
Vale la pena sottolineare subito che Wazem e Peeters confermano l’ottima impressione suscitata nei primi due episodi: la storia si dipana con efficacia e naturalezza, offrendo una combinazione equilibrata di suspense, colpi di scena, divertimento ed ulteriori spunti narrativi.
Koma è una storia di ricerche, dove ogni ritrovamento è punto di partenza per un’altra ricerca, un’altra avventura attraverso i misteri legati allo scenario ed ai personaggi, che ci aspettiamo avere un collegamento, od almeno uno scioglimento comune. Wazem e Peeters raccontano l’esplorazione di un mondo diverso dal nostro in maniera sottile ed inquietante, come un riflesso leggermente deforme, che assume tinte sempre più fosche, via via che le differenze si rivelano nella loro profondità. Se nei precedenti episodi avevamo scoperto che un minaccioso e burocratico Stato rinchiudeva delinquenti ed emarginati (ma anche semplicemente gli sfortunati) in campi di lavoro sotterranei, a scavare gallerie verso nessuno sapeva dire che cosa, ora scopriamo che quei lavori seguono un progetto ed un obiettivo preciso, definito, pero’, ad un livello superiore, o più interno, dell’apparato statale, dal cui punto di vista sono semplici pedine non solo i prigionieri, ma anche i funzionari di livello inferiore, quelli che interagiscono con i cittadini. Nemmeno loro conoscono motivazioni e fini della macchina di cui sono ingranaggi ed anzi rischiano di essere sostituiti non appena smarriscano il sincronismo con gli altri meccanismi. Questo è quanto scopre a proprie spese il commissario che aveva fatto incarcerare il padre di Addidas: il componente meccanico/burocratico di cui faceva parte ha improvvisamente mutato velocità: una coppia dei più classici uomini neri, regolatori efficienti e minacciosi compaiono nella sua vita e ne variano tutti gli equilibri, distruggendola.
Addidas, invece, in una strana casa sulla roccia in mezzo ad una campagna sconosciuta, dove ha trovato asilo (temporaneo? Illusorio?), scopre che la sua stessa malattia (il koma, che dà titolo alla storia) è qualcosa di meno semplice di una patologia, sebbene indecifrabile alla medicina: fa parte di un qualche disegno? E questo può essere legato a ciò che ha scoperto insieme a Jim, il figlio dello spazzacamino rivale di suo padre?

E sostanzialmente efficace è anche la svolta proposta nel quarto episodio, “L’hotel“, dove la vicenda vira su toni decisamente cupi, compaiono gli uomini neri, efficienti e sadici, ben addentro a tutti quei misteri di cui attendiamo svelamento, mentre Addidas e compagni si spostano in una strana campagna, che sembra ai limiti fra realtà concreta e sogno (non a caso, forse, l’hotel ricorda la “gaimaniana” “Locanda alla fine dei mondi“). La parte finale, ambientata appunto in quel fantastico albergo, apre il contesto della intera storia in maniera imprevista: è un nuovo punto di partenza, un rilancio spiazzante, che, oltre ad alzare il livello delle aspettative suscita anche una vaga perplessità, in quanto le domande che nascono da queste pagine riguardano la natura stessa della ambientazione della vicenda.
Nota finale per la realizzazione grafica dell’opera: in Koma l’integrazione testi/immagine è così perfetta da rendere impossibile separare l’aspetto di narrazione scritta dalla sua raffigurazione; in questo senso, se non suonasse in realtà come uno svilimento, viene la tentazione di usare l’aggettivo “cinematografico”. Limitiamoci allora a goderci, in seconda lettura, l’utilizzo di campi e controcampi, il gioco di cambio di piano, che, all’interno di una griglia sostanzialmente classica, riescono a creare un dinamismo naturale, che guida la lettura, senza mai apparire gratuito virtuosismo.
Riferimenti:
ReNoir Comics: www.renoircomics.it
Recensione de Koma #1 – La voce dei camini








