Lie to me: il rinascimento mutante secondo Pepe Larraz

Lie to me: il rinascimento mutante secondo Pepe Larraz
In occasione dell’uscita italiana della miniserie House of X, primo tassello del rinascimento mutante ad opera di Jonathan Hickman, abbiamo avuto modo di intervistare Pepe Larraz disegnatore dell’intera miniserie, ospite a Lucca Comics & Games 2019.

Da numeri di cui non essere particolarmente fieri a disegnatore titolare della miniserie evento del 2019, ci racconta i suoi primi passi nel comicdom americano e la sua passione per Magneto, il tutto passando per le sceneggiature di Jonathan Hickman, qualche bugia e tanti sketch per il pubblico della kermesse lucchese.

Lie to me: il rinascimento mutante secondo Pepe Larraz_Interviste Ciao Pepe e grazie mille per…
No, aspetta. Ho fatto tantissime interviste in questi giorni, rendiamo questa un po’ particolare… ogni tanto nelle risposte mentirò; sarà una specie di quiz, se riuscirai a capire quali sono le bugie vincerai uno sketch!

Ok, allora inizio con le domande e tu puoi iniziare a mentire. Dalla Spagna agli Stati Uniti, come hai mosso i primi passi nel mercato americano?
Il mio primo lavoro per l’America è stato il numero 21 di  Marvel Adventures Super Heroes, un one-shot che mi è stato affidato dopo aver tormentato Marvel con TONNELLATE di email, circa una ogni venerdì (metto le mani avanti, questa non è una bugia). Dopo averli presi per sfinimento decidono di darmi fiducia e io li ripago con un numero che ho disegnato in modo davvero pessimo, tanto pessimo che non è mai stato pubblicato, probabilmente perché nessuno potesse vedere le mie pagine. Dopo però, arriva il momento peggiore: il momento in cui tu vuoi lavorare per Marvel con tutte le tue forze ma nessuno ti ricontatta, il tuo orgoglio allora prende il sopravvento ed è la casa editrice che “non sa quello che si perde non richiamandoti”. Dopo 6 mesi di silenzio però inizi a capire che sanno esattamente quello che si stanno perdendo e tocca mettersi duramente al lavoro.
Qualche mese dopo questo scempio mi ha chiamato Tom Brennan dandomi il mio primo lavoro  poi pubblicato, il secondo numero di New Avengers: Luke Cage insieme a Eric Canete e da li non mi sono più fermato.

Confrontando i tuoi disegni degli esordi con quelli di House of X è impossibile non notare un’evoluzione nella gestione dei volumi, nella costruzione della tavola e dei chiaroscuri. Quali input e influenze ti spingono alla continua ricerca di una evoluzione stilistica?
Questa evoluzione non è stata premeditata, ci tengo a sottolinearlo, semplicemente è “successa” a forza di disegnare. Seguo molti artisti e ne ammiro ancora di più: Sara Pichelli, che è qui seduta accanto a me in questa signing session ed ancora non mi sembra vero, Stuart Immonen lo considero uno dei migliori disegnatori in circolazione in questo periodo ed è sicuramente la maggiore fonte di ispirazione dei miei lavori; sono un figlio del mio tempo, seguo prevalentemente artisti contemporanei e anche molti bravi amici come Carlos Pacheco e Pasqual Ferry. In generale però ogni mia lettura lascia in qualche modo un’impronta sui miei lavori.

Fai parte delle Marvel Young Guns del 2018: cosa ha significato questo per te?
Mi sono sentito onorato: entrare a far parte di un gruppo di autori sul quale una casa come Marvel decide di puntare è sicuramente un onore; confesso però che lo desideravo fortemente. C’è stato un momento in cui mi sono sentito inadatto, perchè tutti gli artisti coinvolti in questa iniziativa sono sempre stati dei mostri sacri: Sara Pichelli, Olivier Coipel, Marco Checchetto e altri dei quali parlavamo prima come Pasqual Ferry e Rafa Sandoval che considero un chirurgo della matita da quanto sono incredibili le sue tavole. Far parte di questa élite insieme a disegnatori quali Mike Del Mundo, Javier Garron, Aaron Kuder e Russell Dauterman però è una bella iniezione di fiducia.

Hai praticamente disegnato ogni personaggio dell’universo Marvel. Non ti chiedo chi vorresti disegnare di questo universo, bensì con quale personaggio al di fuori della Casa delle idee ti piacerebbe confrontarti…
La mia risposta è sempre stata Conan, ma ora è entrato a far parte del Marvel Universe, quindi non vale più. Ci sono moltissimi personaggi DC e Image che mi piacerebbe disegnare, ucciderei per mettere le mani su una storia di Hellboy o del B.P.R.D.Low di Greg Tocchini… Per rimanere in Italia invece mi piacerebbe fare qualcosa con i ragazzi di Nomen Omen, magari una copertina; quando abbiamo finito l’intervista andrò farci due chiacchiere!

Lie to me: il rinascimento mutante secondo Pepe Larraz_Interviste Parliamo di House of X e prima di tutto del tuo lavoro con Jonathan Hickman. Ho letto la sceneggiatura e visto le tavole originali: in alcuni punti lo script è molto dettagliato, in altri lascia più libertà alla tua visione. Come è stato lavorare con un autore che fa della meticolosa progettazione il suo marchio di fabbrica?
Jonathan ha dalla sua la capacità di scrivere dialoghi meravigliosi, ma principalmente le sue sceneggiature sono piene di idee; non è tanto una questione di dettagli, ma di sapere ciò che si vuole e lui sa perfettamente dove vuole arrivare e come riuscirci. Io e R.B. Silva abbiamo avuto ovviamente delle linee guida, ma anche moltissimo spazio di manovra, soprattutto per quanto riguarda l’ambito “organico” che ha questa sua visione degli X-Men. Adoro anche disegnare i personaggi scritti da lui perché è impossibile non empatizzare con loro, anche con i villain: una frase ed il personaggio è centrato in modo coerente al 100%.

A proposito di “organico”, quali sono stati i tuoi riferimenti per creare il fantastico habitat di Krakoa?
Ho guardato a moltissime cose: il mio primissimo pensiero è stato “a cosa deve assomigliare?”, perché non volevo approcciarmi ai supereroi nel senso più classico del termine, quelli con il mantello sulle spalle. I personaggi di questa saga, prendiamo Magneto ad esempio, non sono eroi ma politici e quindi ho cercato di rendere il suo mantello come fosse una toga, prendendo anche a riferimento Marlon Brando nel primo Superman. Volevo quindi ricreare un ambiente credibile e realistico ma anche non-umano e futuristico, ho studiato a fondo il green-design e la biomimicry architecture non solo per i palazzi ma anche per gli ambienti interni e le varie apparecchiature e i gadget. È stata una sfida, ma è stata stimolante e divertente.

Visto quel che dicevi su Magneto, tocchiamo l’argomento del character design: quanta libertà hai avuto (o meglio, avete avuto tu e R.B. Silva) nel ricreare il look di alcuni personaggi?
Nessuna [ride ndr]. No, scherzi a parte, davvero nessuna, ma è tutto legato alle idee di Jonathan di cui parlavamo prima: lui voleva la miglior versione possibile di ogni personaggio e così è stato. Abbiamo preso tutti quelli che erano considerati i migliori costumi nel corso degli anni (marrone-ocra per Logan, All-New  ma con il visore per Scott, anni ’70 per Jean, ecc.) e li abbiamo leggermente rivisti. È una scelta sensata e non me ne lamento, anche perché così non ho dovuto ridisegnare decine e decine di nuove tute!

Lie to me: il rinascimento mutante secondo Pepe Larraz_Interviste Nei sei numeri House of X ci sono tante scene che mi hanno colpito e di cui vorrei parlare con te. Per non spoilerare niente ai lettori italiani, mi limiterò al primo numero, pieno di momenti altissimi come la prima apparizione di Xavier e il suo iconico “A me, miei X-Men”…
… che secondo me è la peggior tavola della serie. Non scherzo, piace a tutti ma non riesco a capire il perché, l’ho ridisegnata decine di volte e ancora non ne sono soddisfatto, non mi piace come ho reso le figure che escono dai bozzoli, è poco armoniosa… Ma ti dirò di più, in generale quando inizio un nuovo numero ho sempre una sorta di blocco con la terza tavola, se riesco a superarlo allora anche le altre tavole mi appagheranno, altrimenti tutto il resto del numero mi lascerà insoddisfatto. Ho anche provato a disegnare le pagine non in ordine quando mi è possibile, ma arrivato alla terza è sempre la stessa storia. Comunque, stavamo dicendo…

… a questo punto allora voglio sapere qual è la tavola di cui sei più soddisfatto.
La prima tavola in cui ho disegnato Magneto. Per carità, anche la prima tavola con questo albero extraterrestre mi ha divertito, soprattutto perché pensavo alla reazione stranita dei lettori, ma poter disegnare Magneto per la prima volta è stata una soddisfazione a livello personale. Sono un X-Nerd, non posso farci nulla!

Magneto è un personaggio ricorrente in questa intervista: l’hai sketchato diverse volte, abbiamo parlato del suo costume, di Marlon Brando come fonte di ispirazione… Per caso oltre che un X-Nerd sei anche un fan di Erik Lehnsherr?
Non posso dire di condividere le sue idee, ma non posso neppure affermare che abbia torto in senso assoluto. È questo il suo bello: puoi riconoscerlo come “nemico”, ma nelle sue parole e nei suoi gesti vedrai sempre un senso ed un fondo di verità, è un personaggio con il quale puoi empatizzare pur non riconoscendoti in lui. In fondo questo è il bello di tutti i villain ben caratterizzati, se sono malvagi perché DEVONO essere malvagi non riuscirai mai ad apprezzarli e per questo, sia in Spagna che in Italia, abbiamo i politici. Ma parliamo di cose belle, parliamo di fumetti!

Lie to me: il rinascimento mutante secondo Pepe Larraz_Interviste

Purtroppo siamo arrivati alla fine dell’intervista, ci rimane solo un’ultima domanda. House of X deve essere stato un lavoro appagante ma anche impegnativo, magari tu non puoi sbilanciarti ma è d’obbligo chiederlo: ci sono progetti legati agli X-Men nel tuo futuro? O ti muoverai verso altri lidi?
Visto che siamo giunti alla fine posso dirti che non ho mai mentito perché è stata un’intervista molto divertente, passando invece alla domanda hai ragione: non posso sbilanciarmi, ma lo faccio per il nostro bene! Potrebbe esserci Rickey Purding all’ascolto, ufficialmente è un talent scout, ma in realtà è un sicario al soldo della casa editrice, basta una parola fuori posto e ci fa sparire entrambi.
Anzi, no, in realtà farebbe sparire te. Credo che in Marvel abbiano ancora bisogno di me!

Allora non posso fare altro che ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, rimaniamo in attesa di vederti di nuovo all’opera sui tuoi prossimi progetti!
Grazie a voi, ripeto, mi son davvero divertito molto con questa intervista!

Intervista condotta dal vivo a Lucca Comics & Games 2019.

Pepe Larraz

Pepe Larraz, madrileno classe 1981, è un autore di fumetti, illustratore per stampa e pubblicità e character designer. Dal 2010 è a lavoro per  su serie quali Thor, Wolverine e gli X-Men e Ultimate Comics Spider-Man. Dopo aver contribuito a diverse copertine e miniserie per il nuovo universo espanso di Star Wars, nel 2019 affianca Johnatan Hickman nel suo rilancio delle testate mutanti con le matite dei sei numeri di House of X.

House of X #1: una nuova alba mutante

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