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Rider Comics: fare l’editore di fumetti a Lucca

11 Febbraio 2026
Abbiamo fatto una chiacchierata con Antonio De Rosa, sceneggiatore e anche editore di fumetti con Rider Comics, nata a Lucca nel 2023.
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Nel 2023 a Lucca è nata una piccola casa editrice, Rider Comics, creata da un gruppo di persone appassionate di fumetto, capitanate da Antonio De Rosa – che di fumetti è anche sceneggiatore – e dalla sua compagna Stefania Riefolo. In due anni di esistenza, Rider ha consolidato una propria personalità editoriale che aveva sin dall’inizio ed è diventata anche un punto di riferimento sul territorio lucchese per la divulgazione e la promozione del linguaggio fumetto specie tra i bambini e i lettori più giovani.
Di tutto questo abbiamo parlato con Antonio De Rosa, affrontando durante la conversazione anche temi importanti come la sostenibilità economica e le prospettive future dell’editoria a fumetti italiana.

Ciao Antonio e benvenuto su Lo Spazio Bianco.
Cominciamo dalle “basi”: chi sei e come sei passato da lettore appassionato di fumetti a professionista nel mondo dell’editoria a fumetti, prima come sceneggiatore e poi come editore? Racconti a chi ci legge il tuo percorso?
Direi che, prima di tutto, sono sempre stato uno di quelli che si innamorano delle storie in qualsiasi forma: fumetti, romanzi, narrativa, serie tv, film e videogiochi. Da bambino divoravo i Topolino che mio padre, lavorando in cartiera, salvava letteralmente dal macero. Ho sempre desiderato scrivere, anche quando non sapevo ancora bene come farlo, e all’inizio lo facevo assemblando pezzi di storie che mi avevano colpito. Ricordo con affetto un tema delle medie che commosse me e la prof di italiano, la professoressa Carli (mi perdoni!), perché mentre lo scrivevo stavo praticamente citando il finale della terza serie di PK, che avevo amato moltissimo. Oggi cerco di citare in modo un po’ più elegante (spero), ma la verità è che non riesco a farne a meno: quando chi lavora con me se ne accorge, vengo regolarmente bacchettato!
Un momento di svolta arriva intorno ai vent’anni, quando provo a scrivere una sceneggiatura per fumetti interamente a mano, direttamente sui layout di pagina. In quel periodo, discutendo con amici su come proporre un progetto editoriale, mi scappa quasi per scherzo: “Scusate, ma perché non apriamo noi una casa editrice?”. L’idea sembrava una battuta, ma mi è rimasta in testa. Col senno di poi, il mio percorso formativo, piuttosto irregolare – diplomato in Scienze Umane, ho tentato prima un corso di laurea in Comunicazione, poi Economia Aziendale, fino a che non sono approdato alla TheSign di Firenze – oggi mi appare come un insieme di esperienze che confluiscono naturalmente in quello che faccio: scrivere, progettare, mettere insieme storie e persone.
In fondo, forse, il passaggio da lettore a sceneggiatore e poi a editore è stato naturale. Dalla passione alla voglia di creare uno spazio che non fosse solo mio, ma che potesse dare voce anche ad altri. Tutto è partito da lì: da un amore smisurato per le storie, salvate dal macero, prese in prestito, citate male, riscritte meglio… e, alla fine, condivise.

Rider Comics, la casa editrice che hai fondato e dirigi, compie a fine 2025 due anni di esistenza: cosa ti ha spinto nel 2023 a creare una casa editrice di fumetto e – dopo 24 mesi di vita – come sta questa tua creatura?
In parte ho già anticipato la risposta. Nel 2023 ho deciso di fondare Rider Comics perché, dopo un’esperienza piuttosto traumatica, ho sentito il bisogno di dare finalmente forma a un’idea che avevo in testa da anni. Avevo la sensazione che mancasse uno spazio che credesse davvero nei giovani autori e nelle nuove idee, non tanto (o non solo) in funzione del successo commerciale, ma come luogo in cui potersi mettere alla prova, sbagliare, crescere. Tutti iniziano più o meno così, è vero, ma mi sembrava importante farlo dentro uno spazio professionale, non limitandosi a un contesto “tra amici”.
Dopo due anni Rider è cresciuta. Abbiamo un catalogo di una decina di pubblicazioni molto varie, abbiamo accompagnato diversi esordi, ma allo stesso tempo stiamo consolidando le collaborazioni con chi ci affianca fin dall’inizio, cercando di costruire un team stabile e una piccola rete. È ancora una realtà giovane, inevitabilmente, ma oggi ha un’identità chiara e riconoscibile — ed è probabilmente la cosa di cui vado più fiero.

Oltre a te, “chi è” Rider Comics? Com’è strutturata la casa editrice, chi ne fa parte e in quale ruolo?
Rider Comics non sono solo io. Stefania Riefolo, che è la mia metà nel lavoro e nella vita, è co-fondatrice ed è la responsabile dei progetti legati alle attività laboratoriali basate sul fumetto. Negli ultimi tempi ha iniziato anche a ricoprire un ruolo di coordinamento – credo un po’ contro la sua volontà, ma è oggettivamente bravissima – permettendomi di concentrarmi di più sulla crescita della casa editrice e sul piano editoriale, che ammetto essere ancora in fase di assestamento.
Fin dall’inizio abbiamo voluto inserire una figura di editor, perché per noi era importante che Rider fosse percepita come una realtà seria e professionale, non limitata alla sola pubblicazione, ma capace di proporre anche un’idea consapevole di fumetto. Questo ruolo è spesso affidato a Elena Artibani, con cui stiamo consolidando la collaborazione, e quando serve chiedo supporto anche a Niccolò Testi e Giovanni Barbieri, entrambi incontrati durante il percorso alla TheSign, rispettivamente come compagno di classe e docente.
Accanto a questo nucleo stabile, Rider si avvale anche di collaboratori esterni, in particolare grafici e letteristi, con cui stiamo costruendo – o rafforzando – rapporti continuativi, con l’obiettivo di dar vita a un team sempre più coeso e riconoscibile. Per la stampa mi affido sempre più spesso a Roberta di Press Up, anche se sono aperto a conoscere altre realtà, e per la distribuzione mi rivolgo ad Alessandro di Terminal Distribuzione, Paola di Manicomix e Simona di Toscanalibri. La parte comunicativa è invece quella più debole, ma ci stiamo lavorando.

Qual è il vostro pubblico di riferimento? Come nascono le collane nelle quali suddividete la vostra produzione? Leggendo la loro descrizione sul sito, appare evidente una chiara ricerca di trasversalità, di generi, argomenti e lettori.
La cosa più importante, per me, è raccontare storie di persone alle persone – ed è anche il mio cruccio più grande. Partendo da lì, quando ho immaginato le collane ho cercato di farle dialogare non solo con i generi, ma anche con i valori che volevo per Rider. Italia a fumetti nasce dall’idea di conoscere e riscoprire le proprie radici; Narrazioni guarda invece al presente, ai suoi cambiamenti e alle domande che ci portiamo dietro ogni giorno; Rider Stories ha un’anima più leggera e dichiaratamente legata al piacere del racconto e al divertimento. Più di recente abbiamo aggiunto Prospettive, per aprire uno spazio di confronto e scambio sul fumetto come medium.
Di conseguenza, anche il pubblico di riferimento è inevitabilmente vario. Ogni opera, poi, finisce sempre per costruirsi il proprio pubblico, a volte anche al di là delle intenzioni di chi la crea. Ma, senza troppi giri di parole, Rider si rivolge sia a bambini e ragazzi, per costruire nuove generazioni di lettori, sia a un pubblico adulto, che abbia già un interesse per certi temi o che semplicemente voglia avvicinarsi e capire qualcosa di nuovo. Quello che conta davvero è che le storie siano raccontate con passione, perché i lettori lo percepiscono subito.
Per esempio, in Narrazioni stanno arrivando molte storie di fantascienza, ma se si va oltre il genere ci si accorge che parlano di persone e di esperienze molto vicine alle nostre. Una volta mi hanno detto che raccontare il presente così com’è non serve, perché i lettori vogliono evadere. Io non sono del tutto d’accordo: credo che i lettori, anche inconsapevolmente, vogliano capire il proprio quotidiano. E forse il modo migliore per farlo è proprio questo, ascoltare la storia di qualcun altro, come se fossimo seduti insieme, la sera, davanti a un fuoco.

In questi due anni di esistenza la casa editrice si è distinta per un apprezzato lavoro su giovani fumettiste e fumettisti, pubblicando le loro opere di esordio che hanno ricevuto apprezzamenti di pubblico e critica. In un panorama editoriale italiano nel quale è evidente la presenza di un talento diffuso di autrici e autori esordienti, ma che spesso, dopo la loro opera prima, sono un po’ lasciate e lasciati a loro stessi, qual è il lavoro che fate con loro tu e gli editor della Rider?
Facciamo prima una premessa, perché mi piace ragionare tenendo conto del contesto e di chi, con studi e dati alla mano, prova a leggere il presente – penso al MEFU, all’AIE, all’ISTAT. Il mercato italiano del fumetto, soprattutto dopo la bolla post-Covid, difficilmente permette di vivere solo di questo. Nella stragrande maggioranza dei casi una pubblicazione non è una svolta, ma al massimo un primo passo, un “piede” messo dentro a una nuova realtà. Poi serve trovare altri equilibri, altri lavori, e nel frattempo capire come crescere. Non dico che sia giusto, ma spesso è la realtà. È qualcosa che viviamo anche noi come casa editrice, affiancando l’attività editoriale a quella laboratoriale.
In un contesto del genere, il supporto che si può dare agli autori ha inevitabilmente dei limiti, perché ognuno resta responsabile del proprio percorso. Una delle idee che avevo all’inizio – e che purtroppo non sono ancora riuscito a realizzare – era quella di offrire anche un supporto esterno, con consulenze fiscali e legali dedicate a chi pubblica per la prima volta. Detto questo, uno degli aspetti a cui teniamo di più in Rider è non fermarci alla pubblicazione dell’opera prima. Cerchiamo di accompagnare gli autori nel tempo, lavorando insieme sull’editing – individuando punti di forza e fragilità – sulla promozione, provando a cogliere ogni occasione possibile per dare visibilità al loro lavoro, e più in generale sulla crescita professionale. Crediamo che il talento abbia bisogno di continuità e di confronto, non di essere lasciato solo dopo il primo libro, soprattutto quando raccontare storie non è solo un mestiere, ma una necessità.

Legandomi alla domanda precedente, Rider è promotrice di un concorso per esordienti chiamato NarrAzioni e che nel 2025 arriva alla sua quarta edizione. Come nasce questa iniziativa che nelle tre precedenti edizioni ha regalato soddisfazioni sia a voi che ai “nuovi” professionisti che sono emersi?
Il concorso NarrAzioni nasce esattamente da questa filosofia. In Rider Comics, inevitabilmente, l’aspetto commerciale a volte deve prevalere; con Artespressa – l’associazione che abbiamo fondato nel 2019 e che cura l’organizzazione del concorso – possiamo invece mettere al centro la dimensione sociale. L’idea era creare un’occasione concreta per far emergere nuove voci capaci di confrontarsi con temi complessi perché profondamente legati al presente.
NarrAzioni funziona su più livelli. Il più evidente è la possibilità, per uno o più autori, di arrivare alla pubblicazione. Ma, trattandosi spesso di esordienti, non è scontato che abbiano già tutti gli strumenti per trasformare un’intuizione forte in un’opera davvero solida. È lì che entra in gioco il lavoro su sé stessi: la riscrittura, l’editing, la programmazione, il confronto sulle tempistiche e sulle scelte narrative. Un percorso che serve prima di tutto agli autori, per capire cosa significa lavorare in modo professionale e come far emergere al meglio quello che vogliono raccontare. Alla fine ci si rende conto che non conta solo il “cosa”, ma soprattutto il “come”, e questo migliora sia l’opera sia il percorso.
La collaborazione con NarrAzioni offre quindi un’opportunità reale: una giuria qualificata, un percorso serio e la pubblicazione del progetto vincitore, che garantisce visibilità e apre spesso ad altre occasioni. In tre edizioni abbiamo visto emergere autori e autrici che oggi stanno costruendo il loro percorso, e arrivare alla quarta edizione conferma che questa intuizione continua a funzionare. Ogni anno, in fondo, è quasi una piccola magia vedere un’idea prendere forma, toccare terra e iniziare a camminare da sola.

In Rider affiancate il lavoro di editori a un lavoro “sul campo”, soprattutto nel territorio lucchese, che vi vede collaborare con istituzioni pubbliche ed enti didattici, come avvenuto anche durante l’edizione di Lucca Comics 2025: da dove deriva questo aspetto della casa editrice?
È stato uno sviluppo piuttosto naturale, sia per me che per Stefania. Lei ha da sempre una forte propensione per la didattica e per i percorsi di crescita, professionale e personale, e io credo che una realtà come la nostra, soprattutto in un contesto come quello lucchese, non possa prescindere dal dialogo con gli altri attori del territorio.
C’è anche una riflessione più ampia dietro. I Ministri, che sono la mia band italiana preferita, raramente scrivono canzoni dai temi “astratti”: raccontano immagini di vita quotidiana, il presente, spesso puntando il dito alle conseguenze molto concrete delle scelte politiche sulle persone. Questo punto di vista l’ho fatto mio. Se oggi si dice che i lettori diminuiscono, secondo me bisogna andare a capirne le ragioni sul campo, parlando con i bambini, sperimentando linguaggi e modalità diverse, finché non si trova qualcosa che funziona per le nuove generazioni. In fondo è anche una forma di responsabilità: che senso avrebbe fare cultura senza restituire qualcosa alla collettività?
Per questo Rider Comics è anche una realtà culturale radicata nel territorio. Collaboriamo con scuole, istituzioni e associazioni perché crediamo che il fumetto sia uno strumento educativo e sociale potente. L’esperienza di Lucca Comics & Games 2025, con mostre, laboratori e incontri con gli autori in diversi luoghi della città, è stata un esempio concreto di come l’editoria possa dialogare con la comunità e diventare parte attiva della vita culturale di un territorio.

Da editore e, in special modo, da editore che punta molto su giovani autrici e autori, come vedi il presente e il futuro prossimo del fumetto italiano? Quali sono a tuo avviso le criticità e le potenzialità di un comparto editoriale da sempre, ma oggi ancora di più, attraversato da notevoli idiosincrasie?
Onestamente non mi sento ancora nella posizione di poter rispondere in modo definitivo a questa domanda. La mia esperienza è ancora in costruzione, quindi preferisco ascoltare ciò che emerge dagli studi più recenti e metterlo in relazione con le situazioni concrete che vivo ogni giorno.
Una delle criticità più evidenti è la disintermediazione sempre più forte tra autori e pubblico, che rende l’editore meno centrale dal punto di vista economico. Anche i grandi editori, di fatto, cercano sempre più spesso autori che abbiano già un seguito consolidato, e questo apre parecchi interrogativi sul ruolo futuro dell’editoria come spazio di scoperta. Allo stesso tempo, resto convinto che con la cultura si possa – e si debba – “mangiare”: il problema è capire come. Forse ripensare il modello, puntando di più sulla qualità e meno sulla quantità, magari riducendo l’offerta invece di aumentarla all’infinito? Difficile a dirsi, mi sembra già un discorso che banalizza numerose situazioni.
C’è poi un altro nodo che trovo quasi paradossale, per usare una metafora da Death Stranding: cosa succede in un sistema in cui una fetta enorme del valore finisce, a torto o a ragione, a chi “sposta i pacchi”, cioè alla distribuzione? È una domanda che riguarda tutti, non solo il fumetto.
Infine, per gli autori credo sia fondamentale tornare a chiedersi perché si vuole pubblicare. Cosa si pensa di aggiungere alla collettività con un libro? E, una volta trovata una risposta onesta, cosa si fa davvero per rendere concreto quell’obiettivo?
Detto questo, le potenzialità del fumetto restano enormi. Raccontare storie per immagini è forse oggi ancora più attuale di un secolo fa, e non riguarda solo la pubblicazione in senso stretto: anche la progettazione di narrazioni visive è una competenza sempre più richiesta. Come applicarla?
Alla fine, se devo essere sincero, mi ritrovo con più domande di quante ne avessi all’inizio. E forse va bene così.

Parlare in Italia degli aspetti economici di un’impresa o di una professione è da sempre un tabù, però è un argomento che sempre più è centrale anche nel mondo dell’editoria a fumetti e che prima o poi esploderà. Dunque ti chiedo: una casa editrice come Rider Comics che strumenti mette in campo per raggiungere una sostenibilità economica che permetta a tutti coloro che lavorano e collaborano con voi di avere un trattamento economico equo?
La sostenibilità economica è probabilmente la sfida più delicata per una realtà come Rider Comics, soprattutto nel contesto editoriale italiano che conosciamo bene. Per noi il fumetto non è solo intrattenimento, ma uno strumento con una forte valenza educativa, culturale e sociale. Attorno a questa idea stiamo costruendo una rete fatta di scuole, biblioteche, istituzioni, associazioni e comunità. Prima ancora di formare nuovi autori, crediamo sia fondamentale formare lettori consapevoli: senza un pubblico che sappia leggere e comprendere il fumetto, è difficile che il settore possa crescere davvero e ottenere lo stesso riconoscimento di altre forme d’arte.
Questa impostazione ci permette anche di accedere, insieme ai partner istituzionali, a bandi e fondi che sostengono attività educative e culturali. In Italia, il fumetto e la piccola editoria sono raramente sostenuti in modo diretto – i bandi che citano esplicitamente il medium si contano sulle dita di una mano – ma come strumento educativo viene spesso apprezzato. La chiave è mantenere sempre un metodo di lavoro professionale e usare il prodotto editoriale in modo responsabile e impattante: se anche una sola persona, bambino o adulto, trova in una storia qualcosa su cui riflettere, per noi è già una vittoria. Al momento, in Italia, ho la percezione che “istituzionale” sia sinonimo di “noioso”: ma non può e non deve essere così. Con questo tipo di approccio, cerco nel mio piccolo di colmare quella distanza tra patrimonio culturale e intrattenimento, che può essere un’opportunità per tutti.
Detto questo, bisogna essere onesti: oggi una sostenibilità economica piena, intesa come “vivere solo di questo”, non è ancora possibile. Nel mercato del fumetto italiano quasi nessuno ci riesce. Nonostante ciò, grazie anche ai supporti istituzionali, cerco sempre di garantire compensi superiori alla media di settore: non è abbastanza, ma è un punto di partenza concreto. Se non posso garantirlo, rinuncio al progetto. Il giorno in cui potrò dire a un autore o a un collaboratore “molla tutto, hai lavoro per un anno” sarà un giorno felice per entrambi. Tutti quelli che lavorano con noi sanno quanto questo obiettivo sia centrale.
È un percorso lungo e faticoso, ma crediamo sia l’unico modo per costruire una realtà solida nel tempo e garantire dignità economica a chi sceglie di lavorare con Rider Comics.

Che cosa riserva il futuro per Rider Comics? Su che progetti state lavorando, se ci puoi accennare qualcosa?
Il futuro di Rider Comics, almeno nel breve periodo, è piuttosto intenso. Per il 2026 abbiamo in programma la promozione dei volumi in catalogo, con maggiore frequenza, e quattro uscite, tutte con titoli provvisori, che rappresentano bene le direzioni su cui stiamo lavorando: Binda, un racconto di Resistenza al femminile ambientato tra bosco e memoria; Forte Mancini, vincitore di NarrAzioni 2025, una distopia che riflette su potere, obbedienza e pace; Gli Agitati, dedicato alla figura di Guglielmo Lippi Francesconi e al tema dei diritti e della psichiatria durante il fascismo; e Nico & Cice. Diari di viaggio: Origini, il volume che racconta la nascita della serie e il motivo per cui il viaggio dei protagonisti ha avuto inizio.
Parallelamente stiamo lavorando molto sull’espansione dell’universo di Nico & Cice, coinvolgendo università, amministrazioni pubbliche, scuole e, in prospettiva, anche altri autori. Stiamo ancora cercando una base solida su cui far crescere il resto della casa editrice, ampliando i lettori, mantenendo quanto costruito finora e cercando finalmente una stabilità. Poi si vedrà se sarà il momento di espandersi o di consolidare: per ora sappiamo solo che la strada è ancora lunga, ma decisamente stimolante. L’obiettivo di fondo è restare una casa editrice giovane, attenta e coraggiosa, capace di dare spazio a nuove voci e nuove storie.

Antonio, grazie!

Intervista realizzata via mail nel mese di gennaio 2026

Antonio De Rosa

Antonio De Rosa nasce in provincia di Lucca nel 1994. Da sempre appassionato di fumetti, si è diplomato alla TheSign Comics & Art Academy di Firenze e ha vissuto le prime esperienze nel campo iniziando a scrivere storie per la collana Lucca a Fumetti, in cui ha ricreato i misteri e le leggende ambientati nella sua città. Attraverso l’associazione Artespressa, che ha fondato nel 2019 insieme ad altri amici, ha realizzato progetti come NarrAzioni, concorso per giovani autori di fumetti su temi importanti come il disagio psicologico o il rapporto tra uomo e natura, e la web-serie Pascoli Contemporaneo, che racconta le attività di persone svantaggiate tramite i versi del grande poeta. Nel 2023 ha creato la casa editrice Rider Comics per la quale sceneggia la serie a fumetti Nico & Cice.

David Padovani

David Padovani

Fiorentino, classe 1972, svolge la professione di architetto. Grazie a un nonno amante della fantascienza e dei fumetti, scopre la letteratura fantastica e il mondo degli albi Corno della seconda metà degli anni '70.
Tex e Topolino sono sempre stati presenti nella sua casa da che si ricordi, e nella seconda metà degli anni '80 arrivano Dylan Dog e Martin Mystere e la riscoperta del mondo dei supereroi USA.
Negli anni dell’università frequenta assiduamente le fumetterie, punti d’incontro di appassionati, che lo portano a creare assieme ad altri l’X-Men Fan Club e la sua fanzine ciclostilata, in un tempo in cui di web poco si parlava ancora.
Con l’avvento del digitale, continua a collezionare i suoi amati fumetti diminuendo la mole di volumi cartacei acquistati, con somma gioia della compagna, della figlia e della libreria di casa!

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