Per Monna Lisa, Vuoi vedere che perderai anche me?

Per Monna Lisa, Vuoi vedere che perderai anche me?
Edito da Feltrinelli, "Per Amore di Monna Lisa" di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso ci racconta del furto più assurdo del XX secolo.

Una storia folle, assurda. Si potrebbe obiettare che il racconto di sia troppo inverosimile e ci si potrebbe domandare chi mai crederebbe a una vicenda così sopra le righe. Si “potrebbe”, se non fosse che Rizzo sta raccontando la cronaca di un evento realmente avvenuto. È la storia di un furto, “il più grande del XX secolo”, compiuto al Louvre nel 1911.

È stata trafugata un’opera “non molto famosa” del XVI secolo, come spiega il direttore del Louvre, Homolle, ai giornalisti accorsi per documentare il fatto. Eppure, è il prodotto del genio di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, Leonardo da Vinci. Stiamo parlando de “La Gioconda”. 

Chi è l’autore del furto? Un genio criminale? Una banda ben organizzata? Un seguace di Arsenio Lupin, personaggio creato proprio in quegli anni da Maurice Leblanc? No. È stato un “pover’uomo” neanche particolarmente sveglio: Vincenzo Peruggia.

Chi é Peruggia? Un Réfugié Italien, ovvero un Rital, come venivano chiamati con disprezzo i migranti italiani dei primi del secolo. Vincenzo è in Francia dal 1897, prima a Lione – costretto a lavorare a contatto con vernici al piombo che lo avveleneranno – poi a Parigi, dal 1907. Da questo punto di vista Per Amore di Monna Lisa è anche una storia di migrazione, di un italiano obbligato a lasciare il suo Paese per cercare lavoro e fortuna in terra straniera, dove è maltrattato dai Francesi e vive in un minuscolo appartamento sporco e decadente. Appartamento dove Monna Lisa rimarrà per due anni, nascosta sotto al letto.

Ma, mentre Vincenzo è sfruttato e disprezzato in quanto italiano da una città che sembra voglia “scrostarlo via”, il museo dove lavora, il Louvre, espone i capolavori dei suoi compatrioti tra cui Canova, Michelangelo e – chiaramente – Leonardo da Vinci. “Senza gli italiani metà di questo maledetto museo sarebbe vuoto!” rimugina Vincenzo, vessato dall’arrogante monsieur Gobier, il suo capo.

È forse anche nel suo ruolo da emigrato che va ricercato il motivo del suo gesto. Non un semplice furto volto a guadagnare qualcosa, ma una ricerca di riscatto, per sé e per l’Italia. O forse no, forse sono altri che vedono in Peruggia, sbagliando, un patriota pronto a “raddrizzare un torto” per il suo Paese. Forse c’è anche questo, nel suo gesto, ma è una ragione secondaria, inconscia. Il motivo che veramente spinge il Peruggia di Rizzo a “liberare” Monna Lisa è un altro.
Ora ti voglio dire: c’è chi uccide per rubare e c’è chi uccide per amore…” canta Francesco De Gregori. Vincenzo Peruggia ruba per amore. Un amore assurdo, surreale, ma non per questo meno sincero.

I disegni di , assieme ai colori di Giuliana Rinoldo e Fabio Franchi contribuiscono a questo equilibrio tra cronaca e fantasia, giocando sull’assurdità degli avvenimenti narrati ma al contempo sottolineando la loro storicità.
Bonaccorso si prende i suoi spazi, con vignette che riempiono occasionalmente anche due pagine e con passaggi completamente privi di dialoghi, dove è solo il disegno a portare avanti la trama e a mostrare i sentimenti e le motivazioni dei personaggi.
Lo stile di Bonaccorso è quasi caricaturale, cartoonesco, adatto a ritrarre un racconto surreale e potenzialmente molto divertente, almeno in apparenza. Il surrealismo della storia è anche artistico. Specialmente il momento del furto, durante il quale i dialoghi si fanno da parte lasciando la parola solamente alle immagini, ha un sapore surrealista: l’uomo con la bombetta che si appropria della Gioconda sembra essere uscito da L’homme au chapeau melon o da Les mystères de l’horizon del pittore René Magritte. Come il pittore belga nei suoi quadri surrealisti, anche Bonaccorso nasconde inizialmente il volto del personaggio che si muove per Parigi con la Gioconda sottobraccio, sotto gli occhi di tutti eppure invisibile, come spesso accade per un immigrato.

Quest’atmosfera visionaria, che ritorna nel corso della storia nei sogni e nelle fantasie di Peruggia, è però bilanciata dai colori: tutta l’opera è tinta di un monocromatico effetto seppia che, richiamandosi alle foto d’epoca, va a evidenziare la sua storicità sottolineando che, sebbene assurdo, è tutto vero, o quasi.

L’opera si chiude con le vicende della Gioconda, successive al suo ritrovamento nel 1913. Da quel momento la notorietà di Monna Lisa si accrebbe. Numerosi omaggi vennero fatti al quadro da parte di Duchamp, Dalì, Warhol, e Bansky e diverse persone vi attentarono, cercando di danneggiarlo per proteste o per motivazioni più o meno razionali. Oggi quasi 30.000 persone al giorno ammirano la Gioconda, una fama dovuta almeno in parte, conclude Rizzo, al più grande furto del XX secolo. Da allora, però, nessuno ha più amato Monna Lisa quanto un pover’uomo forse un po’ matto. Vincenzo Peruggia.

Abbiamo parlato di:
Per Amore di Monna Lisa. Il più grande furto del XX secolo.
Marco Rizzo,
, 2022
112 pagine, brossurato, colore – 17,00 €
ISBN: 9788807551130

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