
Coconino Press ha ristampato in un unico, corposo volume una delle opere più famose di Suehiro Maruo, Il vampiro che ride. Il contenuto è formato dalla storia omonima e da il Vampiro che ride – Paradiso, a cui si aggiunge il brevissimo prequel Il Vampiro che piange, tutti realizzati dall’autore giapponese tra il 1998 e il 2003.
Maruo è un autore le cui opere rientrano nel genere dell’ero-guro e si è imposto nel mondo del fumetto per la sua combinazione di grottesco, morboso e splatter in equilibrio tra sospensione, tocchi poetici e crudeltà, sia nello stile grafico che nelle sue narrazioni.
Ne Il Vampiro che ride racconta la storia di Konosuke, ragazzo che frequenta le scuole medie e che viene tramutato in vampiro dalla creatura chiamata Donna Cammello, a sua volta diventata un essere soprannaturale ed ematofago dopo essere stata giustiziata secoli prima per pura superstizione a causa del suo aspetto deforme.
Konosuke conosce Luna, una compagna timida e fragile che decide di rendere un vampiro come lui. Ma se loro sono mostri assetati di sangue per soddisfare un bisogno che fa parte della loro nuova condizione fisiologica, il vero orrore è perpetrato dagli esseri umani che li circondano, in un mondo in cui violenza, crimine, abuso, prostituzione minorile e sfruttamento sono all’ordine del giorno e dove un ragazzo dall’apparenza mite e normale come Sotoo può sviluppare una morbosa propensione alla piromania e all’omicidio.
Il tratto di Maruo è pulito e i suoi volti, soprattutto quelli delle figure più giovani, appaiono diafani: pochi elementi per tracciare i connotati che lasciano il bianco a dominare. Espressioni, emozioni e caratteri trovano però ampio spazio in una recitazione che punta al grottesco. Urla, rabbia, divertimento si tramutano in bocche ghignanti, occhi spiritati e volti inquietanti, esasperati ma senza scadere nella vera esagerazione o nella caricatura.
E come accade ai volti, in questa storia così nera, è sempre il bianco a dominare sulla tavola. Anche i retini, molto presenti soprattutto per sfondi e texture degli abiti, sembrano lavorare soprattutto per fare emergere quel bianco spettrale che ci porta non tanto in una dimensione di realtà onirica, quanto piuttosto di vacuità e vuoto. C’è una costante sensazione spettrale e di inconsistenza, in contrasto con la feroce fisicità di corpi e sangue, nella quale Maruo indugia in un realismo crudo ed esplicito mostrando minuziosi dettagli corporali e organici. Quello che stiamo osservando, questo riflesso della nostra realtà, non è l’espressione di un mondo dominato dall’orrore e dalla violenza, ma è un mondo che diventa tale perché dominato da un’assenza, quella di un qualsiasi senso di empatia tra gli esseri umani. E lì dove l’empatia è annichilita, allora in quel buco vuoto non può che trovare spazio il sopruso, la carne, la violenza.
La sensazione di rarefazione del suo modo di raccontare, sia estetica che narrativa, si manifesta anche nella peculiare relazione tra l’autore e il tempo. C’è un andamento che evoca una costante dilatazione, uno scorrere del tempo che, come tutto il resto, perde di senso e di misura. Anche nei momenti più concitati di scontri e scene d’azione, spessissimo l’autore usa l’escamotage di moltiplicare volti e arti che compiono i movimenti, generando un ipnotico e a tratti disturbante effetto di rallenty.
Il risultato è una miscela inquietante, profondamente disturbante eppure – almeno in questo caso – magnetica.

Ci sono alcuni elementi nelle tavole di Maruo che sembrano evocare persino qualche reminiscenza da shojo manga con la natura, immagini floreali e svolazzi che entrano in gioco in alcuni passaggi, in un forte contrasto con le situazioni ma allo stesso tempo una dichiarazione di quanto sia comunque il tema dei sentimenti a dominare nella storia, seppure in una chiave pervertita da un mondo sporco.
La crudeltà, il gusto per il bondage che emerge qui e lì (e che l’autore manifesta in maniere più decise in altre opere), il morboso, il sesso e le perversioni non sono un semplice atto voyeristico né coltivano la ricerca di scandalizzare o disturbare il lettore per il solo gusto di farlo, ma diventano un potente veicolo per raccontare un contesto, una realtà e una società.
C’è un costante senso di rarefazione tra le pagine, che porta all’estremo un senso di scollamento dal reale che racconta con grande potenza il disagio di un’intera generazione che ha perso completamente fiducia nella precedente rappresentata dai propri genitori e dalla società che hanno costruito, e che fatica a trovare prospettive per il proprio futuro. Un mondo in cui gli adulti non possono che apparire come figure assenti e diafane o come abusanti predatori.
La reazione non può allora che essere una ribellione che assume molte forme, come quella dell’egoismo e della violenza perpetrata dai vampiri della storia, due ragazzi fragili che reagiscono ai soprusi di cui la loro stessa nature mite li aveva resi bersaglio. Gli altri loro coetanei si adeguano alla crisi di valori trasformandosi a loro volta in merce (vendendo il proprio corpo) o violenta anarchia (creando gang di teppisti). È l’umanità quella che ha dimenticato il senso stesso del termine che la definisce, quell'”umanità” che dovrebbe appunto incarnare il concetto di emozioni e relazioni, di empatia. In queste storie, Maruo ci mostra in fondo come gli unici che paiono capaci di creare reali relazioni “umane” siano i vampiri protagonisti. In tutta la sua perversione e mostruosità, il rapporto tra Konosuke e la Donna Cammello ad esempio non manca di elementi materni e di una relazione che, seppur pervertita, sa di famiglia.
Nel corso delle pagine Maruo semina anche diversi riferimenti letterari e cinematografici. Ad esempio ne Il Vampiro che ride – Paradiso, prendiamo parte alle serate di un perverso club frequentato da uomini e donne dell’alta società e, in incognito, anche da vampiri. È uno scenario tra Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick e il racconto La Pantomima della Morte rossa di Edgar Allan Poe (con tocchi delle sua interpretazione cinematografica ad opera di Roger Corman con protagonista Vincent Price), in cui Konosuke si presenta indossando il costume e la maschera del Fantasma dell’Opera dell’omonimo film del 1925.
Se è vero che Maruo sta sviscerando, sezionando e denunciando la propria contemporaneità, ovvero quella del Giappone a cavallo del nuovo millennio e post boom economico, il disagio e le frustrazioni che racconta possono riverberare e trovare punti di contatto anche con il periodo presente e con una generazione che si trova defraudata del proprio futuro, fatto di incertezze e condizioni destabilizzanti proprio a causa delle generazioni che li hanno preceduti. Perché Il vampiro che ride racconta di una realtà che anestetizza le componenti più umane della società e che ci lascia spettatori di un mondo che lentamente sembra perdere di senso.
Abbiamo parlato di:
Il vampiro che ride – Integrale
Suehiro Maruo
Traduzione di Midori Yamane e Dario Sevieri
Coconino Press, 2024
520 pagine, brossurato, bianco e nero e colore – 24,00 €
ISBN: 9788876185953
