Giuseppe Di Bernardo: di ladre, insonni e mostri

Giuseppe Di Bernardo: di ladre, insonni e mostri
Nel salottino di Stefania Vian si accomoda oggi uno scrittore che tra belle dj, ufo e cronaca nera, con la matita in mano disegna le curve di Eva Kant.

Decisi di intervistare per empatia e per la curiosità di poter spogliare una delle matite più pregiate di Diabolik.
Beh, direi che spogliarlo è stato come cercare di spogliare una matrioska: pensavo di avergli tolto la maglietta e puff, mi si riproponeva con una tutina aderente ed il passamontagna; provavo a slacciare la cintura e me lo ritrovavo con una tuta della NASA.  Più gli toglievo gli abiti e più lui si rivestiva, ma non per pudore o reticenza, ma per la complessità di un autore capace di essere un eccellente disegnatore e uno sceneggiatore con una visione a 360 gradi. La complessità ma anche la capacità di chi può essere pragmatico, con un’esuberanza visiva sia nello scrivere che nel disegnare.
Sarei stata giorni interi a chiedergli del suo lavoro non avessi dovuto chiudere l’intervista. Di Bernardo è un autore completo che ha reso la sua passione un vero e proprio lavoro alla continua ricerca della verità.

evasexyBenvenuto Giuseppe nello spazio nudo, mettiti comodo che devo entrare nella tua parte introspettiva.
Grazie dell’ospitalità! Mmm… il lettino è comodo. Posso chiudere gli occhi? Prometto di non addormentarmi.

Hai voglia di fare un gioco con me?
Chiedetemi di rinunciare a tutto ma non a giocare. Quindi, accetto la proposta.

Spoglieresti verbalmente Eva Kant? Si, insomma, lei che è sempre così sciccosamente vestita… tu che la conosci bene nelle sue forme e posizioni, faccela immaginare nella sua intimità.
Rispondendo a questa domanda potrei rischiare il licenziamento e, in seconda battuta, una pugnalata di Diabolik, ma cercherò di evitare il peggio. Eva è la personificazione del gusto e dell’eleganza. Centinaia di avventure e non è mai stata neanche lontanamente volgare, mai eccessiva. E pensa che è nata quando imperversavano le maggiorate con le pettinature cotonate. Il volto di Grace Kelly e il fisico e l’eleganza di Audrey Hepburn, mi dicevano in redazione quando ho iniziato a disegnarla. Il merito è certamente delle sue creatrici, Angela e Luciana Giussani, due donne incredibilmente avanti rispetto al loro tempo. Per me non è stato facile, le mie donne di china sono tendenzialmente più morbide e psicologicamente tormentate. Come sia Eva nello “spazio bianco” che intercorre tra vignetta e vignetta posso solo immaginarlo: sempre impeccabile, sempre al top, ma sono sicuro che con Diabolik, magari dopo un bel colpo andato alla grande, tolga gli ormeggi e salpi per il mare della passione.

80tav diabolikCosa gli toglieresti per prima cosa? 
Tu vuoi proprio che il suo compagno mi sgozzi, eh? Non so cosa salterebbe via per prima cosa (probabilmente un mio dente), ma l’importante è il come, la spinta, la motivazione, il desiderio. Anche togliere un paio di occhiali può essere una azione tremendamente intima ed eccitante. Però, a pensarci bene, la prima cosa che farei è scioglierle i capelli.

Ok, ma senza che Diabolik senta, qual è la parte anatomica di Eva che più ti piace disegnare?
Guarda che Lui ha il microfono direzionale e può comunque ascoltarmi! Vabbè, correrò il rischio e rispondo. Oscar Wilde diceva che un fondoschiena ben fatto è l’unico legame tra Arte e Natura. Ecco io sono molto d’accordo. Appena l’inquadratura me lo permette, cerco di valorizzare questo aspetto di Eva. Sempre con eleganza, naturalmente.

Alla fine, dopo tutti questi anni nel disegnare Diabolik, ti ci ritrovi un po’ dentro al personaggio o sei costretto a prenderne le distanze per poterlo disegnare meglio?
Il personaggio che preferisco disegnare è Ginko. Con Diabolik ho ancora qualche problema perché le sue espressioni sono due: con il coltello e senza. Fortunatamente il suo sguardo magnetico mi tira sempre via dagli impicci. È come il nero, sta su tutto. Dopo diciott’anni sto ancora cercando di prendere dimestichezza con il Re del Terrore. Credo sia soprattutto timore reverenziale. Vorrei padroneggiarlo con l’eleganza del compianto maestro Zaniboni. Speriamo di arrivarci anche se inizio ad essere ormai attempatello.

insonneChe rapporto hai con il sonno? Disegni di notte o di giorno?
Io ho sempre sonno! Di solito disegno fino alle 1 o le 2 del mattino ma poi fino alle 9-10 non mi vedi. Vorrei tanto essere uno di quelli a cui bastano quattro ore di sonno! Comunque disegnare la sera e la notte mi è sempre piaciuto. Nessuno che ti telefona, la quiete e il fascino delle tenebre.

Per questo è nato L’Insonne?
E’ nata tanti anni fa per la mia passione per il genere mystery e per il mondo della radio. Si è sviluppata parlandone con Andrea Polidori nelle nostre nottate alcoliche e fumose dei vent’anni e poi si è concretizzata sulla carta alla prima occasione buona. In effetti sono stato molto fortunato perché a ventitré anni avevo la prima serie bonellide in edicola. Saranno tre alla fine, o almeno fino ad oggi, perché oltre L’Insonne ho pubblicato Cornelio delitti d’autore, con Carlo Lucarelli e Mauro Smocovich e nel 2011 la serie complottistica The Secret. Ma Desdemona è sempre la prima nel mio cuore.

Desdemona è una donna affascinante, anche se molto diversa da Eva. Con chi ti senti più a tuo agio?
Diverse, ma secondo me potrebbero diventare amiche. Desdemona apprezzerebbe paradossalmente l’onestà intellettuale di Eva e i suoi modi. Desdemona ha un carattere più esplosivo, più sanguigno, mentre Eva è fredda e controllata anche se ha un grande cuore. Sai che Desdemona e Diabolik si sono incrociati in un albetto? Si intitolava Lui ed è stato realizzato dal Diabolik Club con testi di Francesco Polizzo e disegni di Alberto Gallo. Tornando alla tua domanda, mi trovo più a mio agio con Desdemona, visto che è la mia figlia biologica o, meglio, editoriale. Quando scrivo le sue storie (e ne ho scritte tantissime, perché oltre alla serie regolare c’è un romanzo e svariate storie brevi) mi accorgo che ha una vita propria, un carattere preciso, un modo di reagire ormai tutto suo. Probabilmente, anzi certamente, è una parte di me che emerge e prende il sopravvento. E poi c’è una fondamentale differenza tra queste due donne della mia vita: Desdemona la scrivo, mentre Eva la disegno. So che questa mia dualità è difficile da capire e confonde. Anche i colleghi non sanno bene come classificarmi. Sono un disegnatore che ogni tanto sceneggia o sono uno scrittore che vive facendo il disegnatore? Una volta, un collega che oggi ci ha prematuramente lasciati, me lo confessò: “Per i colleghi non sei né carne né pesce, non sanno come classificarti. Come disegnatore sei bravo, ma non sei un top. Per gli sceneggiatori, come disegnatore sei pure “pericoloso” e non ti coinvolgono perché potresti occupare il loro spazio“. Fu una confessione rivelatrice che spiegava tante cose.

Avendo disegnato per tanti anni Diabolik hai dovuto mantenere un segno convenzionale, con L’Insonne hai sperimentato nuovi modi di disegnare, inquadrare, raccontare ed emozionare i lettori? Quanto ti è pesato oppure sai gestire le personalità molteplici che ti caratterizzano?
Su Diabolik ho cercato di usare un disegno tradizionale, che comunque sento mio, ma sfruttando qualche soluzione di regia più contemporanea. Va detto che, negli ultimi anni, lo stile grafico di Diabolik si è un po’ attualizzato pur restando nei binari della tradizione. Di Desdemona ho solo disegnato un episodio nel 1995 e un paio di storie brev: so che sembra assurdo ma non mi piace disegnarla. Preferisco che lo facciano altri, disegnatori che scelgo e con cui mi relaziono. È un bellissimo modo per crescere come autore e variare il punto di vista sul personaggio. Quando scrivo le storie di Desdemona le immagino disegnate da Michela Da Sacco. Michela ha dato un carattere e una forza a Desdemona che io non sarei mai riuscito a darle. Mai. Lo so che è strano, ma l’espressione artistica è come il sesso: ognuno ha i suoi gusti. Come disegnatore non ho ancora avuto l’occasione di sperimentare. Purtroppo non sono uno di quegli autori fortunati che possono permettersi di fare quel che gli piace perché tanto hanno una famiglia che li sostiene. A vent’anni mi è stato detto: “Ciccio, guadagnati da vivere. Se puoi farti la spesa e pagarti il mutuo coi fumetti, bene, altrimenti vai a fare un lavoro vero“. Mi spiego? C’è poco da scherzare se non sei cresciuto tra coccole e sostegno. Ogni tanto qualcuno si stupisce della mia perseveranza. Non sono cocciuto, sono abituato a correre e a cinquant’anni sono ancora parecchio incazzato.

eva hengerNegli anni ’90 hai disegnato dei racconti erotici nella rivista SELEN e hai fatto anche un fumetto per Riccardo Schicchi ed Eva Henger.
Sì, ho soprattutto lavorato per la rivista della splendida Selen, al secolo Luce, pubblicata dall’editore Trentini. Per Riccardo Schicchi ho disegnato, con Jacopo Brandi su idea di Marco Bianchini, una storia dal titolo Le avventure ermetiche di Eva Henger, che veniva pubblicata a puntate sulle riviste per adulti di Diva Futura. Le tavole erano belle e ogni tanto penso che potrei raccoglierle in un libro. L’unico problema è che mancano le pagine finali e chissà che fine ha fatto la sceneggiatura…
Sulla mia avventura con il re del porno italiano posso raccontarti un aneddoto. Con Jacopo Brandi andammo a Roma a trovarlo in ufficio. Lui, gentilissimo, ci accolse e ci disse: “Venite, ragazzi, vi faccio vedere lo spettacolo“. Jacopo e io ci guardammo preoccupati temendo di trovarci improvvisamente sul set di un porno, ma in realtà lo spettacolo che Riccardo voleva mostrarci era sì, il set, ma il set completamente bruciato, visto che uno spasimante respinto di Eva si era vendicato, pare, in modo pesante incendiando tutto. Un tipo focoso.

Questa esperienza un po’ porno cosa ti ha lasciato? Ti sei fatto la mano a disegnare corpi femminili?
Femminili per diletto, maschili per lavoro. Indubbiamente sì, è stata un’ottima palestra, anche se sono di una generazione che non ha avuto l’occasione di sgrezzarsi sui pocket degli anni ‘70 tipo Ediperiodici. Quelli erano una grande palestra perché c’era anche la necessità di correre con le consegne e io credo che si impari soprattutto sotto pressione. Poi di certo non era un tipo di lavoro che ti deprimeva e ti lasciava stremato quando rincasavi. Insomma, per capirsi, era un tipo di lavoro che era un bene mentalmente “portarsi a casa”. La pubblicazione che ricordo con più simpatia, però, era un albetto spillato, piccolino, di poche pagine. Lo avevo intitolato Mai meno di tre perché avevo iniziato per piacere a disegnare gioiosi threesome (all’epoca non sapevo neppure che si chiamassero così) e all’editore Trentini venne in mente di raccoglierli in un volumetto. Siccome serviva un testo di accompagnamento, passai la palla al mio sceneggiatore di allora che era Andrea Polidori (co-autore de L’Insonne) il quale di volta in volta, ispirandosi alla scenetta disegnata, inventava una storiella erotica. Sono stati anni spassosi e piccanti.

Il tuo ultimo lavoro è la graphic novel sul mostro di Firenze: se ti chiedessi di spogliarmi il mostro, che cosa salterebbe fuori?
Soprattutto ho cercato di spogliarlo dalle false convinzioni che abbiamo di lui. Questo individuo sembrava infallibile, imprendibile, quasi sovrumano, diabolico e si è finito per immaginarlo con più capacità di quelle che aveva davvero. Era abile in quello che faceva, ma soprattutto noi eravamo impreparati, un po’ come lo siamo oggi con questo Corona Virus. Ha sfruttato l’effetto sorpresa, ha recitato la sua parte ed è sparito nel buio che lo aveva generato. La polizia e la stampa hanno riversato su di lui le false convinzioni che avevano all’epoca sugli assassini seriali, stereotipi che arrivavano soprattutto dal cinema e che negli anni si sono rivelati falsi: l’assassino che non riesce a fermarsi, l’idea del ginecologo pazzo, il fatto che ci dovesse essere un trauma scatenante nella mente del killer o la ricerca ossessiva di complicate motivazioni psicologiche. Era il tentativo della società di trovare una causa nelle gesta dell’assassino, di comprenderlo. La verità è che certi individui fanno quello che fanno semplicemente perché gli piace.

IMG_7033Sicuramente un individuo che aveva un brutto rapporto con le donne e morboso con la madre.
Certamente le disprezzava, basti pensare al tralcio di vite inserito nell’intimo della vittima del 1974. Il tralcio, però, era appoggiato, non spinto con forza. Quello che muoveva la mano del killer non era una pulsione sessuale, perché la ragazza non aveva lacerazioni. In altri casi gli assassini fanno enormi danni quando praticano questo tipo di surrogato sessuale, mentre in questo caso ha solo un significato simbolico, secondo me di scherno, di offesa all’immagine di quella povera ragazza. La pulsione dell’assassino si era già placata nelle 96 coltellate che le aveva inflitto, alcune mortali ben indirizzate al cuore, altre lievi, come a saggiare la consistenza della sua carne. Quelle coltellate superflue negli omicidi successivi poi spariscono, per lasciare spazio alle escissioni pubiche e del seno. Mutilazioni che, a mio parere, sono accessorie, sono solo una spaventosa firma del killer. Quello che gli dava piacere era ritrovarsi il giorno dopo sulla prima pagina dei giornali e nelle edizioni straordinarie dei TG.

Un’altra tua passione oltre al mistero, all’indagine e all’esoterico, so che sono gli UFO.
E ho un sacco di altre passioni più inconfessabili di queste! Comunque, sì, l’argomento vita aliena mi ha sempre affascinato. Pensa che da bambino avevo cercato di modificare una radio per parlare con gli extraterrestri: non riuscii a comunicare coi marziani, ma feci saltare la corrente in tutto il palazzo. Un bel T.S.O. avrebbe risolto tutto fin dall’inizio, e invece… Ho scritto una serie a fumetti di otto episodio sul tema dal titolo The Secret per la Star Comics, poi ristampata con l’aggiunta di due episodi inediti dalle Edizioni Inkiostro. Successivamente ho scritto un volumetto dal titolo Breve storia degli ufo a fumetti, disegnato da Rosario Raho e redatto in collaborazione con Roberto Pinotti, decano dell’ufologia italiana. Anni prima, sempre con Pinotti, avevo scritto e disegnato una storia breve sulle “mutilazioni animali misteriose” e prima ancora ne ho disegnate una per il Giornale dei Misteri scritta da Moreno Burattini. Insomma, con tutto il tempo che gli ho dedicato, sarebbe molto carino da parte loro se venissero a prendermi per farmi fare un giro nella la galassia.

IMG_7034Secondo te tra umani e alieni possono esserci degli incontri ravvicinati del tipo sessuale?
Lamù non ci ha insegnato nulla? Sai, la casistica è piena di queste storie. Che siano credibili è un altro paio di maniche. Oggi il fenomeno mi pare si sia molto ridimensionato, ma negli anni ‘90, probabilmente a causa di X-Files, storie di fecondazioni aliene erano all’ordine del giorno. C’è anche chi ha esibito in TV un presunto feto extra terrestre che in realtà era un povero coniglio scuoiato. Se ci pensi, si tratta di un archetipo antichissimo: il Dio che si fa uomo e feconda una donna: Zeus, il Dio del nuovo testamento oppure i figli di Dio che si accoppiarono con le figlie dell’uomo. Il divino, il soprannaturale, che si fa carne. La storia è sempre la stessa. Mi viene in mente il caso di Antônio Villas Boas, un contadino brasiliano degli anni 50 che fu portato a forza su un disco volante e costretto ad avere un rapporto sessuale con una bella aliena. L’esserina era alta circa un metro e mezzo, aveva un corpo bello e proporzionato, capelli bianchi e gli occhi grandi, blu e obliqui, ed era nuda, naturalmente. Galeotto fu l’UFO e chi lo fece atterrare. I due consumarono un rapporto sessuale e poco dopo lei si toccò la pancia ed indicò le stelle. Il messaggio appariva chiaro. Follia? Allucinazione? Sogno? Probabilmente l’aspirazione per avere un contatto con una realtà superiore, divina e salvifica. In conclusione, a me certi argomenti affascinano, ma ci vado coi piedi di piombo. Sospendo il giudizio e professo il dubbio. Eppure mi dicono che qualche collega mi creda una specie di complottarolo del fumetto pronto a credere alle peggio minchiate. Sai, a volte per demolire un concorrente, mettere in giro storie non vere aiuta. Ne ho sentite di peggiori su colleghi e soprattutto colleghe. Alla fine a me è andata bene.

Giuseppe Di Bernardo

Fiorentino, classe 1971, disegnatore, sceneggiatore, autore per la pubblicità e insegnante. Ha disegnato oltralpe per gli Humanoides Associes e in Italia per Mister No, Lazarus Ledd ed è ormai una firma storica di Diabolik. Come sceneggiatore ha creato e scritto L’Insonne, Cornelio e The Secret ed ha vinto una Scure d’Oro e un Crepax Awards.  https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Di_Bernardo

 

 

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