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    Léonie Bischoff: la mia Anaïs Nin e le sue menzogne
    Léonie Bischoff si racconta a Lo Spazio Bianco, parlando di sè e del suo nuovo libro edito in Italia da L'Ippocampo Edizioni, dedicato ad Anais Nin.

    L’ippocampo Edizioni presenta Anaïs Nin, la nuova BD di Léonie Bischoff – autrice ancora poco nota al pubblico italiano – già edita in Francia per . L’autrice ci ha concesso un’intervista molto interessante, attraverso la quale si scopre molto di più su di lei.

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    Benvenuta su Lo Spazio Bianco, Léonie.
    Come e da dove nascono il tuo amore e la tua passione per il fumetto? È qualcosa che hai sempre voluto fare oppure è venuto con il tempo?
    Ho sempre amato disegnare e leggere, sia romanzi sia libri storici. Ho frequentato dai 15 ai 19 anni una scuola in ambito artistico, ma ancora non sapevo veramente verso cosa dirigermi. È stato grazie alla visita a numerose scuole che ho scoperto l’esistenza dell’Istituto St-Luc a Bruxelles e ho deciso di provare una formazione in ambito fumetto, senza sapere veramente se questo mi sarebbe piaciuto. In effetti poi è stato così,  visto che il fumetto mette insieme disegno e narrazione!

    princess suplexAlcune delle tue opere più importanti sono adattamenti a fumetti dei romanzi di Camilla Läckberg. Come è nata questa collaborazione?
    È nata da una proposta della mia casa editrice. Avevo già fatto un volume con Casterman (Hoodoo Dalrin’ – inedito in Italia, n.d.r.), e il mio stile di disegno corrispondeva al profilo ricercato per quegli adattamenti. Fino a quel momento non avevo mai letto i romanzi di C. Läckberg. Questo mi ha anche fatto incontrare con lo sceneggiatore Olivier Boquet, che non conoscevo, ma con cui si è creata un’ottima intesa: avevamo dei desideri simili nei confronti di quegli adattamenti.

    Il tuo fumetto d’esordio Princess Suplex, edito in Italia da Maledizioni Officina Editoriale è davvero molto interessante e attuale. Vedremo mai nuove avventure di Gabi, la protagonista wrestler?
    Ci penso alle volte! Non mi è ancora veramente scattato nulla, perché quella storia era stata pensata per un formato molto breve, l’avevo immaginata come una canzone, qualcosa che si scopre in pochi minuti e che fornisce più un insieme di emozioni che una vera esplorazione dei personaggi… ma è un universo che amo moltissimo, magari ci tornerò sopra!

    Il tuo ultimo lavoro, Anaïs Nin – Nel mare delle menzogne, ha ricevuto il premio del pubblico del Festival d’Angoulême 2021. Te lo aspettavi? Come è stato ricevere questo premio?
    Assolutamente no, tanto più che il volume era già stato finalista presso altre competizioni senza mai essere premiato. Quel riconoscimento mi ha fatto davvero molto piacere, tra autori si fanno sempre battute del tipo ‘un giorno avrai un premio Angoulême.

    Henry-et-AnaisLa vita di Anaïs Nin è davvero sorprendente, in particolare per il tempo in cui ha vissuto. Come mai hai deciso di raccontare la sua storia?
    Perché, quando ho scoperto il suo diario, ne sono rimasta davvero affascinata, intrigata, sconvolta. Ho avuto voglia di rileggerlo svariate volte, di saperne di più su di lei, mi rendevo conto che malgrado gli anni che ci separano, molti aspetti si inseriscono fortemente all’interno di problematiche attuali, e nelle mie riflessioni sulla creazione di relazioni amorose. Inoltre perché lei mi genera un fuoco, un’energia creativa che non vedo l’ora di mostrare agli altri.

    Anaïs Nin è stata una donna debole e forte al tempo stesso, e la sua storia ha molto da raccontare a ognuna di noi. Come è il tuo rapporto con lei? Ti ha messo in discussione la sua figura?
    Sì, credo sia veramente attraverso tutte le sue ambiguità, il suo connubio di forza e debolezza che possiamo sentirci messe in discussione da lei. Si può avere una reazione di rigetto leggendo alcuni passaggi, si tratta di uno specchio che riflette le nostre angosce o le nostre parti sensibili… e si può essere motivate ad andare più a fondo nella ricerca di autodeterminazione, penso in particolare per quelle persone cresciute come donne a cui è stato insegnato a obbedire e restare al proprio posto.

    Per la resa di alcuni luoghi hai anche visitato il paese dove Anaïs ha vissuto. Ci sono altri retroscena della scrittura del fumetto che vorresti raccontarci?
    Si è trattato di un lungo processo, ci sono state molte ricerche basate su molteplici immagini online, per trovare il mio modo di disegnarla. Ho guardato anche moltissime fotografie degli anni Venti e Trenta per ispirarmi alle figure e ai comportamenti di quell’epoca. A livello di scrittura ci sono state anche in questo caso diverse tappe, con non pochi errori iniziali prima di riuscire a staccarmi un po’ dal mero registro biografico e concedermi di descrivere di più le emozioni.

    p001La tecnica di disegno, sfumatura e colorazione con la matita a quattro colori è sorprendente. Sei riuscita a rendere ogni tavola ricca di toni cromatici nonostante l’apparente povertà dello strumento utilizzato. Una scelta certamente interessante e coraggiosa. Era la prima volta che sperimentavi l’utilizzo di questo tipo di matita in un fumetto?
    Mi servo di questa matita da molto tempo per le dediche, e sul mio quaderno degli schizzi, ma è la prima volta che la utilizzo per un intero volume. Non riuscivo a trovare la tecnica adatta, ed è stato grazie al suggerimento del mio compagno che ho provato a fare qualche pagina con questo strumento. Ho capito velocemente che si sposava benissimo con quanto stavo cercando di trasmettere… La casa editrice si è subito dimostrata entusiasta, e così anche io mi sono definitivamente convinta!

    L’utilizzo così magistrale della matita è solamente analogico o ti aiuti in qualche modo con la tecnica digitale?
    Sulle tavole in cui ci sono sfondi colorati, questi sono integrati con l’aiuto del computer. Si tratta di grandi pagine acquarellate fatte a mano e poi digitalizzate. Pulisco le tavole, inserisco i balloon e i testi in digitale, ma tutto il resto è fatto a mano.

    Da tempo fai parte del Collectif des créatrices de bande dessinée contre le sexisme. È cambiato qualcosa nel mondo della BD in Francia da quanto è stato fondato questo collettivo in termini di parità di genere?
    Sì, anche se non è ancora tutto risolto, abbiamo potuto constatare un miglioramento, in particolare a livello di parità, nei comitati per le selezioni e le giurie dei premi. Diciamo che gli organizzatori di eventi ora sono più attenti. Il lavoro di educazione fatto dalle autrici più coinvolte del collettivo sta portando i suoi frutti!

    La scelta di raccontare la storia di Anaïs, donna sicuramente che ha precorso i tempi, sia come pensiero sia come vissuto, si lega in qualche modo alla tua partecipazione a questo collettivo?
    In maniera indiretta, senza dubbio! Sono femminista, ma il mio contributo si riflette più attraverso il mio lavoro che grazie a una vera propria militanza. In tutti i volumi che scrivo sono presenti dei personaggi femminili che cercano di oltrepassare i limiti loro imposti.
    Anche se nessuno oggi mette più in discussione il diritto delle donne di essere artiste, rimane una differenza di trattamento e di visibilità contro le quali è necessario lottare, di modo che l’espressione artistica di qualsiasi persona che non faccia parte di una categoria dominante non sia guardata come mero interesse solo per i colori che i visi rispecchiano, o considerata ‘esotica’, ma che sia riconosciuta come una produzione artista in quanto tale.

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    Questo collettivo ha ispirato anche quello italiano Moleste che ha visto la luce nel 2020. Come ci si sente a far parte di un gruppo che riesce a ispirare le donne anche in altre parti del mondo a alzare la testa e denunciare?
    Io sono soprattutto riconoscente alle fondatrici del collettivo, e a coloro che spendono la maggior parte del loro tempo per farlo vivere, ma sono anche fiera di farne parte. Credo che, in parte anche grazie a internet, ci si possa raggruppare e si possa ispirarsi a movimenti che prendono vita in ogni angolo del mondo, realizzare che non si è soli a subire cose inaccettabili, e si possa riflettere collettivamente su delle azioni che portino a cambiare le cose.

    Grazie per il tuo tempo e la tua disponibilità, Léonie.

    Intervista realizzata via mail nel mese di aprile 2020
    Traduzione dal francese di Rachele Bazoli

    Léonie Bischoff

    Léonie_bischoffLéonie Bischoff (Ginevra, 1981) è fumettista e autrice. Dopo essersi diplomata in fumetto alla Scuola superiore d’arte Sant -Luc di Bruxelles, esordisce nel 2009 con un racconto a fumetti contenuto nella raccolta Phantasmes. Il suo primo lavoro solista è Princesse Suplex a cui fa seguito Hoodoo Darling, pubblicato nel 2013 e il primo a essere firmato con nome e cognome, accantonando il precedente Léonie. Di grande successo è la sua collaborazione con lo sceneggiatore Olivier Bocquet in merito all’adattamento a fumetti dei romanzi di Camilla Lackberg La principessa di ghiaccio e Il predicatore. Il suo ultimo lavoro, Anaïs Nin, nel mare delle menzogne, edito da L’ippocampo, ha vinto il premio del pubblico al Festival d’Angouleme 2021.

     

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