Nel febbraio del 2024, la piccola casa editrice inglese ShortBox ha ufficialmente chiuso i battenti. Microeditore di culto tra gli appassionati del fumetto inglese e internazionale, nel corso degli anni ha scoperto artisti e artiste diventati poi molto rilevanti, e ha pubblicato fumetti che sono stati anche nominati a premi come gli Eisner o gli Harvey Awards (come Homunculus di Joe Sparrow, Sobek di James Stokoe e Don’t go without me di Rosemary Valero-O’Connell). Dietro questa realtà di grande qualità e diversità (di generi, di formato, di autori e autrici) c’é tutta la passione e competenza di Zainab Akhtar, attiva nel mondo del fumetto da moltissimi anni prima come blogger e critica (Comics and Cola, il suo vecchio blog, é stato anch’esso nominato agli Eisner), poi come editrice e da alcuni anni anche organizzatrice di un festival di fumetto online, il piu’ grande del suo genere, lo ShortBox Comics Fair che si svolge per tutto il mese di ottobre e a cui partecipano, con i loro fumetti digitali, fumettisti e fumettiste di tutto il mondo (quest’anno, per esempio, anche le italiane Giulia Sagramola e Bianca Bagnarelli).
Abbiamo intervistato questa vulcanica e poliedrica figura del fumetto inglese per parlare con lei del suo percorso e delle sue molteplici “vite” nel fumetto.
Ma prima di iniziare, vorrei segnalare una mia personale selezione fumetti pubblicati in questi anni da Shortbox (e a questa aggiungere quella fatta dal bravo David Harper sul suo sito SKTCHD), per onorare il suo percorso e dare un’idea del lavoro incredibile fatto in questi anni, della capacita’ di intercettare grandi talenti e di cogliere lo spirito del tempo, in alcuni casi di anticiparlo.
ShortBox e ShortBox Comics Fair 2024 – Una selezione personale
Sobek di James Stokoe
Uscito nel 2019, quando James Stokoe era gia’ abbastanza noto al grande pubblico, Sobek e’ un fumetto breve che oltre a mettere in scena tutta la passione per i mostri dell’artista (sublimata poi con i progetti su Alien e soprattutto su Godzilla, di cui questa sembra una prova generale) e la sua capacita’ di creare tavole piene di dettaglie e molto dinamiche, mette in risalto anche l’ironia e lo spirito giocherellone di Stokoe, che racconta la storia di un dio egizio indolente e sconsiderato, facendolo parlare come un essere umano dei nostri tempi e facendogli commettere piu’ danni che altro per rispondere alle richieste di aiuto dei propri fedeli. Nominato agli Eisner Awards per la Best Short Story nel 2020.
Beneath the Dead Oak Tree di Emily Carrol
Emily Carroll non ha bisogno di presentazioni: le sue storie che mescolano elementi fiabeschi all’horror e alla violenza capaci di parlare di molteplici temi, spesso relativi alla condizione femminile, hanno vinto premi e consensi di critica e pubblico. Beneath the Dead Oak Tree non fa eccezione, raccontando una storia di amore, carnalità e violenza (di genere e non) con protagonisti volpi antropomorfe in abiti vittoriani, che permettono a Carroll di mostrare tutto il suo repertorio artistico in poche pagine: linea chiara e sinuosa, abilita’ nei cambiamenti repentini di tono, eleganza e dinamismo, sapiente uso dei neri ma anche del colore (in questo caso, monocromia rossa). Nominato agli Eisner Awards per la Best Short Story nel 2019.
Ancora disponibile in digitale qui: shortbox.gumroad.com/l/XpFfX?layout=profile
Homunculus di Joe Sparrow
Tra i vari assi del catalogo di ShortBox, Joe Sparrow e’ sicuramente uno dei più brillanti, avendo realizzato più di un volume per l’editore (oltre questo, anche l’apprezzatissimo Cuckoos). In questa eccellente storia fantascientifica, Sparrow narra la nascita della prima intelligenza artificiale, scegliendo una prospettiva in prima persona: attraverso gli “occhi” della AI , in una griglia fissa a tre vignette orizzontali, osserviamo il suo percorso di crescita attraverso le interazioni con la propria creatrice, una scienziata che non riesce a coniugare bene vita e lavoro, e al contempo vediamo i cambiamenti attorno a lui, con il mondo esterno e i suoi . Riflessione sul rapporto uomo macchina, ma soprattutto sul rapporto tra esseri umani e il senso stesso della nostra società, Homunculus e’ un’opera che con la semplicità di tratto e narrazione, usando tutta la potenza del linguaggio del fumetto, riesce a raggiungere profondità espressive, fa divertire, riflettere e soprattutto emozionare. Nominato agli Eisner Awards per il Best Graphic Album nel 2019.
Ancora disponibile in digitale qui: shortbox.gumroad.com/l/PrAcf?layout=profile
Minötaar di Lissa Treiman
Una storia divertente, tenera, ironica ambientata in un IKEA simile a quello del nostro mondo, se non fosse per gli spiriti che lavorano come commessi e la struttura che e’, letteralmente, labirintica. Un fantasy del quotidiano che permette di esplorare il tema dei rapporti umani, delle aspettative che nascono da una relazione (di amore così come di amicizia) e del rispetto reciproco che passa dal dialogo. Nominato agli Eisner Awards per la Best Short Story nel 2020.
Pass the Baton di Hana Chatani
Un manga occidentale in piena regola, che riprende gli stilemi degli shojo declinandoli con una narrazione occidentale. Una storia delicata, disegnata in maniera delicata, che parla di rapporti umani che nascono per caso e diventano importanti senza accorgersene, e di quanto la gentilezza, anche solo un gesto o una parola, possano cambiare o salvare una vita.
Don’t Go Without Me by Rosemary Valero-O’Connell
Tra i tanti grandi meriti di ShortBox si puo’ facilmente aggiungere l’aver fatto scoprire al mondo il talento cristallino di Rosemary Valero-O’Connell, che si e’ fatta notare proprio con questo titolo e con il precedente What is Left, ricevendo nomination agli Eisner e Ignatz Awards, vincendo nel 2020 Ignatz Award for Outstanding Artist, per poi prendersi l’Eisner Awards per la miglior pubblicazione Teen e Miglior Artista sempre nel 2020 per Laura Deen Continua a lasciarmi, su sceneggiatura di Mariko Tamaki. In Don’t Go Without Me l’autrice sfrutta la fantascienza per parlare, in tre brevi episodi, di rapporti umani e crescita personale, realizzando tavole che uniscono bellezza estetica e storytelling finissimo, mostrando tutta la consapevolezza di una artista di enorme talento.
Ancora disponibile in digitale qui: shortbox.gumroad.com/l/bYcRm?layout=profile
Infine, dalla Comics Fair, alcuni dei titoli che ho segnato nella mia lista, e in cui ovviamente rientrano le nostre connazionali: li potete trovare tutti qui, fino a fine ottobre, potete addirittura filtrare per numero di pagine e genere e trovare quello che fa per voi:
Aglæca di Mohnfisch
BLEED ANY% di Blue Delliquanti
Lapis Blue di Barbara Mazzi
The Solar System di Seosamh Dáire
The Good Night Bodega di Kym Gray
Dead Days di Alice Scarpa
Dog Days di Bianca Bagnarelli
Dr. Worm di Serena Cirillo
Finding Comfort di Laina Deene
Home by the Rotting Sea di Otava Heikkilä
Iceland di Giulia Sagramola
Requiem to the Goddess of Eternal Lies di Ping Sasinan
Rat Hall di Ash Green
Songs For The Forgotten di Cloudy Magpie
Coppélia et Swanilda di Hana Chatani
Are There Tigers To The North? di Kayvon Darabi-Fard
Intervista a Zainab Akhtar
Ciao Zainab e grazie per questa intervista. Partiamo dall’inizio: quando è iniziata la tua passione per i fumetti?
Leggo fumetti da quando ero bambina, soprattutto attraverso la biblioteca pubblica e la scuola. Leggevo Tintin, Asterix e le antologie britanniche di fumetti per bambini The Beano e The Dandy. Anche il meraviglioso Raymond Briggs è stata un’esperienza formativa importante. Durante la mia adolescenza le cose erano più frammentarie: qualsiasi cosa fosse disponibile in biblioteca, di solito un mix casuale di titoli di supereroi e fumetti “letterari”, o qualche titolo europeo – qualcosa di David B. o un volume di Blacksad. Crescendo, non ho mai visto i “fumetti” come qualcosa di separato dai libri o dalle mie letture in generale. Semplicemente amavo leggere e i fumetti ne facevano parte.
Le cose sono cambiate quando ho frequentato l’università. Quando ho dovuto fare la tesi di laurea, ho deciso che se dovevo dedicare così tanto tempo alla ricerca e alla scrittura, volevo che fosse qualcosa di coinvolgente e che potesse mantenere il mio interesse. Ho scritto la mia tesi di laurea su Batman e quello è stato il punto di accensione del mio interesse più ampio per i fumetti come forma d’arte a sé stante.
Dapprima hai iniziato a scrivere come freelance e a recensire fumetti su diversi siti web (da The Beat a The Guardian) e soprattutto con il tuo blog Comics and Cola, nominato anche al premio Eisner nel 2014. Si trattava di un lavoro piuttosto unico, uno dei pochi siti web inglesi dedicati al self publishing e alla piccola editoria, con un occhio di riguardo per i fumetti internazionali. Come hai iniziato questa professione e cosa ricordi di quel periodo, in particolare degli inizi del tuo lavoro in questo campo?
Il blog era un’impresa molto amatoriale e casuale. Non avevo alcuna ambizione o impresa in mente quando l’ho aperto. Non facevo parte di nessuna comunità di fumettisti; non sapevo nemmeno dell’esistenza di una fumetteria fino a quando non ho compiuto 20 anni! Il mio unico interesse a quel punto era quello di avere uno spazio dove poter continuare a praticare la scrittura (dopo aver completato la mia laurea in letteratura) e, dato che mi ero interessata molto ai fumetti, mi sembrava uno sbocco ideale per coniugare le due cose: potevo leggere fumetti e scriverne – molto semplice!
Era molto libero, nel senso che non avevo obiettivi o aspettative. Non cercavo di trovare lettori, né di guadagnare soldi, né di essere scoperta e di ottenere un lavoro. Scrivevo solo per entusiasmo e per me stessa. Ovviamente le cose sono cambiate con il passare del tempo.
Per quanto riguarda la scelta di concentrarmi sulla piccola editoria e sull’autopubblicazione, poiché il mio viaggio nel mondo dei fumetti è stato molto poco tradizionale e tortuoso, non avevo preconcetti su ciò che i fumetti sono o dovrebbero essere. Questo significa che ero molto aperta a tutto e i miei gusti si sono sviluppati di conseguenza. A quel tempo il blogging era al suo apice, internet funzionava e i prezzi delle spedizioni internazionali erano ragionevoli (vivevamo in un’utopia!), quindi scoprire e seguire una miriade di artisti e toccare con mano il loro lavoro era del tutto fattibile. All’epoca non sarei stato in grado di spiegarlo, ma ora capisco quanto gli editori siano reticenti e avversi al rischio e credo di aver capito che i lavori più interessanti sono sempre autopubblicati o pubblicati da piccole case editrici indipendenti.
Nel 2016 hai deciso di “fare il salto”, diventando editore in proprio con ShortBox. Cosa ti ha portato a fare questo passo? Molti di noi che scrivono di fumetti pensano di farlo, ma non molti riescono a farlo concretamente.
Non è mai stato un pensiero o una decisione deliberata quella di diventare editore. L’idea era in realtà molto diversa: avrei creato un “bundle” o “box” di minifumetti autopubblicati e l’avrei venduto come un pacchetto di consigli curati. Grazie al blog, ho avuto la fortuna di costruire un pubblico di lettori fedeli, che spesso mi dicevano che la loro fiducia in me era tale da leggere qualsiasi cosa suggerissi. Quindi questo pacchetto curato era stato pensato per soddisfare questa esigenza e anche per soddisfare il mio desiderio di portare i fumetti che amavo direttamente alle persone, anche se su scala molto ridotta.
Da lì si è sviluppata una spirale: quando contattavo gli artisti per chiedere se avessero dei fumetti che potessero far parte del bundle, erano quasi sempre interessati a creare qualcosa di nuovo. E poi, naturalmente, se stai realizzando nuovi fumetti con vari artisti di tutto il mondo, per motivi logistici devi stamparli tu stesso in un unico luogo; e poi se stai stampando e distribuendo nuovi fumetti, devi essere coinvolto nel design e nella produzione e poi nell’editing. E così, come puoi vedere, mi sono trovata a fare l’editore di fumetti!
In questi 8 anni hai prodotto molti fumetti fantastici che sono stati riconosciuti anche dalla critica con nomination a premi internazionali (tra cui molti Eisner Awards). Quali sono state le decisioni per costruire il catalogo di ShortBox? E quali sono stati i punti salienti della tua esperienza come editore?
Non ho mai affrontato l’editoria come “costruzione di un catalogo” o con un occhio di riguardo per l’eredità o cose del genere. Il mio unico obiettivo è stato quello di pubblicare artisti e fumetti che ritenevo interessanti, soprattutto per me stessa, con la speranza che ciò che vedevo e a cui ero legata si traducesse in lettori. Non sono mai stato interessata a pubblicare un tipo di lavoro, uno stile o un genere specifico, né a trovare la “nuova grande cosa” o a pubblicare fumetti “perfetti”. Non ho mai pubblicato qualcosa perché pensavo che sarebbe stato popolare, o perché l’artista è popolare – un mio difetto come persona è quello di non essere in grado di raccogliere energie per qualcosa che non mi interessa, sono davvero incapace di fingere! In un certo senso questo mi è servito, perché mi ha permesso di essere completamente sincera in quello che faccio. E credo che la sincerità sia una qualità con cui le persone entrano in contatto.
Punti salienti sono stati sicuramente la pubblicazione di Jonathan Djob Nkondo, James Stokoe ed Emily Carroll, alcuni dei miei artisti preferiti: avere la fiducia di queste persone brillanti è stato un onore e un punto di forza personale. In generale, sono molto soddisfatta dell’ampiezza del lavoro che ho pubblicato, della promozione di nuovi artisti e del fatto che questi fumetti esistano e siano in grado di entrare in contatto con un pubblico di lettori, è una cosa speciale e non lo do mai per scontato.
All’inizio di quest’anno, ShortBox ha cessato le sue attività. Non posso esimermi dal chiederti, cosa c’è dietro questa decisione?
Come spesso accade in questo tipo di decisioni non c’è stato un singolo fattore, ma molteplici ragioni che hanno portato alla chiusura delle pubblicazioni cartacee di ShortBox.
Prima ho detto che non avevo pianificato di diventare editore, ma che ci sono caduta dentro. E uno dei risultati dell’essere un piccolo editore è che non sei solo un editore, ma un’azienda con una sola persona che fa il lavoro di una dozzina di persone (e non viene pagata nemmeno per una!). Sei l’addetto al marketing, il distributore, il correttore di bozze, l’editor, l’amministratore, il servizio clienti, il negoziatore di diritti esteri, l’addetto ai social media, la persona che si occupa della produzione, la persona che viaggia ad ogni singola convention e così via. La maggior parte di questi lavori non mi interessano e non sono in grado di svolgerli. Sempre più spesso non solo ci si sente incredibilmente poco distribuiti, ma anche colpevoli di aver deluso i propri artisti e i loro libri.
Mi sono ritrovata a pensare a cose come la crescita e la pressione (in gran parte autoimposta) per cercare di essere qualcosa che non era fattibile per una piccola casa editrice gestita da una sola persona che non ha mai avuto alcun tipo di sovvenzione, finanziamento o investimento. Il nostro budget proveniva esclusivamente da ciò che ricavavamo dalla vendita dei nostri libri. Allo stesso tempo, si tratta di una posizione insolita, perché pubblicamente si cresce e le persone si rivolgono a te con determinate percezioni e aspettative. Ci si aspetta che una casa editrice composta da una sola persona e priva di fondi o risorse funzioni allo stesso modo di una casa editrice con più persone stipendiate, con dipartimenti di marketing e design, ecc.
Con tutto ciò, il disastro della Brexit è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La nostra distribuzione principale avviene tramite la vendita per corrispondenza: spedizione diretta ai lettori di tutto il mondo. Questo è diventato un tale pasticcio con tutti i nuovi regolamenti e le spese assurde, che era chiaro che le cose sarebbero peggiorate costantemente su molti fronti, non solo quello delle spedizioni.
Naturalmente il tuo lavoro nel campo dei fumetti non è finito: nel 2019 hai lanciato ShortBox Comics Fair, un festival di fumetti solo digitali che si svolge per tutto il mese di ottobre e che mette in mostra fumetti digitali di diversi creatori che possono essere acquistati solo in copia digitale. Come ti è venuta questa idea e qual è stata la reazione dei fan e dei creatori? Anche noi nel 2021 abbiamo organizzato un festival di fumetti solo digitali, Nuvole Digitali, che ha rappresentato un’esperienza unica per noi e per gli autori coinvolti…
Quando ho iniziato a pensare di chiudere la parte cartacea di ShortBox, ho iniziato a riflettere sui fumetti digitali e le possibilità che potevano offrire. Credo che si possano fare dei buoni fumetti e che, che siano stampati o digitali, la gente li troverà. Ma quando c’è stato il Covid molte convention/festival di fumetti sono stati ovviamente cancellati e la mia attenzione si è spostata sull’idea di come potrebbe essere una fiera del fumetto digitale esclusivamente online.
A mio avviso si trattava di offrire alle persone un motivo per “partecipare” a un evento di fumetti digitali. L’esperienza deve essere diversa da quella di chi naviga su internet o acquista in digitale in un giorno qualunque. L’idea che mi è venuta in mente è stata quella di convincere gli artisti a realizzare fumetti nuovi e originali e di pubblicarli tutti nella stessa data per un periodo di tempo limitato: questo sarebbe stato lo ShortBox Comics Fair. Per dirla in un modo facilmente comprensibile: immagina di andare a un festival del fumetto dove ogni singolo espositore ha con sé un solo fumetto, ma quel fumetto è un fumetto nuovo di zecca. Non è mai stato pubblicato o distribuito prima. Lo ShortBox Comics Fair è proprio questo. Un raduno di oltre 100 artisti brillanti, provenienti da tutto il mondo, che pubblicano tutti un nuovo fumetto. Poiché i fumetti sono nuovi, le persone hanno un motivo per visitare la fiera. E poiché ci sono così tanti nuovi fumetti, diventa un evento. Se a questo si aggiunge che i fumetti sono disponibili sul sito web della fiera solo per un mese, si ottiene qualcosa di innovativo e unico.
La cosa importante per il successo della fiera è che le persone sappiano che il digitale è un mezzo, non il fine: tutto ruota intorno ai fumetti. Non sto giocando con la tecnologia o facendo qualcosa di stravagante. Mi sono sempre concentrata sui fumetti e questo porta a un elemento di fiducia nei confronti dei creatori con cui lavoro e dei lettori di ShortBox.
E ora chiudiamo con una domanda inevitabile, vista la tua personalità attiva ed eclettica: qual è il tuo prossimo progetto?
Ha ha, bella domanda! Al momento non sto pensando a nulla che vada oltre la fiera del fumetto digitale. ShortBox Comics Fair è la più grande fiera di fumetti digitali al mondo – se fosse un’iperbole di marketing mi sentirei profondamente a disagio anche solo a dirlo, ma siccome è vero non ho problemi! Sono nel mondo dei fumetti da oltre 14 anni e credo che fondare e gestire la fiera sia davvero il culmine delle mie conoscenze, capacità ed esperienze: tutto ciò che ho imparato nel corso di questo viaggio mi ha portato a questo – sicuramente non sarei stato in grado di pensarlo (per non parlare di realizzarlo) se fossi stato agli inizi. Sono quindi molto felice di essere esattamente dove sono e di fare quello che faccio.
Grazie Zainab per il tuo tempo e buon festival!
