Abbiamo intervistato Jacopo Mistè, autore del recente saggio DevilMan – La Saga Demoniaca, dedicato al manga di Go Nagai e al franchise ad esso collegato, ma anche di Yoshiyuki Tomino & Gundam e di altri libri e articoli sull’animazione giapponese.
Ciao Jacopo e benvenuto su Lo Spazio Bianco. Comincerei la nostra chiacchierata dal tuo ultimo lavoro, DevilMan – La Saga Demoniaca, di recentissima pubblicazione per l’etichetta Nippon Shock Edizioni di XPublishing. Dopo due saggi sull’animazione robotica giapponese degli anni ’80, cosa ti ha spinto a dedicare un testo a Go Nagai e in particolare proprio a DevilMan?
Ciao Mauro! I motivi li ho scritti nell’introduzione: in primis non volevo farmi la reputazione di “quello dei robot”, dal momento che ho visto la maggioranza dei capolavori anime televisivi di tutti gli anni 70/80 di qualsiasi genere e potrei scrivere libri o articoli su qualunque di loro! Infatti su Nippon Shock Magazine cerco di variare spesso genere nei miei articoli. Il secondo motivo è che l’horror, inteso come genere soprattutto cinematografico, è la mia seconda pelle sin da quando avevo 13 anni, non ho mai smesso di divorarlo, mai, e probabilmente morirò d’infarto da vecchio guardando un film! Volevo poter dare il mio contributo al mio genere preferito, non importa come. Dal momento che saggi sul cinema della paura ce ne sono tanti e di qualità, come sempre ho voluto scrivere un libro su un argomento di cui non si è occupato nessuno, né in Italia né all’estero. DevilMan è un caposaldo del manga che tutti conoscono e amano, ma i suoi seguiti? Non se ne parla mai nonostante siano anch’essi notevoli. Ed ecco che ho trovato l’argomento.
Il libro l’ho scritto in tre, quattro mesi (aggiungiamone altri tre per l’infinito processo di editing da parte dei proof reader), come un divertissement per staccare la spina dopo i saggi sull’animazione robotica d’autore. DevilMan – La saga demoniaca è nato originariamente come un articolo per Nippon Shock Magazine, poi l’ho ampliato sempre di più finché non è cresciuto diventando impubblicabile come semplice dossier. Tuttavia non ho voluto renderlo davvero “completo” analizzando anche gli infiniti spin-off su licenza e fuori continuity tipo Amon, DevilMan G ecc., sennò davvero ci avrei messo troppo tempo a prepararlo e ho progetti saggistici che mi premono di più.
Tuttavia, rimane comunque il più completo saggio mai pubblicato credo al mondo sulla saga di DevilMan. Lo dico con ragionevole sicurezza perché tutte le miriadi di informazioni e retroscena che ho trovato sparse in mille riviste e mook giapponesi le ho raccolte e inserite in un libro unico. Neanche in Giappone, dove sono reperibili tutti gli aneddoti e articoli possibili sparsi in milioni di riviste e libri, c’è un tomo del genere che raccolga così tante informazioni. Quindi sono comunque molto soddisfatto.

Nagai in Italia (e anche in Francia) è noto soprattutto per Goldrake, che viene nuovamente trasmesso proprio in questi giorni con successo da Rai 2, e gli altri super-robot, mentre DevilMan non ha sicuramente quel livello di culto, o meglio ha un culto molto più di nicchia. Visto che per ragioni anagrafiche non appartieni alla “Goldrake Generation”, come ti poni di fronte a essa e ai mecha di Nagai?
Eh, mi pongo malissimo! Parte consistente dei miei hater (sì, ho l’onore di averli anch’io) ce l’hanno con me perché gli anime robotici nagaiani degli anni Settanta li trovo inguardabili e, cosa terribile, argomento i perché nei miei libri e articoli. Non accettano che i loro capolavori dell’infanzia, a uno sguardo adulto e non nostalgico, si rivelino noiosissimi. Mi accusano di non contestualizzare, ma in realtà sono solo attaccati ai loro ricordi: quelle produzioni sono e rimangono bambinate, realizzate in un’epoca (i primi anni ’70) in cui nessun animatore e produttore nel settore anime li riteneva qualcosa di più di un intrattenimento dalle basse pretese, usa e getta.
Le cose iniziano a cambiare nella seconda metà di quel decennio, dall’avvento de La corazzata Yamato, uno dei primi anime a essere rivolti agli adolescenti e non ai giovanissimi, che ha avuto un successo tale da influenzare in modo determinante l’ambiente. I suoi fan subissavano gli studi animati chiedendo anime simili a Yamato, quindi più maturi, con maggiore continuity interna, maggior approfondimento psicologico dei personaggi, cattivi con spessore e motivazioni credibili, e così via. E infatti i miei hater “dimenticano” volutamente che gli anime robotici post Yamato li trovo quasi tutti invecchiati bene, come la prima parte di Combattler V, Voltes V, Daimos, Zambot 3 e Daltanious. Senza dimenticare Gundam, che è un capolavoro evergreen a cui ho dedicato due libri e anni di ricerche e scrittura.
Quindi in definitiva: gli anime nagaiani dei primi anni Settanta li trovo inguardabili (salvo Cutie Honey e DevilMan, che però, rispetto ai robottoni, si rivolgevano a un pubblico anche adulto con i loro lati sexy e splatter). Ma del Nagai fumettista penso tutto il bene possibile. Il fumetto giapponese era davvero un altro mondo, con una maturità nelle storie semplicemente pazzesca che ancora oggi stupisce. Anche i fumetti “per ragazzi” erano un qualcosa che oggi considereremmo molto più vicino alla sensibilità di un adulto, per le tematiche serie, importanti e ben sviluppate. DevilMan, in particolare, è un capolavoro oggi giustamente venerato ovunque.

Il tuo saggio è il primo in assoluto in Italia dedicato a DevilMan e serie correlate e contiene una quantità enorme di informazioni, retroscena, notizie e aneddoti su ogni singola opera: dove hai reperito tutta questa mole di documentazione? Ci puoi raccontare più nel dettaglio quali sono state le tue fonti e qual è la tua metodologia di lavoro?
Com’è ovvio, le mie fonti sono soprattutto materiale cartaceo giapponese, ossia quell’enorme numero di riviste di settore anime, mook (libri con uno stile grafico e descrittivo da rivista, infatti mook è la contrazione di “magazine + book”) e anche libri puri che contengono tutte le informazioni che mi servono per la mia ricerca. Se ho fortuna, li trovo interamente scansionati in Internet. In caso contrario (leggi: su una determinata opera non trovo niente, come il manga Devilman Lady), devo comprarmeli in Giappone e farmeli spedire a casa.
Ottenuto il materiale che serve, si passa alla loro completa traduzione alla ricerca di informazioni e retroscena!
Con l’app Google Lens si traduce in tempo reale e con una precisione mediamente molto buona qualsiasi testo scritto, di qualsiasi lingua: è un programma di un’utilità straordinaria! Infatti anche i traduttori professionisti di manga lo usano per cogliere il primo, iniziale senso generale di quello che poi tradurranno per bene (nella lingua giapponese i kanji possono avere mille letture diverse, è il contesto in cui vengono inseriti che esprime il loro reale significato). Lens funziona al top operando dal giapponese all’inglese, mentre dal giapponese all’italiano già ha parecchia più difficoltà. Poi intendiamoci: a seconda dello stile di scrittura e, soprattutto, di chi parla/scrive nel testo (Yoshiyuki Tomino, ad esempio, è un incubo per qualunque traduttore umano, figurati l’app), la traduzione di Lens oscilla tra una precisione che varia dal 40 al 95%, anche se mediamente, direi 7/8 volte su dieci, si capisce il succo del discorso. È chiaramente indispensabile che per frasi dubbie e complesse ci si avvalga dell’aiuto di un professionista che sappia davvero il giapponese. Per i miei primi libri ho avuto l’aiuto del purtroppo scomparso Cristian Giorgi. Adesso, per DevilMan, mi ha aiutato il bravissimo Dario Rotelli che lavora per Star Comics, Magic Press, XPublishing e J-Pop.
Ho avuto molta fortuna con una delle mie fonti principali, l’autobiografia The DevilMan Cometh scritta da Nagai in persona: ricchissima di retroscena e facilissima da tradurre per l’app. Ho avuto molta più difficoltà con mook vari sull’universo demoniaco, specie con la spiegazione del finale di Violence Jack. Così enigmatico che pure i lettori giapponesi chiedevano spiegazioni a Nagai, e lui le ha date in tipo 4/6 pagine fitte di testo! Lì ho dovutofarmiaiutaretanto dal buon Dario.
Detto questo, ottenute tutte le informazioni che si cercano nelle miriadi di pubblicazioni giapponesi, infine, le si riorganizza nel libro vero e proprio! Ovviamente la parte più bella del mio lavoro è scandagliare ogni materiale possibile e poi scoprire per puro caso, quando meno te l’aspetti, qualche informazione fighissima che altrimenti non avresti mai trovato. Magari in una paginetta che sembrava insignificante!
Ovviamente questo modus operandi vale per tutti i libri che ho scritto e che scriverò in futuro.
Sappiamo che sei un fan della continuity ferrea e inattaccabile: come hai affrontato quindi la continuity di DevilMan e delle altre opere della “saga” che invece è contraddittoria e spesso raffazzonata?
Ahahah, è stato un disastro! Avevo tanti ricordi dei vari manga avendoli letti e amati ai tempi delle superiori, mi sembrava tutto perfetto e ragionato. Rileggendo tutto con scrupolo per la pubblicazione del libro, ahimè, ho scoperto il gigantesco numero di contraddizioni da opera a opera che rende impossibile mettere tutto in una continuity perfetta. In effetti nel libro stesso provo a offrire io una timeline più coerente possibile, ma al prezzo di effettuare tante retcon personali. Non è un caso se dei vari mook “demoniaci” di Nagai non ce n’è uno che provi a fornire una timeline. Lo sanno quegli articolisti e Nagai in persona che non è possibile farlo!
Purtroppo il manga di DevilMan, come un po’ tutti quelli di Nagai in generale (anzi togliamo “un po’”), è disegnato dall’autore in una specie di “trance creativa”. Si lascia trascinare dallo scorrere dei pensieri e mette giù su carta le visioni che ha, senza pensare a dove andrà a parare la storia. La crea nel momento stesso in cui la disegna, è un qualcosa di incredibilmente figo e al contempo folle e incosciente, infatti in tutte le sue opere le contraddizioni gigantesche interne non si contano.
Chiaramente, sappiamo tutti che sono pochissimi i manga di qualsiasi genere e target che nascono con una storia già preventivata dall’inizio alla fine. Qualunque autore improvvisa il suo manga di episodio in episodio, settimana dopo settimana, seguendo i suggerimenti del suo editor (spesso definito il vero autore della storia e gli esempi si sprecano, come Nobuhiko Horie per Ken il guerriero o Takashi Nagasaki per i thriller di Naoki Urasawa) a loro volta basati sui sondaggi di gradimento settimanali dei lettori. Ma comunque, di solito, i mangaka hanno una vaghissima idea di cosa racconteranno nel complesso o del tipo di storia. Nagai va totalmente oltre, inizia un manga senza sapere nulla. Capita quindi che un suo manga d’azione evolva in un western, o un horror demoniaco in una space opera. Follia pura!
Spesso le sue opere sono piene di falle da capo a piedi e il mondo di DevilMan non fa eccezione. D’altronde, senza questo modus operandi non avremmo mai avuto opere fantastiche come DevilMan o Il Leone Nero, quindi va bene così.

Nella recensione pubblicata sul nostro sito il nostro collaboratore Domenico Rotella, oltre a sottolineare i pregi dell’opera, ne evidenzia alcuni – a suo giudizio – punti deboli: il tono colloquiale e informale (che però mi sembra un tuo marchio di fabbrica), i riassunti eccessivamente particolareggiati e, per ultima, la mancanza di analisi critica delle opere prese in considerazione. Cosa rispondi a questi rilievi?
Dico che, purtroppo per lui e purtroppo (ovviamente!) per me, non ha trovato ciò che si aspettava dal mio libro e lo ha criticato per questioni a mio parere fuorvianti e fuori contesto che però mi danneggiano. La ritengo una recensione fondamentalmente sbagliata.
Cercava un linguaggio molto formale e rigoroso che avrebbe reso il libro ancora più di nicchia di quanto già non sia, e senza motivo dato che il mio è un testo divulgativo e non un libro universitario. La critica si è evoluta, non è più ferma a paroloni complicati e all’asciuttezza della prosa manco fossimo negli anni Settanta, basti pensare a riviste rigorose e moderne come Nocturno scritte in modo informale e che abbondano di volgarità (volgarità vere, non come quelle inesistenti che vengono rinfacciate al mio testo).
Io scrivo volutamente in modo informale e colloquiale: sia perché è il linguaggio adatto per rivolgersi a qualsiasi genere di pubblico, sia perché trovo assurdo che in questo periodo storico sciagurato, in cui bisogna pagare la gente per leggere un libro ed è un miracolo se lo comprano, debba pure renderlo ostico alla lettura. È una cosa fuori di testa. La divulgazione presuppone un linguaggio semplice, diretto, accessibile e piacevole da leggere. Ho in mente proprio ora un recentissimo e splendido libro di Storia che ho letto qualche mese fa, Quando regnavano le legioni, rigorosissimo, straripante di informazioni e scritto proprio come il mio libro, addirittura con inserti di humor nero!
Discorso riassunti: è una critica che mi viene mossa spesso. A volte in modo sensato, a volte no. A volte forse effettivamente mi dilungo un po’ troppo, ma i miei riassunti sono volutamente dettagliati perché le storie che riassumo spesso sono estremamente complesse e articolate in origine (mi riferisco in specifico alle storie di Gundam), e voglio che i loro fan, come me, leggendole possano riassaporare mentalmente tutto ciò che hanno amato, rimembrare pressoché tutto comprese singole situazioni. Bisogna anche dire che se in Gundam la critica potrebbe essere un filo più sensata, in DevilMan è campata in aria. Se si presta sufficiente attenzione, ci si accorge che quasi tutti i dettagli apparentemente inutili che inserisco nelle sinossi poi li riprendo in sede di analisi. O hanno un senso nella trama. Quindi non posso esimermi dal metterli. Tutto è calcolato.
Mancanza di analisi critica: nessuno dei lettori che conosco e a cui ho chiesto un parere concorda con questa critica quindi non so che dire a riguardo. Almeno, se ho inteso quello che mi viene criticato, ossia la mancanza di contestualizzazione storica delle storie che analizzo. Per me e i miei lettori è ampiamente sufficiente così e, se si fosse voluto analizzare davvero anche questo aspetto, sarebbe servito un secondo libro che mai avrei realizzato perché non era questo lo scopo che mi ero prefissato con questo divertissement.
Se il riferimento, invece, è al fatto che nel testo non metto alcuna mia interpretazione delle storie analizzate ma solo i miei giudizi personali sulla loro qualità, limitandomi a riportare quanto detto dagli autori, beh, questo ovviamente è un mio marchio di fabbrica e una scelta voluta. Penso non ci sia nulla di più inutile di saggi su anime e manga (ma potrebbe valere anche per quelli su videogiochi o film, o qualsiasi altra arte) basati su interpretazioni personali senza fare riferimento alle fonti originali. Io almeno testi simili non li comprerei mai, mi sembrano uno spreco di tempo e spazio. Per me l’autore delle opere è il loro unico dio: è ciò che dice lui che conta, nient’altro. Qualsiasi altra interpretazione è semplicemente sovrainterpretazione, quindi per me inutile. Nulla che abbia a che fare con il concetto di divulgazione. Non credo al concetto che una storia diventi universale appartenendo a tutti e tutti le danno il significato che vogliono. La tomba delle lucciole potrà pure essere per tutto il mondo occidentale il film straziante e definitivo contro gli orrori della guerra (che banalità!), ma al di là della retorica spicciola rimarrà sempre, in realtà, un what if ucronico: che fine avrebbero fatto due bimbi giapponesi figli della Bolla economica degli anni Ottanta durante la Seconda Guerra Mondiale? Lo scopo di Takahata era parlare di quello, mettere di fronte a generazioni diverse di spettatori giapponesi il cambiamento di valori della loro società. Ma tanto, per molti è più importante l’interpretazione soggettiva…
Io con DevilMan – La saga demoniaca, ma anche con i libri di Yoshiyuki Tomino & Gundam, mi rivolgo agli appassionati di queste opere che vogliono saperedavverodi cosa parlano, di come e in quale contesto sono nate e cosa ne dicono i loro creatori e magari i loro fan originali. Questa è la mia filosofia. Io guardo come riferimento per i miei libri alle riviste di approfondimento critico giapponese come Newtype, Animage ecc. Non al fanboyismo, la nostalgia o le letture politiche e sociali a ogni costo. Non me ne frega nulla delle interpretazioni personali.

Un altro appunto che ti è stato mosso nella nostra recensione è che al tuo lavoro sia forse mancata la figura di un editor professionale. Mi pare di capire che il lavoro di editing nei tuoi libri, almeno quelli pubblicati con XPublishing, sia invece piuttosto laborioso… Ce lo puoi descrivere?
Ho avuto un editor “reale” solo per Guida ai super e real robot. Una persona che mi ha insegnato come si scrive un libro abbandonando il linguaggio da blog e risultando meno dispersivo nei concetti. Infatti sono enormemente riconoscente a Jacopo Nacci per avermi aiutato a diventare un bravo saggista.
Tutti gli altri testi li ho scritti privi di una figura che mi controllasse la forma. Al limite ho avuto – e lavoro con – tanti proof reader. Tutti amici personali o lettori appassionati o entrambe le cose, che consacrano il loro tempo al mio libro eacui apubblicazione avvenuta faccio dono di una copia gratuita. Queste 5/6 persone leggono i capitoli che scrivo alla ricerca di refusi, o per consigliarmi come scrivere meglio qualche frase, o per controllare le traduzioni dal giapponese. Il numero di revisioni e ri-revisioni è perciò praticamente infinito e dura mesi, mesi e mesi: spendo oggettivamente più tempo a rieditare e cambiare frasi che non a scrivere il testo completo iniziale! Ma nessuno, né di loro né degli altri miei lettori, ha mai sollevato problemi sulla forma colloquiale che uso e userò sempre. Sempre e solo complimenti per la scorrevolezza e chiarezza.
Apro una parentesi: ho sempre avuto parecchi problemi con i refusi. Guida ai super e real robot ne aveva davvero tanti, Yoshiyuki Tomino e Gundam Vol. 1 non pochi nella prima edizione (eliminati tutti di ristampa in ristampa, ora la Versione Aggiornata è perfetta), solo con DevilMan sono riuscito a evitarli quasi del tutto (due in duecento pagine!). Il segreto? I miei tanti proof reader – gli errori che scappano a uno li trova l’altro, e così via – e poi, a cose fatte, stampare tutto in casa e rileggerlo per l’ennesima volta come farebbe un insegnante, facendo segni di penna. Così si elimina il 90% degli errori. Eliminarli del tutto penso sia impossibile, specie quando i libri che scrivo sono fittissimi di testo.

Parliamo del tuo saggio precedente, Yoshiyuki Tomino & Gundam – Il grande affresco animato dello Universal Century, un’opera di cui sono previsti tre volumi; il primo è stato pubblicato nel 2023, sempre da XPublishing, ed è stato ristampato e ampliato diverse volte, e credo dovrebbe averti dato parecchia soddisfazione, anche se da quanto ci hai anticipato è stato un lavoro molto più impegnativo rispetto al volume su DevilMan. Visto che l’uscita del secondo capitolo è imminente, puoi anticiparci qualcosa in proposito e descrivere più nel dettaglio il piano dell’intera opera? È corretto definire il progetto sul franchise di Gundam come il tuo “magnum opus”, il lavoro della vita?
Sì, una soddisfazione enorme. Non èneanche sbagliato definirlo (come io ho fatto al Romics 2023) il mio capolavoro! Miravo al saggio definitivo sulla Gundam saga e ritengo di esserci riuscito, come con DevilMan. Sicuramente sono le opere critiche su questi universi più complete nella sfera occidentale, ma penso che anche in Giappone siano un qualcosa di unico. Lo dico con cognizione di causa perché in Giappone ci sono un oceano di informazioni e retroscena sparsi in centinaia, forse migliaia di libri, riviste, mook, booklet contenuti dentro DVD/Blu-ray ecc., ma nessuno ha pensato di riunirle tutte (o meglio, una parte rilevante, perché tutte è proprio impossibile) in tomi corposi e massicci come i miei. Essendo un amante di entrambi i franchise, ho realizzato questi libri domandandomi cosa vi avrebbe voluto trovare dentro il fan che vuole conoscere tutto di queste opere, o almeno sapere cosa ne dicono gli autori originali. Dopo anni a scandagliare web e riviste in lingua originale e a tradurle, ho potuto scrivere i libri dei miei sogni! I lettori gundamici italiani sono con me e mi hanno premiato con (per adesso) ben cinque tirature nonostante il linguaggio non accademico e colloquiale, quindi non posso che ringraziare tutti per il supporto assolutamente non scontato!
Il volume 2 è già stato scritto e uscirà appena il nostro grafico avrà del tempo libero per impaginarlo. Sarà una figata come il primo, sono sicuro che i lettori saranno contenti per la lunga attesa. Il piatto forte sarà il massiccio capitolo (60 pagine di word!) su ∀ Gundam, bella serie del 1999 che rappresenta il capitolo ancora oggi finale del franchise. Capitolo bello, poetico e straripante di tominianità, ma anche controverso e famigerato visto che ha la “colpa”, per molti, di inserire tutte le epoche storiche di Gundam (non solo Universal Century, ma ad esempio After Colony, After War, Cosmic Era ecc.) in un’unica linea temporale. Tutte originariamente nate come autonome: ovviamente metterle insieme in un’unica continuity mastodontica crea enormi problemi generali di verosimiglianza e coerenza. Ci sono fan (i miei hater soprattutto) che rifiutano a priori le fonti ufficiali e preferiscono vivere nel loro mondo da sogno dove sanno tutto della saga e ne divulgano tutto fuorché quello che non gli piace e che non accettano, ma è un dato di fatto di cui si può solo prendere atto, per quanto pure io lo ritenga assurdo e nocivo.
Per rispondere alla domanda su come è nato il progetto. Adoro il Cinema, adoro Storia e Politica, mi piace la fantascienza: Gundam è tutto questo, un amalgama carismatico di tutti questi elementi elevati all’autorialità dalla regia e dai dialoghi di Yoshiyuki Tomino, intellettuale e regista fuori da ogni classificazione possibile, il mio preferito. I temi di guerra, filosofia, conflitti generazionali ed esistenzialismo li affronta con un’originalità pazzesca. I suoi mondi straripanti di dettagli di setting, il background dei suoi personaggi e i rapporti che li legano li fa recepire con dialoghi incredibili e realistici, ricchi di salti logici, cose date a intendere, frasi-chiave ricchissime di sottotesti, senza nessuna facilitazione. I suoi attori parlano come farebbero nella vita reale. Si possono riguardare mille volte gli anime di Tomino e ogni volta ci si accorgerà di aver colto sfumature sfuggite precedentemente! È un Gigante dell’animazione e non per nulla i suoi fan più famosi sono conosciuti da tutti gli appassionati di anime: i registi/sceneggiatori Mamoru Oshii, Shoji Kawamori, Yutaka Izubuchi, Kazunori Ito, Hideaki Anno, Mamoru Hosoda, Gen Urobuchi, ecc.
Purtroppo in Italia il grande pubblico conosce di Tomino giusto la prima serie di Gundam, che è il suo primo capolavoro, e le opere pre-Gundam, ancora registicamente e intellettualmente embrionali (Toriton, Zambot 3, Daitarn 3). Quasi tutte le altre sue eccellenze non ci sono mai arrivate e una di esse l’hanno vista in quattro gatti (Z Gundam, mai trasmesso in chiaro). Purtroppo quindi, per questo motivo, Tomino non ha mai avuto in Italia la consacrazione di critica che ha in Giappone. Io con i libri che ho scritto e che scriverò (Guida ai super e real robot versione estesa, attualmente in fase di scrittura, dove analizzo tutte le sue opere non gundamiche) cerco di rendergli finalmente giustizia colmando questo ingiusto vuoto. Allo stesso modo di come uso DevilMan – La saga demoniaca per rendere giustizia ai seguiti di DevilMan, che in pochi si calcolano pur essendo quasi tutti geniali.

Visto che lo hai menzionato, parliamo del tuo primo libro, Guida ai super e real robot – L’animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999, edito da Odoya nel 2018. Non hai mai fatto mistero di non essere completamente soddisfatto del risultato finale e anche del fatto che il rapporto con l’editore non sia stato dei più positivi. Quali sono stati in particolare i problemi con la prima stesura del saggio, e che migliorie apporterai nella seconda edizione?
Eh, a quel libro sono tutto sommato affezionato perché rappresenta il mio debutto come saggista e lo ritengo comunque un buon testo, ma l’ho comunque pubblicamente rinnegato perché non è uscito come avrebbe dovuto. Ha subito tanti rimaneggiamenti in fase di scrittura ed è stato redatto con una fretta indiavolata e non per scelta mia, per questo ci sono tanti refusi e fonti non sufficientemente verificate. È poi stato sforbiciato di un centinaio abbondante di pagine, perché altrimenti avrebbe dovuto essere pubblicato con un prezzo di vendita considerato eccessivo da parte dell’editore. Non posso andare troppo nel dettaglio per ovvi motivi. Nel 2023, poi, Odoya mi aveva dato la parola di poterlo ristampare nella versione “corretta”, ma quattro mesi dopo che l’ho riaggiornato e modificato (si poteva pure già farne il preorder in alcuni store online) tutto è saltato mandando al macero i miei sforzi.
Tuttavia, sono felicemente rientrato in possesso dei diritti del libro e XPublishing mi ha dato l’OK per poterlo pubblicare con loro. Questa tuttavia non sarà più la versione riveduta e corretta che avevo in mente per Odoya, ma un testo nuovo di zecca riscritto direi per il 70%, che per meticolosità e “stazza” (quasi sicuramente verrà diviso in due volumi) accosterei a Yoshiyuki Tomino & Gundam. È un testo che mi permetterà di analizzare con scrupolo maniacale tutte le grandi serie animate d’autore sci-fi/robotiche giapponesi degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, commerciali e non. Cosa significa questo? Che sarà la mia unica occasione di scrivere un libro anche su opere che, non essendo conosciute da nessuna parte se non in Giappone e USA, non potrebbero mai uscire in Italia in un testo dedicato solamente a loro, dato che ovviamente non venderebbe nulla. Grazie alla popolarità di Daitarn 3, Gundam, Baldios ed Evangelion potrò parlare anche, e con enorme dettaglio, di Ideon, Dunbine, Dougram, VOTOMS, SPT Layzner, Iczer-1, Patlabor e mille altre opere fantastiche che hanno visto o conoscono in quattro gatti. Guida ai super e real robot “Redux” potrei anche definirlo come un Yoshiyuki Tomino senza Gundam, o Gli sconosciuti capolavori di Ryousuke Takahashi. Insomma, sarà una figata colossale per gli appassionati, anche stavolta miro a farne il testo più completo mai pubblicato al mondo per quello che riguarda trivia e retroscena produttivi di tutte queste opere fantastiche. Sono già a lavoro da due mesi abbondanti sul testo e da oltre trenta giorni sul solo Ideon, di cui sto traducendomi ogni genere di pubblicazione giapponese!

Arrivati a questo punto dell’intervista il lettore probabilmente ti avrà immaginato come un otaku concentrato unicamente su manga e robottoni, ma in realtà non è così. Tu sei un appassionato, e divoratore compulsivo, di fumetti di ogni genere e latitudine, dai comics di supereroi a quelli di Star Wars, dai personaggi della Bonelli come Tex e Zagor, fino alle storie della Disney. Includendo ovviamente anche il Giappone, ci vuoi raccontare qualcosa sui tuoi fumetti e autori preferiti?
La domanda sui miei autori preferiti è folle perché ne leggo e apprezzo talmente tanti, e da quando avevo 6/7 anni, che farei solo una lista infinita, almeno in ambito manga. Posso però dire i miei manga preferiti, che spaziano davvero da ogni genere e target possibile, quelli insomma che a ogni nuova riedizione più lussuosa della precedente ricomprerei senza indugi: Ken il guerriero, Slam Dunk, Samurai Executioner, Planetes, La Fenice, Maison Ikkoku, La vetta degli dei, Ushio e Tora, DevilMan, Captain Tsubasa, Le bizzarre avventure di JoJo, Kitaro dei cimiteri e innumerevoli storie brevi di Junji Ito, Jiro Taniguchi, Hideshi Hino, Yoshikazu Yasuhiko, Osamu Tezuka e Kenji Tsuruta. Tra le autrici donna, quasi ogni opera di Riyoko Ikeda mi è piaciuta un sacco (specie Eroica, biografia su Napoleone Bonaparte, e La finestra di Orfeo, melodramma ambientato sullo sfondo della Rivoluzione Russa). A livello di disegni, sembrerà una blasfemia quella che dico, ma adoro oltre ogni limite di razionalità Masaomi Kanzaki e Masami Kurumada. Le loro storie sono abbastanza banali e ingenue, ma il loro tratto mi trasmette un’energia, una sensualità e una virilità che nessun altro autore riesce a comunicarmi. Al di là di errori di prospettiva e di un segno che, rispetto agli autori normali, invece di migliorare peggiora, sono due mangaka di cui compro qualunque cosa solo per i disegni.
In ambito italiano ho meno indugi: adoro lo sceneggiatore Mauro Boselli, perché il numero di storie capolavoro che ha scritto per Zagor e Tex e che hanno rappresentato la mia giovinezza, adolescenza ed età adulta non ha semplicemente eguali. Boselli per me è l’Avventura e il Sense of Wonder, penso che Le sette città di Cibola sia il Bonelli della mia vita. Senza nulla togliere all’enorme numero di storie fantastiche scritte da Nolitta, Castelli e Sclavi. Non per nulla, dopo che Boselli ha lasciato sia Zagor che Tex, ho praticamente smesso di leggerli vista la mediocrità generale.
In ambito di fumetto inglese/americano, specie storie DC Comics (Marvel è il grande nemico, non leggo niente), mi piacciono tantissimo John Ostrander (quasi ogni cosa che ha scritto la ritengo fantastica, compreso il ciclo Eredità che è ancora oggi la migliore saga a fumetti di Star Wars), di cui non mi capacito ancora oggi perché non sia idolatrato alla pari di Alan Moore; Alan Moore ovviamente (From Hell e Swamp Thing i suoi apici, per me), il Marv Wolfman della maturità (le sue run dei Giovani Titani e di Deathstroke the Terminator); la bravissima Gail Simone (le run di Birds of Prey, Secret Six e Batgirl, una più spettacolare e divertente dell’altra) e ovviamente Grant Morrison per ciò che ha fatto su Batman, Doom Patrol e Animal Man.
In ambito Disney, oggi apprezzo molto le storie di Casty, che ritengo un buonissimo erede di Floyd Goddfredson, un po’ come il suo predecessore Romano Scarpa. Ovviamente, Goddfredson, Barks e Rosa sono irraggiungibili come qualità delle storie, giocavano in un campionato a parte.
Altri due autori, né giapponesi né italiani, i cui disegni per me hanno un puro senso di meraviglia: l’argentino Alberto Breccia e il francese Philippe Druillet. Adoro tutte le loro storie. Come adoro la coppia belga François Schuiten e Benoît Peeters per la stupefacente saga Le città oscure.

Assodato che la tua conoscenza della nona arte vaaldi là di manga e anime, hai mai pensato di scrivere qualcosa anche sul resto dello scibile fumettistico? E ci puoi anticipare qualcosa dei tuoi progetti futuri?
La vita è troppo breve per poterla impegnare in mille altri libri. Adoro scrivere, lo farei per otto ore di fila senza mai lamentarmi e sempre di argomenti di nicchia che nessun altro ha trattato, è uno dei miei hobby preferiti, ma non si mangia in Italia con la saggistica. Poi, adesso che è anche nato mio figlio, avrò ancora meno tempo di prima. Sono stato lungimirante a impormi di trovare un lavoro a turni da operaio sapendo la vita che volevo fare da scrittore, mi faccio i complimenti da solo! Ma ovviamente le priorità adesso dovranno iniziare a cambiare. Detto questo, sicuramente porterò a termine la riscrittura di Guida ai super e real robot, e continuerò a scrivere articoli di anime e manga per Nippon Shock Magazine. Mi farebbe davvero tanto piacere scrivere anche articoli per il cinema horror, che è la mia seconda, enorme passione insieme alla lettura. Se qualche rivista fosse interessata per analisi/recensioni simile a quelle che faccio per gli anime, si faccia avanti!
Sogni saggistici astratti per il futuro: un saggio sulla saga di Ken il guerriero, impresa che già mi fa tremare i polsi per le difficoltà a cui andrei incontro per contestualizzare l’opera (straripante com’è di riferimenti espliciti a Buddismo e cultura cinese); uno sulle opere animate sci-fi d’autore senza robottoni (l’unico modo che ho di parlare del mio anime preferito, La leggenda degli eroi della galassia a.k.a. Legend of the Galactic Heroes, un trattato di filosofia politica di 110 episodi che nel mondo al di fuori del Giappone si sono visti in quattro gatti); e uno sulle opere animate super-mainstream, da fare insieme a un mio amico che sa il giapponese e condivide il mio approccio di reperimento e studio delle fonti originali.
Che poi riesca a tramutare questi sogni in realtà, questo è un altro discorso…
Ovviamento noi de Lo Spazio Bianco te lo auguriamo e attendiamo le tue future pubblicazioni.
Intervista realizzata via mail a ottobre 2025
Jacopo Mistè

Jacopo Mistè è nato nel 1987 ed è laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Gestisce a partire dal 2008 il blog di recensioni Anime Asteroid, e la sua attività di blogger lo traghetta poi alla saggistica nel 2018, con il suo primo libro sulla Storia dell’animazione robotica d’autore dal 1980 al 1999, Guida ai super e real robot, edito da Odoya. Segue nel 2019 una pubblicazione su Manga Academica. Dal 2023 inizia la sua collaborazione con XPublishing: scrive articoli per Nippon Shock Magazine e pubblica i due saggi Yoshiyuki Tomino & Gundam Vol. 1 (il volume 2 è di imminente pubblicazione) e DevilMan – La saga demoniaca. Suoi articoli sono apparsi anche su Esquire e Linus.
