
In Diario di una cagna le tavole di Grazia La Padula, sensuali e a tratti lisergiche, immergono nella sinestesia. Livello figurativo, cromatico, e prospettico riescono a calare chi legge non solo nel corpo e nella psiche di Elise, la protagonista, ma anche nei luoghi che frequenta, consentendo di condividerne lo sguardo, i dolori, le sfide e le possibilità mosse prima dalla disperazione, poi dalla curiosità.
Gli occhi di Elise, all’inizio della narrazione stanchi e spenti, si allargano, restringono, brillano di lacrime, malizia e, a un certo punto, di decisa consapevolezza. Durante i sette capitoli in cui è suddivisa la storia Elise si trasforma.
L’erotismo tormentato, che trasuda fin dalla prima pagina del suo diario, tradisce una sessualità che cozza con l’idea di donna che stiamo iniziando a conoscere: una donna routinaria, che rifiuta e non comprende alcune sfumature della contemporaneità, una mamma cui la figlia racconta poco di sé, preferendo il padre per le confidenze.
Questa favola di amore profondo, accettazione e negoziazione del sé nella coppia dalle tavole fervide lascia un punto di domanda linguistico, a partire dal “cagna” del titolo, forse troppo respingente proprio per chi potrebbe trovare nella lettura diversi spunti accattivanti.
C’è forse il rischio di ammiccare a chi ha già incontrato il proprio sé, ma di escludere chi potrebbe vedere le cose secondo un altro punto di vista La storia di Elise sceneggiata da Céline Tran può ben rappresentare quella di moltə di noi, che hanno dovuto scardinare tanto prima di potersi dire liberə.
Abbiamo parlato di:
Diario di una cagna
Céline Tran, Grazia La Padula
Traduzione di Valentina Maini
Oblomov Edizioni, 2023
136 pagine, brossurato, colori – 22,00 €
ISBN: 9788831459914


