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  • HoxPox: divertissement su un nome

    HoxPox: divertissement su un nome
    Cosa può nascondere un nome? Riflessioni semiserie sulla doppia serie House of X/Power of X di Jonathan Hickman e i rischi di sovrainterpretazione.
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    Disclaimer: quanto segue è un divertissement, non un’analisi critica e intende segnalare come anche giocando e passando per false vie si può alla fine trovare indicazioni interessanti.

    “HoxPox” è l’abbreviazione diffusa per la doppia serie House of X/Power of X scritta da : ma se la consideriamo un gioco di parole, scopriamo che ci offre l’opportunità di alcune riflessioni sui mutanti, la loro percezione del e da parte del mondo non mutante.
    Partiamo dal suono: richiama quello di “hocus pocus”, formula pseudo magica, che, cita Wikipedia, secondo il reverendo John Tillotson deriva dall’espressione “hic est corpus” (“qui è il corpo”) usata durante la cerimonia dell’eucaristia per segnalare la transustanziazione. Ecco quindi un riferimento al magico da baraccone e alla trasformazione da materia ordinaria a divinità.

    Da parte sua, la parola “HoxPox” mette in fila due concetti che hanno a che fare con l’evoluzione e il rapporto con le malattie: “Hox” è un tipo di geni molto particolari e “pox” è il nome generico delle malattie esantematiche, ma “the pox” è la sifilide.
    I geni Hox fanno parte del cosiddetto “omeobox” degli animali, cioè della sequenza di DNA che gestisce i geni coinvolti nella regolazione dei processi di sviluppo (morfogenesi). Gli Hox regolano la trascrizione di geni che sono coinvolti nello sviluppo delle varie parti del corpo e una loro mutazione può portare a fenomeni di omeosi, cioè allo sviluppo di un elemento del corpo al posto di un altro. Due esempi, tratti dagli studi sul moscerino della frutta (Drosophila), possono aiutare ad afferrare il punto l’espressione errata del gene Antp (Antennapedia), che fa sì che quella che dovrebbe svilupparsi come antenna si sviluppi invece come gamba; una perdita di geni Ubx (Ultrabithorax, che regolano lo sviluppo del torace) comporta lo sviluppo di ali nel terzo segmento toracico, al posto di altri organi.

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    Dendrogramma che rappresenta l’evoluzione dei cluster Hox. Tratto da
    Lappin TR, Grier DG, Thompson A, Halliday HL. HOX genes: seductive science, mysterious mechanisms. The Ulster Medical Journal. 2006 Jan;75(1):23-31.

    La sifilide è una malattia di origine batterica (Treponema pallidum) trasmessa sessualmente, caratterizzata oltre che da deturpazioni del corpo in forma di macchie o escrescenze (si ricordi La carriera di un libertino di William Hogarth), dalla trasmissione ai neonati, dalla lunghissima incubazione e dallo stigma morale delle vittime, poiché la sua contrazione era associata a condotte sessuali socialmente condannate. Per farsi un’idea, si pensi che la realizzazione e distribuzione del Salvarsan, primo farmaco che consentì la cura della sifilide, scoperto nel 1908 da Paul Elrich, fu accompagnata dalla protesta di alcune associazioni, che nella cura vedevano il venir meno della punizione dei comportamenti libertini.

    Se ora mettiamo tutto insieme e lo incrociamo con quanto leggiamo nel racconto di Hickman, possiamo dire che l’espressione “HoxPox”:
    attraverso il suono offre una sfumatura ironica (la magia da baraccone) e un riferimento allo status di divinità dei mutanti (in accordo a quanto afferma Magneto al termine di HoxPox #1);
    – con “Hox” allude all’evoluzione: alle radici genetiche delle mutazioni, alla plasticità dei fenotipi, al processo di speciazione, per cui alla fine, i mutanti (Homo superior) costituiranno una specie diversa dai Sapiens (quindi non ibridabile, separata, autonoma); questo a sua volta richiama situazioni simili verificatesi nel passato fra varie specie Homo, sulla cui soluzione ci sono varie ipotesi in campo, dalla sostituzione all’assorbimento, passando per lo sterminio;
    “Pox” ricorda il fatto che lo stato di mutante è uno stigma: i mutanti sono largamente disprezzati, magari per paura, dai Sapiens, che li vedono non solo come deformazioni, ma anche (vedi punto precedente) come possibile specie rivale.

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    Disposizione dei geni Hox nel genoma della drosophila e dei mammiferi. Tratto da: Yasushi Taniguchi, “Hox Transcription Factors: Modulators of Cell-Cell and Cell-Extracellular Matrix Adhesion”, BioMed Research International, vol. 2014, Article ID 591374, 12 pages, 2014. Uno schema che ricorda da vicino le infografiche tanto usate da Hickman.

    Ribadiamo il caveat iniziale: questa non è un’analisi critica perché nessun elemento suggerisce che l’espressione “HoxPox” sia stata scelta poiché condensa tutte queste suggestioni. Come specificato, è solo un divertissement da appassionato che, in omaggio all’epiteto “True Believer”, interpreta ogni dettaglio come se custodisse una verità, incurante dei rischi di sovrainterpretazione.

    Ringraziamenti
    Ringrazio Emilio Cirri e David Padovani, che hanno letto in anteprima questo piccolo pezzo, verificando che avesse un senso; in più, Emilio ha evitato che contenesse errori grossolani dal punto di vista scientifico.

    Nota: l’immagine in evidenza è tratta da Gaunt, Stephen (2015). The significance of Hox gene collinearity. The International journal of developmental biology. 52. 10.1387/ijdb.150223sg.

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