L’arte di Andrea Bruno si snoda su due binari, due rette parallele che, per fortuna del lettore, si incontrano eccome.

L’aspetto più evidente del suo fare fumetto è lo stile peculiare, contaminato delle sue tavole: il segno a china fine ed elegante si alterna con le chiazze di nero vergate di luce e con le pennellate di grigi, i collage e chissà cos’altro ancora per raggiungere un risultato altamente espressivo ed evocativo, a volte al confine con l’illustrazione pura, ma sempre con la capacità di comunicare e di seguire la storia. Lo scontro tra il bianco e il nero appare sempre cruciale, che sia per evidenziare la notte, le ombre, l’oscurità o per accentuare la luce abbacinante, il sole più impietoso.
La stessa cura riversata nel disegno si ritrova nel racconto, nella creazione di storie fortemente politiche. Il suo marchio di fabbrica sono questi racconti di fantasia, ma saldamente e chiaramente ancorati al mondo reale, quasi allegorici. Il messaggio è spesso palese e centratissimo, ma non è posto in maniera banale, non è nascosto ma è esposto attraverso un ricamo narrativo vero e proprio. Sabato tregua, Cinema Zenit, questo Punica Fides possono esser viste come tre storie di fantascienza ucronica, ambientati in mondi che sembrano appena un passo di lato dal nostro in cui la distopia che ogni giorno di più avvertiamo oscillare sopra le nostre teste si è concretizzata. Mentre l’incedere della narrazione è lento e meditativo, fatto di tempi di lettura allungati e rarefatti, allo stesso tempo avvengono azioni, lotte, violenze congelate in poche vignette.

Punica Fides risponde pienamente a quanto detto sopra e, come ultima tra le altre opere citate, può essere letta all’interno di un percorso artistico – una sicurezza sempre maggiore nel raccontare in maniera chiara, intellegibile, anche le situazioni più stranianti – e di una visione morale forte e incisiva.
La locuzione latina Punica fides, tradotta letteralmente, significa fedeltà cartaginese, con la connotazione di “malafede, spergiuro, slealtà”. (Wikipedia)
Non si può restare indifferenti nel seguire il viaggio di Tony tra le città quasi in rovina di Punica, un’isola che si è chiusa completamente all’esterno il mondo e in cui è in corso da tempo immemore un gioco impari tra la squadra ospite, le forze di sicurezza in tenuta antisommossa – gli inquietanti sbirrobinieri – e quella di casa, ovvero la popolazione, rappresentata in particolar modo dagli ultimi, dai disperati, dagli immigrati. Il terreno di gioco è la città intera, le regole lasciate nell’incerto, ma soprattutto senza garanzia nessuna che siano seguite, e l’eliminazione di un giocatore corrisponde alla reclusione in un campo di detenzione.

Il protagonista torna a Punica dopo averla abbandonata anni prima. Non è chiaro perché lo faccia, o quantomeno il vero motivo, ma forse la motivazione si nasconde dietro alla sua apparente apatia, in una creatività artistica abbandonata, sacrificata all’epoca per fuggire, ma non spenta. La sua è una riscoperta della città, tra vicoli dedicati a divinità feline, vie di donne-bambole il cui lavoro è farsi guardare, la sua periferia disastrata (la seconda base), i canali labirintici sotto la città, la breccia oltre la quale c’è il deserto, forse un’altra possibilità.
Fino al fuoricampo, l’ultimo capitolo, l’irruzione di un mondo apparentemente diverso come quello del circo, un finale che gioca con l’anti-climax e termina con una scritta sui muri – un gesto che non è vandalismo, è lotta.
Free Punica
Abbiamo parlato di:
Punica Fides
Andrae Bruno
Sputnik Press, 2025
144 pagine, brossurato, bianco e nero – 22,00 €

