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Parque Chas: gli orrori di Barreiro e Risso

Ricardo Barreiro ed Eduardo Risso ci portano in un quartiere di Buenos Aires tra orrori tra Stephen King e H.P. Lovecraft, Corto Maltese e l'Eternauta.
Articolo aggiornato il 11/10/2017

Stephen King inizia la sua attività di romanziere nel 1974. Nelle sue saghe, nei suoi mondi, sviluppa un immaginario oscuro e terribile dal quale arrivano minacce terribili e orrori altrettanto paurosi contro la razza umana. In effetti King riprende l’idea di un orrore innominabile e ignoto, che non può essere chiarito, tipico della narrativa di Howard P.Lovecraft, “il Solitario di Providence“.

Nella narrativa di Lovecraft i personaggi sono insidiati da orrori vecchi quanto la Terra stessa, esseri alieni che riescono a controllare una parte degli abitanti del pianeta e a venire percepiti solo da alcuni (i pazzi e gli artisti): una presenza incombente e opprimente.

In un certo senso questo è anche quello che succede in Parque Chas, fumetto della scuola argentina ideato da e splendidamente illustrato da .

Parque Chas: gli orrori di Barreiro e Risso

LA STORIA

Il protagonista, Ricardo, è uno sceneggiatore di fumetti che trova casa nel quartiere poco raccomandato di Parque Chas, nella città di Buenos Aires. L’unica cosa che gli viene richiesto di non fare nella nuova casa è aprire la finestra della camera da letto; peccato però che, come in ogni buon romanzo lovecraftiano, il protagonista inizi ad avere dei sogni su ciò che si troverebbe oltre la finestra: un mondo particolare, quasi creato dalla fusione di tutte le storie del mondo.

Una volta sbattuto fuori di casa per aver aperto la finestra pur di soddisfare la sua curiosità, Ricardo inizia un’indagine su Parque Chas, raccogliendo leggende e racconti strani: incontri con ragazzi biondi e glaciali nell’aspetto simili ai figli de Il villaggio dei dannati (film del 1960), un taxi assassino quasi come in Duel (film d’esordio di Spielberg, dove il mezzo protagonista è un camion), o ancora su uno strano essere nato e cresciuto nelle fogne del quartiere, ironicamente kingiano. Il tutto in quell’atmosfera incombente e tipicamente lovecraftiana in cui i protagonisti, i narratori, travolti dall’orrore, sono quasi i primi a non credere a quello che hanno visto.

Questa atmosfera, questa ricerca di un mistero che forse non andrebbe svelato, viene però persa nella seconda parte dell’opera, che risulta quasi una sorta di Alice oltre lo specchio nera. Ricardo infatti, attraversata la finestra, entra in contatto con un mondo di insettoidi terribili e spietati, che cercano di espandersi anche sulla Terra un po’ come i “ragni” di Starship Troopers di Heinlein e devono affrontare come unici avversari i terrestri inconsapevoli e gli insettoidi ribelli.

Parque Chas: gli orrori di Barreiro e Risso

Così, mentre la prima parte è un tripudio di omaggi alla letteratura dell’orrore di mezzo secolo e oltre, la seconda parte lo è prima al genere avventuroso, già richiamato dalle comparsate di Achab, dal romanzo Moby Dick di Melville, o di Corto Maltese e Giuseppe Bergmann, rispettivamente creazioni di Hugo Pratt e Milo Manara, quindi alla fantascienza, omaggiata nella prima parte con la presenza dell’Eternauta.

Per quel che riguarda la trama della seconda parte, uno degli aspetti più interessanti della storia è la sostituzione, da parte degli insettoidi, dei politici terrestri più importanti con dei loro cloni: mentre per l’Italia gli autori prevedono ben due sostituzioni, quasi a sottolineare il legame particolare tra il nostro paese e quello sudamericano, per l’Argentina la sostituzione viene cancellata, poiché, secondo queste creature, il rappresentante argentino sta inconsapevolmente portando avanti il loro piano di distruzione della società terrestre.

Il fantastico e la fantascienza, come usanza dei fumetti argentini, sono più reali della tragica realtà. E la ricordano, condannano e denunciano seppure, per forza di cose, non esplicitamente. Ma ci vuole poca fantasia a capire lo stesso. E allora le tragiche morti e le scomparse, gli alieni crudeli e i mostri impossibili, assumono tutti l’ombra dalla coscienza tradita di un popolo e della sua sofferenza acquisita nel cuore, nei chiaroscuri, e nei dialoghi.

Parque Chas: gli orrori di Barreiro e Risso

GIUDIZIO FINALE

Vertiginoso. Denso e torbido Noir. Il Barreiro che t’aspetti con una storia mozzafiato e serratissima, il Risso che non t’aspetti: chiaroscuri e tratto sfumato, la sorpresa di un grande disegnatore che rimane grande anche se non sembra proprio lui, qui è molto più “argentino”, vicino a Solano Lopez ma più morbido.

In definitiva un bel fumetto scritto da un ottimo Barreiro, abile a sposare gli stili dell’orrore nella prima parte, decisamente più oscura, ed un ritmo serrato nella seconda, forse più debole perché rompe la magia del mistero dietro Parque Chas, ma non certo meno divertente.

A questo si deve aggiungere un ottimo e imprevisto Eduardo Risso. Abituati, dopo anni di 100 Bullets, ad uno stile molto milleriano, caratterizzato da toni di chiaro e scuro netti e precisi, si resta piacevolmente spiazzati di fronte allo stile nervoso e ricco di toni di grigio mostrato dal cartoonist argentino in questo suo esordio di grande respiro. Per tutti questi motivi un’opera che non può mancare di appassionare e divertire.

Abbiamo parlato di:
Parque Chas
Ricardo Barreiro, Eduardo Risso
, 2007
176 pagine, brossurato, bianco e nero  – 15,00€
ISBN: 8895208366

Riferimenti:
Il sito web di Edizioni 001: www.001edizioni.com

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