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Osamu Dezaki: personalità e forma dell’animazione

Uno dei nomi di punta del cartooning nipponico nel primo saggio monografico che ne sottolinea la personalità forte e il valore delle scelte stilistiche.

Scomparso nel 2011, Osamu Dezaki è stato uno dei registi più noti dell’animazione giapponese (seriale e non) pure nel nostro paese, dove alcuni suoi titoli sono stati fra gli apripista dell’invasione nipponica tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta: anche gli spettatori più distratti hanno infatti sentito nominare serie come Remì le sue avventure, Jenny la tennista, Lady Oscar e – forse con meno enfasi rispetto alla sua importanza – Rocky Joe, il campione.

L’importanza storica dell’artista non è quindi in discussione e desta una certa sorpresa il fatto che soltanto adesso arrivi un saggio a celebrarne le qualità, a fronte della copertura mediatico-critica che ha da sempre contraddistinto nomi anche meno blasonati. Onore al merito quindi a Mario A. Rumor, che con Osamu Dezaki: Il richiamo del vento prosegue anche un personalissimo percorso critico di rivalutazione dell’animazione giapponese classica, dopo i volumi dedicati a Isao Takahata e ai lungometraggi Toei: l’autore non fa mai venir meno la passione di chi ha conosciuto queste opere in un periodo ancora lontano dalle saturazioni attuali, ma allo stesso tempo le sottrae alle sterili dinamiche della nostalgia per cercare di catturarne l’essenza artistica e qualitativa.

Un approccio dunque “partigiano” (nel senso migliore del termine) e allo stesso tempo fortemente documentato, che si sposa bene a un artista quale è stato Dezaki, perfettamente integrato nell’industria dell’animazione del Sol Levante, ma allo stesso tempo sempre caparbiamente legato a una propria idea di bellezza e qualità espressiva. Un autore capace perciò di arrogarsi anche un compito superiore alla sola regia per imprimere il proprio marchio alle opere.

Osamu Dezaki: personalità e forma dell'animazione

Rumor identifica pertanto alcune sue peculiarità espressive molto ben definite: l’uso marcato degli elementi naturali (il vento e la luce incidente) per esprimere gli stati d’animo dei protagonisti; un senso immanente della tragedia che avvolge personaggi umbratili e capaci per questo d’intercettare un sentimento nazionale (e non); l’amore per la forma e la sperimentazione, evidenti nella ricercata bellezza dei disegni e nell’uso di tecniche tipiche del cinema dal vero, applicate all’animazione (split screen, multiplane, senso della tridimensionalità).

Una personalità forte, dunque, ma che agisce in spirito sinergico con alcuni collaboratori essenziali per definirne la poetica: il designer Akio Sugino (a volte sostituito dal più celebre Shingo Araki), il direttore della fotografia Hirokata Takahashi e il direttore dei fondali Shichiro Kobayashi. La comunanza ideale fra la ricerca di Rumor e l’arte di Dezaki si nota nello stile di scrittura che, oltre a raccontare i fatti, possiede una qualità espressiva quasi musicale, è sempre curato nel ritmo ed evidenzia un’eleganza espositiva tale da rendere le pagine quasi propaggini dell’opera di Dezaki stesso.

Osamu Dezaki: personalità e forma dell'animazione

La carriera dell’artista è così rievocata in dieci capitoli principali: il primo, introduttivo, è dedicato interamente al mentore Osamu Tezuka, per fornire il contesto in cui Dezaki, dalle ambizioni legate al fumetto, si è poi ritrovato a occuparsi invece di animazione. I successivi sono quasi monografici e legati alle opere topiche della sua produzione: Astroboy, alla Mushi Production di Tezuka; il già citato Rocky Joe; Jenny la tennista, nel periodo in cui fonda lo studio Madhouse e inizia la collaborazione con l’emittente TMS, destinata a durare tutta la vita; il poco noto, ma fondamentale Le avventure di Gamba e l’altrettanto importante L’isola del tesoro; il classico Remì; Lady Oscar, che resta legato al suo nome sebbene egli fosse subentrato solo a metà della serie; i lungometraggi Cobra (poi diventato anche serie tv) e Golgo 13; e Black Jack, uno dei più celebri personaggi del mentore Tezuka. La fase terminale, la meno nota, è caratterizzata dall’adattamento spaziale di Moby Dick (Hakugei Densetsu) e del classico letterario Genji Monogatari.

In mezzo passa tutta la storia dell’animazione televisiva e non, grazie a una capacità di adattamento che ha portato Dezaki a ricoprire ruoli spesso poco noti e qui finalmente svelati grazie a un attento studio su tutti i lavori firmati sotto pseudonimo. A colmare i vuoti della narrazione – in particolare per quanto riguarda il periodo di lavoro negli Stati Uniti – interviene poi la seconda parte, con interviste ai maggiori collaboratori (e una di repertorio allo stesso Dezaki), una minuziosa cronologia e una altrettanto puntuale filmografia commentata.

Il lavoro si rivela pertanto appassionante e completo, con l’unica mancanza di un supporto iconografico in grado di accompagnare l’analisi dello stile visivo dell’autore. Tutto è lasciato all’espressione della sola parola, una sfida che sarebbe piaciuta a Dezaki, amante delle imprese difficili.

Abbiamo parlato di:
Osamu Dezaki: Il richiamo del vento
Mario A. Rumor
, 2017
284 pagine – 22,00 €
ISBN: 9788899507329

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