I Giochi innocenti di Dylan Dog e Paola Barbato

I Giochi innocenti di Dylan Dog e Paola Barbato
Il disagio che da sottofondo diventa un frastuono: Barbato e Martinello regalano un Dylan Dog dalle tinte forti, con accanto Rania, sempre più protagonista.

La copertina realizzata da per Dylan Dog #414, Giochi innocenti, oltre a confermare il talento del disegnatore milanese classe 1982, racconta molto dell’albo. Rania appare in primo piano rispetto a Dylan Dog, mentre alle loro spalle una figura minacciosa, un demone che molto ricorda il coniglio di Donnie Darko, li sovrasta. Attorno a loro un paesaggio apparentemente familiare, ma confuso come avviene nei sogni e una tonalità acida che annuncia uno stato angoscia che sarà la misura dell’albo.

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Anche l’accompagnamento musicale suggerito in presentazione dell’albo dal curatore , lost themes III alive after death di John Carpenter, predispone l’animo a un disagio che spinge alla lettura.
L’incontro tra bianco e nero, dal quale sono gli scuri a emergere con prepotenza, e l’opportuno inserimento di grigi, a cui sono affidati i flash back, accompagnano senza sbavature la partitura prevista da Paola Barbato.

L’incipit regala uno scorcio di quotidianità nel quale Dylan e Groucho, entrambi immersi nella lettura, sembrano decisi a lasciare scorrere una sonnecchiante domenica lontana da incubi da indagare.
L’equilibrio, precario, è interrotto dall’arrivo di un video: una bambina, che si scoprirà essere figlia di amici di Rania, vuole ingaggiare l’indagatore dell’incubo perché ha un mostro che le parla nella stanza.
Uno scherzo probabilmente, che diventa credibile quando Dylan e Rania hanno la conferma della sua misteriosa scomparsa.

Lo sviluppo del racconto mette al centro proprio il sergente Rania Rakim. La poliziotta, che in questo ciclo di storie è per Dylan anche un amore sfuggito, la sua ex moglie, sta acquisendo una tridimensionalità sempre maggiore. Entrambi hanno ovviamente a cuore l’indagine ma il percorso di Rania la costringe a un approccio più personale.
Mentre Dylan mette da parte la sua proverbiale fortuna per affidarsi a un’indagine più coerente, per Rania la questione non è personale solo perché la bimba scomparsa che avvia l’indagine è a lei vicina, ma anche perché gli eventi attuali la riportano a un vecchio dolore, quando a sparire fu sua sorella. Svelare il mistero di alcuni bimbi scomparsi è quindi una necessità che va ben oltre gli obblighi professionali.

L’occasione fornita è quella di raccontare parte del passato del sergente, ma soprattutto per fare emergere alcuni aspetti del personaggio che le danno spessore.
Rania è una donna fragile eppure caparbia, che fatica nei rapporti, non solo con Dylan, ma è allo stesso tempo decisa, una figura capace di ritagliarsi uno spazio importante e alla quale sia Barbato che il disegnatore si dedicano molto per caratterizzarla in modo completo.

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Nel gioco dei passaggi di ruolo orchestrato da Recchioni, con Bloch elevato al ruolo di padre, Rania diventa la controparte ideale occupando gli spazi liberatasi dalla promozione a sovrintendente dello storico ispettore.
Un personaggio al quale è facile affezionarsi, capace di crescere un albo dopo l’altro e che in questo mostra un cambio di passo che potrebbe essere importante per il suo impiego futuro.
Scettica, sagace – sempre ottimi i dialoghi tra lei e l’ex marito nei quali emerge un Dylan tutt’altro che inguaribile dongiovanni – ma allo stesso tempo pronta ad intervenire tempestivamente come Bloch e Groucho. La donna si rivela un personaggio utile a creare per Dylan i presupposti per costruire una relazione più matura con le donne, siano esse clienti o compagne.

Per quanto riguarda la storia, ancora una volta entra negli incubi del protagonista costringendolo a fare i conti con le proprie certezze per un’indagine in cui bene e male si confondono; anche Dylan è costretto a una scelta dolorosa per poter fare la cosa giusta.
È facile osservare nella sceneggiatura la volontà di attingere alle suggestioni offerte dal rapporto tra Peter Pan e i bambini perduti, quello che cambia è il tono del racconto, decisamente horror soprattutto nelle domande che impone.
Ai bambini rapiti non viene offerto uno spazio ludico e spensierato, ma un contesto ben più inquietante nel quale a dominare non è la loro presunta innocenza come assenza di colpa, ma la mancanza di morale che confonde bene e male, giusto e sbagliato e che li espone a un abisso nel quale precipitare.
L’innocenza non è necessariamente ambizione al bene ma anche propensione a fare il male. Lo stato di angoscia, avvertito come un rumore di fondo a inizio albo, proprio a causa delle implicazioni che l’albo pone, esplode mano a mano che la storia si risolve.
Per i due protagonisti dell’albo rappresenta un percorso di incroci che porta la poliziotta a fare pace con i suoi fantasmi e Dylan a guardare ai propri. Nella lettura a più livelli è poi possibile indagare sull’aspetto metaforico del racconto, sulla reale natura dei mostri e come il finale apra uno scenario interessante su un evento passato e poi rimosso da Dylan Dog.

In merito alla resa visiva, in tutto il racconto non mancano primi piani che svelano lo stato d’animo dei protagonisti e la centralità data a Rania è sottolineata da cura dei dettagli e inquadrature. Colpisce per pathos e dinamismo una sofferta corsa in moto.
La gabbia, rispettata all’inizio, viene sfilacciata a ogni passo che porta alla soluzione del caso, ogni nuova rivelazione sembra avere l’effetto di indebolirla, fino alla sua completa demolizione quando il mistero viene svelato e il racconto precipita nell’orrore.
La pagina che chiude il climax è ricca al punto da offrire nuovi dettagli a ogni passaggio. Allo stesso modo il ricomporsi della gabbia, che diventa per Rania l’abbraccio che la donna cercava da tempo, segna ritorno alla normalità.
L’epilogo tocca alla voce narrante di Dylan Dog, con le immagini che lo accompagnano a un finale che lo avvicina alle giovani vittime soccorse da lui e Rania.

Un albo che parte da uno spunto persino banale, il mostro sotto il letto che rapisce i bambini, per poi diventare qualcosa d’altro, fino immergere il lettore in una storia che disturba.
L’occasione per svelare dettagli su Rania si dimostra essere anche l’opportunità per indagare lati nascosti di Dylan, il tutto accompagnato dall’attenzione di nel dare alle immagini la giusta cadenza.

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Abbiamo parlato di:
Dylan Dog #414 – Giochi innocenti
Paola Barbato,
Editore, febbraio 2021
96 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,90 €
ISSN: 97711215800009

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