La Bête: Zidrou e Frank Pé raccontano le tensioni del Belgio degli anni ‘50

La Bête: Zidrou e Frank Pé raccontano le tensioni del Belgio degli anni ‘50
Un racconto delle origini: il fantastico Marsupilami arriva nel cupo dopoguerra belga, fra odi e speranze di un futuro migliore.
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Cieli affollati di nuvole, bufera dal mare; una nave nel porto di Anversa con un carico di animali esotici destinati allo zoo. Ma c’è stato un problema e la stiva che li ospitava si è trasformata in un scenario da incubo: tutti gli animali sono morti, alcuni di stenti, altri sbranati e l’ambiente buio è saturato da un tanfo di decomposizione. Un problema tecnico aveva bloccato la neve in mezzo all’oceano e il cibo e l’acqua non bastavano per tutti. Fra equipaggio e animali, il capitano scelse di salvare i suoi uomini. Ma nel buio della stiva qualcosa si muove. Gli uomini tentano di capire che cosa sia, di catturarlo, ma non c’è niente da fare: l’animale (la bestia del titolo) fugge. Unico indizio: una coda lunghissima.
Inizia così, con una scena cupa, claustrofobica e con sfumature orrorifiche, La Bête di Zidrou e Frank Pé, primo volume di una serie pubblicata da Dupuis che racconta l’arrivo in Belgio del fantastico Marsupilami.

Un Passo indietro

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Fig. 1. Zidrou, Frank Pé, La Bête, Dupuis, p. 43.

Il Marsupilami è una delle creazioni di André Franquin, che lo introdusse nel mondo di e Fantasio agli inizi della sua gestione (Spirou et le héritieres, 1952) e nel quale comparirà in numerose avventure fino all’addio del suo creatore (Le Feissur d’or, 1970), per poi ricomparire in tempi recenti (La colere du Marsupilami, 2015). Strano essere originario della foresta amazzonica della Palombia, dotato di mille risorse, un pelo giallo brillante maculato e una lunghissima coda, il Marsupilami è uno dei personaggi più amati del geniale autore belga. Dal 1987, i suoi simili rimasti nella terra d’origine sono protagonisti della serie Marsupilami, e le loro avventure hanno guadagnato due serie televisive e due lungometraggi, il secondo dei quali (Sur la piste du Marsupilami, 2012) realizzò uno dei maggiori incassi francesi dell’anno al box office, grazie a oltre 5 milioni di biglietti venduti. Questo fa capire come il ritorno del personaggio originale nelle avventure di Spirou e Fantasio nel 2015 sia stato salutato come un evento nel mondo della BD tradizionale. Con tutto questo, nel volume di Zidrou e Frank Pé il nome della esotica bestiola non compare mai: né nel titolo né nelle tavole, ma giusto nel trafiletto editoriale del retro di copertina. D’altra parte, quello che troviamo qui è qualcosa di ben diverso dal Marsupilami al quale siamo più abituati.

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Fig. 2. Zidrou, Frank Pé, La Bête, Dupuis, p. 120.

Una profonda commozione

Il racconto di Zidrou e Pé è ricchissimo di variazioni: il comico si alterna all’inquietante, la commedia alla drammaticità, con transizioni fluide, che accompagnano le emozioni e predispongono lo stato d’animo al tono della scena. Il mondo emerge dalle tavole attraverso linee sottili e cromatismi che identificano ogni personaggio e l’energia innerva ogni immagine: in quelle statiche è trasmessa dagli sguardi, dalle posture dei corpi, dalla disposizione degli elementi; in quelle dinamiche, emerge dalle inquadrature, dalla resa dello spazio attraverso il punto di vista. Esemplare la scena della fuga del marsupilami dall’aula scolastica: la tensione si accumula di tavola in tavola ed esplode nello scatto della bestia, che si catapulta fuori dalla finestra in una pioggia di frammenti di vetro (Fig. 2); da qui l’inseguimento, che ci trascina sul grande albero del giardino della scuola, con il protagonista François che salva l’animale rimasto appeso per il collo. La frenesia, il senso di urgenza e pericolo nascono precisamente dalla scelta del punto di vista: l’uscita del marsupilami ripresa dall’esterno, di tre quarti dal basso; i professori che aiutano François visti dall’alto (più o meno in accordo allo sguardo del ragazzo), con una prospettiva spinta che esalta il senso di vertigine e, ovviamente, le onomatopee e le dimensioni dei caratteri che indicano le grida dei personaggi. Questa scena fiammeggiante di dinamismo accelerato pieno di suoni è divisa in due parti da una tavola costruita con il silenzio e il tempo rallentato: il marsupilami tenta di saltare dall’albero dove si è rifugiato a un canestro del campetto di basket; si slancia – corpo completamente disteso, ripreso da terra, sfondo bianco che rende il silenzio -, ma il manico della lunga corda usata come guinzaglio si incastra in un ramo. Il volo, potente ed elegante, è bruscamente interrotto e il povero animale penzola dall’albero con la corda che gli stringe il collo. È un’immagine inquietante, che parla di morte e che rimanda alla tragedia da cui il racconto muove e della quale racconta gli strascichi.

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Fig. 3. Zidrou, Frank Pé, La Bête, Dupuis, p. 106.
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Fig. 4. Zidrou, Frank Pé, La Bête, Dupuis, p. 1.

Strascichi di odio e risonanze

Belgio, 1955: le ferite e le lacerazioni della guerra sono ancora dolorose: durante l’occupazione, il Belgio era stato diviso in due parti: quella fiamminga era diventata parte del Terzo Reich, mentre quella vallone era territorio occupato (una distinzione che ancora riverbera nelle sfumature neo-naziste dell’estrema destra fiamminga). Il protagonista, François, è un bambino nato durante l’occupazione: figlio di una ragazza fiamminga, Jeanne van den Bosche, e di un soldato tedesco, è per questo perseguitato dai bulli della scuola che frequenta. Allo stesso modo, Jeanne è una reietta sociale: il disprezzo nei suoi confronti mescola la condanna per la connivenza con l’occupante, la generica ostilità vallone verso i fiamminghi, tutto speziato con la piccola paura delle signore di mezza età verso la giovane potenziale ruba uomini. Nelle pagine del volume, attorno a François e Jeanne turbina un mondo intriso di passioni: affetti, odi, meschinità e amori muovono ogni azione, ogni dialogo: dal goffo corteggiamento di Jeanne da parte del professor Boniface (il cui viso richiama quello di Franquin) agli scoppi di ira del preside della scuola; dalle zuffe e i pestaggi fra i ragazzi agli atteggiamenti di ogni personaggio, adulto o bambino che sia, ad ogni loro dialogo. Ognuno di loro ha una caratterizzazione visiva specifica: lontana dal realismo, non diventa mai caricaturale, nonostante volti e corpi siano spesso portati sulla tavola secondo modi tipici della caricatura. Tutto è delineato con morbidezza e avvolto in una luce ocra che certo trasmette il senso di tempo lontano, ma non smorza bensì amplifica le tensioni; le figure umane dominano largamente gli spazi delle immagini, che sia per la scelta dell’inquadratura ravvicinata o per il loro affollarsi quando il piano si allarga e diventa campo. Questa intensa commedia delle passioni è aperta e cadenzata da spettacolari squarci di paesaggi, spesso a tavola intera, che, al di là della spettacolarità, hanno sempre una funzione espressionista, marcando l’atmosfera delle scene.

Nel suo raccontare un’epoca critica per la nazione belga, La Bête richiama immancabilmente lo Spirou di Emile Bravo, il cui racconto attraversa il periodo dell’occupazione: in entrambe le opere, il mondo di Spirou è portato sulla pagina con uno stile lontano da quello tradizionale e utilizzato come reagente per raccontare piccole storie che emergono dalla Storia. Il secondo volume dell’epopea è atteso per il 2021.

Abbiamo parlato di:
La Bête
Zidrou, Frank Pé
Dupuis, 2020
156 pagine, cartonato, colore – 24,95 €
ISBN: 9791034738212

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