sia io che Kelly vorremmo tantissimo tornare a lavorare in quel mondo: le possibilità sono infinite, non solo con i personaggi ma anche con i generi. Le dicevo proprio di recente: «Possiamo raccontare storie diverse qui dentro: potremmo fare un horror, una storia romantica… tutto è possibile nel mondo di Black Cloak». Il problema, al momento, è che Kelly è troppo richiesta e troppo impegnata: sta lavorando ad Absolute Wonder Woman, It’s JeffBuffyAngel e probabilmente ad altri fumetti di cui non so niente. Quello che dico sempre è: nel momento in cui lei mi consegnerà una nuova sceneggiatura, ci sarà un nuovo Black Cloak. Ma prima deve sopravvivere a tutti gli altri suoi progetti. (ride)

E per quanto riguarda i tuoi progetti personali?
Ho appena finito un fumetto che si chiama Meat Eaters. E adesso sto lavorando a un fantasy per ragazzi.Parla di due fratellastri: uno è completamente umano, l’altro è metà umano e metà sirena. Quest’ultimo sta arrivando all’età in cui deve iniziare a “uscire nel mondo”, a lasciare la casa. Il fratello più giovane non gestisce bene questo cambiamento. Il fumetto si chiama The Rift. Ci vorranno ancora un paio d’anni prima che esca: è ancora un “piccolo bebé”.

Allora aspetteremo The Rift con impazienza. Meredith, grazie mille per il tuo tempo.
Grazie a voi, è stato un piacere!

Intervista realizzata durante Romics 2025.

Meredith McClaren

Meredith McClaren è un’illustratrice statunitense che ha lavorato come artista indipendente e sotto etichetta Image. Dopo aver abbandonato gli studi di animazione, si dedica totalmente al fumetto e nel 2015 pubblica la sua prima serie importante: Hinges. Conosce poco dopo Kelly Thompson, sceneggiatrice con la quale collaborerà a più riprese su diverse opere tra cui: Heart in a boxJem and the Holograms e il più recente Black Cloak che per ora conta due volumi. Il suo lavoro indipendente più recente è Meat Eaters, del 2025. I suoi fumetti sono pubblicati in Italia da Edizioni BD.

Matteo Cinti

Matteo Cinti

Nato alla fine degli anni ottanta, Matteo si diploma come Grafico Pubblicitario a Roma nel 2007 e nello stesso anno conosce il giornale per cui lavora ancora oggi sia come grafico che come redattore. Inizia ad amare i fumetti più o meno vent’anni fa quando legge Dragon Ball per la prima volta: da quel momento la sua libreria accetta solo storie con le nuvolette, specialmente se provengono dall'oriente. Disegnare è un hobby che si porta dietro dall’infanzia e che ogni tanto riesce a trasformare in lavoro. Fiero sostenitore della bellezza nella diversità di ognuno, non perde mai la speranza di un mondo sempre più verde.

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